La Galiola 2026: Amabell trionfa in condizioni di bonaccia
Il Millenium 40 di Lara Piva completa il percorso Ravenna-Galiola-Ravenna in 45h11m05s; molte imbarcazioni ritirate per vento quasi assente
Il Millenium 40 di Lara Piva completa il percorso Ravenna-Galiola-Ravenna in 45h11m05s; molte imbarcazioni ritirate per vento quasi assente
La Galiola 2026 è stata decisa da vento estremamente leggero: il Millenium 40 Amabell (Per 2 Mixed) vince la regata Ravenna‑Galiola‑Ravenna in 45h11m05s. Ventitré gli iscritti, molte ritirate e un allungamento del tempo limite deciso dal Comitato di Regata. Sul podio anche Mr. Hyde e Shaula VI.
La Galiola 2026 è finita domenica a Marina di Ravenna con il Millenium 40 Amabell primo sul traguardo: 160 miglia del percorso Ravenna‑Galiola‑Ravenna coperte in 45h11m05s, un tempo che racconta più attesa calcolata che corsa pura.
Ventitré barche hanno preso il via sotto l'egida del Circolo Velico Ravennate. L'aumento degli iscritti rispetto alle ultime edizioni ha dato senso a una regata che si è trasformata presto in una lunga partita contro la bonaccia: vento quasi assente, correnti variabili, rare raffiche ingannevoli. Alla fine è stata la gestione dello sforzo fisico e mentale a fare la differenza, più della potenza degli scafi.
Il Comitato di Regata ha allungato il tempo limite per permettere a chi aveva deciso di restare in mare di cercare una finestra utile. Alcuni team si sono ritirati per motivi pratici e di sicurezza; altri hanno continuato, convinti che la pazienza avrebbe pagato. La classifica finale parla di scelte conservative: rotte interne, correzioni lente, consumo calcolato del materiale di bordo e turni rigorosi per l'equipaggio.
Amabell, scafo del Club Nautico Santa Margherita guidato da Lara Piva nella formula Per 2 Mixed, ha saputo sfruttare ogni alito. Le decisioni tattiche hanno privilegiato inclinazioni fini di rotta per rimanere in correnti favorevoli; virate brevi e frequenti, piuttosto che lunghe puntate alla ricerca di vento distante, hanno permesso di preservare assetto e vela. Il margine sul secondo, Mr. Hyde, è stato di 1h38m.
Mr. Hyde, un Hyde 27 portato in regata dall'equipaggio Rusticali‑Gatta, ha confermato come scafi snelli e superficie velica ottimizzata si comportino bene nelle arie leggere: costanza di trim e gestione accurata del doppio hanno tenuto la barca sempre a ridosso del leader. Sul terzo gradino è salito il Dufour 44 Shaula VI di Casadei‑Ancarani, risultato che dimostra come dislocamento maggiore non sia sempre un freno quando l'onda è poca e la regata diventa una lunga andatura a bassa velocità.
Il confronto coi tempi record rende l'idea del clima meteo: il tempo di Amabell è quasi 24 ore in più rispetto al primato segnato dal TP52 Blue nel 2024. Non è un gap tecnico: la bonaccia livella gli scafi più veloci e premia chi sa attendere e leggere le micro‑varianti del campo di vento e corrente.
Il doppio si è rivelato una scelta vincente. Alternare i turni ha consentito di mantenere lucidità, ridurre gli errori nel trimming e provvedere tempestivamente alla ricarica degli strumenti di bordo. Eppure, il primo equipaggio al completo a tagliare la linea è stato l'Arya 415 Grey Goose, arrivata pochi minuti prima dello scadere del tempo limite: un promemoria pratico che la logistica a bordo e la capacità di conservare risorse restano decisive anche in condizioni di minimo vento.

Dietro le quinte, il lavoro dei volontari e degli organizzatori ha tenuto insieme la manifestazione. La gestione delle fasi di partenza, il controllo degli arrivi e la logistica a terra hanno richiesto pazienza e precisione pari a quelle richieste in mare; senno e coordinamento operativo hanno ridotto al minimo i disagi per le imbarcazioni rientrate a rotazione.
Dal punto di vista tecnico l'edizione 2026 ha messo in evidenza variabili spesso trascurate nelle regate quando il vento è presente e sostenuto: capacità di mantenere angoli efficaci a bassa velocità, tolleranza alle imprecisioni nel trimming, scelta di vele leggere con tessuti a bassa deformazione e materiali che mantengono la forma anche al limite dello stallo. Dove contano i decimi di grado, la scelta del resto dell'equipaggiamento e la pratica consolidata dell'equipaggio hanno pesato quanto la progettazione dello scafo.
La flotta eterogenea ha trasformato la regata in un banco di prova per soluzioni diverse: il piazzamento di Shaula VI dimostra che inerzia e tenuta possono compensare il vantaggio di scafi più leggeri quando l'onda è pressoché assente. La competizione è diventata così un'analisi pratica di progetti e set‑up, con insegnamenti immediati per chi dovrà scegliere assetti per le prossime stagioni.

La vita a bordo è stata lunga e tecnica: ricarica degli strumenti, razionamento dell'acqua e gestione del fuoribordo sono stati punti critici. Chi ha pianificato i ricambi, garantito caricabatterie efficienti e una routine di bordo ha potuto reagire più rapidamente alle rare raffiche; chi ha sottovalutato questi dettagli ha perso opportunità che in condizioni normali sarebbero state irrilevanti.
L'edizione 2026 mette in luce la prevalenza dell'affidabilità dell'equipaggio sulle prestazioni pure del progetto. Nei prossimi incontri tecnici e di refit, le squadre discuteranno le scelte di vele, i set‑up di coperta e le rotte che avrebbero potuto mitigare gli effetti della bonaccia: saranno temi concreti, su cui si lavorerà in cantiere e nelle prove successive.
Il calendario del Circolo include già altri appuntamenti di altura e regate costiere. Le indicazioni uscite da questa Galiola guideranno le scelte di allenamento e assetto per la nuova stagione, in vista di condizioni diverse e della sfida che tornerà a premiare la velocità pura.
Alla fine, restano questioni pratiche e tecniche ancora da sviluppare: dettagli di progetto, scelte materiali e procedure di bordo che, nelle prossime regate e nei cantieri, determineranno come una barca saprà trasformare l'attesa in vantaggio.
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