Pesci esotici, alghe invasive e granchi tropicali: gli alieni del Mediterraneo
Di Claudia Facchinetti
Di Claudia Facchinetti
E' una vera invasione di specie di altri mari che, per motivi diversi, arrivano nel Mare Nostrum e, spesso, vi si adattano e diffondono, talvolta con gravi conseguenze per la fauna locale e talvolta per la nostra economia.
Gli ultimi studi in merito, infatti, hanno registrato 837 specie marine non originarie del Mediterraneo, un numero tre volte superiore a quello del 1980, e tra queste circa 600 sono già ben radicate.
Le cause? Le attività umane marittime ovviamente, che volontariamente o meno trasportano con barche, navi, cisterne e quant’altro uova, larve e individui da un mare all’altro. Poi ci sono i canali, come quello di Suez che rappresentano veri lascia passare per alcune specie capaci di nuoto attivo che, altrimenti, non avrebbero mai avuto accesso alle nostre acque.
Ma non solo. Il riscaldamento globale e in particolare quello del Mediterraneo, con aumento delle temperature e della salinità, sta condizionando questo fenomeno favorendo l’insediamento di specie esotiche che, in passato, non avrebbero trovato ottimali le condizioni ambientali.
Lungo le coste italiane, dove le nuove specie segnalate dalla Società Italiana di Biologia Marina si contano 186 specie originarie dei mari caldi, di cui 55 vegetali e 131 animali, più un certo numero di orgasmi unicellulari.
Tra queste l’Ispra ha censito nel Mediterraneo 42 nuove specie ittiche come il pesce scorpione (Pterois miles) che dal Mar Rosso ha raggiunto le coste tunisine e siciliane, il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus), altamente velenoso se mangiato, rinvenuto dalla Grecia a Israele all’Egitto e anche in Sicilia e Puglia, il pesce flauto (Fistularia commersoni), il pesce coniglio (Siganus luridus) e altri ancora.
Pesci a parte, invece, una delle ultime specie esotiche ritrovate nei mari italiani è il granchio delle coste americane atlantiche tropicali (Percnon gibbesi), arrivato fino a Portofino. Il problema delle specie esotiche interessa tutti gli habitat e i continenti, ma il problema, soprattutto in un mare chiuso come il Mediterraneo è un’adeguata e integrata gestione del fenomeno.
Molte specie, infatti, mettono in ginocchio altre d’interesse commerciale o habitat interi come il famoso caso dell’alga Caulerpa cylindracea che “fuggita” dall’acquario di Montecarlo ha messo a rischio le praterie di posidonia e tutte le specie a lei collegate.
Tra le diverse misure per mitigare quantomeno il trasporto marittimo accidentale di “invasori” a settembre entrerà in vigore la convenzione dell’Organizzazione Internazionale Marittima (IMO) che detterà alcune regole obbligatorie come il trattamento delle acque di zavorra.
Di Claudia Facchinetti tratto da rivistanatura.com
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