Un gruppo di pescatori brasiliani si è iscritta alla piattaforma Ogyre e dedica due giorni alla settimana alla raccolta della plastica in modo da integrare il reddito della pesca, che probabilmente non è alto, con questa attività.
Una pesca pagata e che evita, almeno in alcuni Paesi, di pagare le spese di smaltimento dei materiali plastici utilizzati durante il lavoro in mare. E poi il fenomeno del fishing for litter ovvero i rifiuti raccolti durante la normale attività di pesca che vengono conservati e portati a terra.
Questa operazione ecologica è messa in atto da OGYRE che punta ad un coinvolgimento globale dei cittadini, non solo pescatori. Il nome della piattaforma deriva da Ocean Gyres ovvero le correnti oceaniche circolari, fondamentali per l’ecosistema, oggi note per intrappolare la plastica in enormi isole di rifiuti.
“Vogliamo che le Ocean Gyres tornino a essere un circolo virtuoso e vitale per l’oceano.Per questo abbiamo creato una catena del valore sostenibile e trasparente - si legge nel loro sito - che ci permette di raccogliere la plastica dai nostri mari attraverso i pescatori.Vogliamo dare la possibilità a tutti di agire direttamente tramite la raccolta di chili di plastica dal mare o con l’acquisto dei nostri prodotti.Senza oceano non c’è vita”.
Questa la filosofia. Interessanti anche i numeri: nel 2021 sono stati coinvolti 55 pescherecci per 6.400 kg di rifiuti raccolti, nel 2022 le barche da pesca sono diventate 81 per 70.000 kg raccolti. Crescita esponenziale.
Come funziona il sistema? C’è una catena di donazione ovvero versano 15 euro in cambio di un gadget si paga la raccolta di un kg di plastica. Se si sale a 6 kg si chiede un contributo di 149 euro e si ottiene una giacca brandizzata e realizzata con plastica marina recuperata. L’equivalente di 55 bottiglie di plastica rigenerate.
Gian Basilio Nieddu
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