Nord Adriatico in crisi: moria delle vongole lupino minaccia biodiversità e pesca
Il collasso della popolazione di Chamelea gallina tra Chioggia e Venezia solleva allarme su equilibrio ambientale e redditi delle comunità locali; MSC richiama alla ricerca e a interventi coordinati
La moria delle vongole lupino nel Nord Adriatico è attribuita a cause ambientali e a inquinamento, non a una pesca sconsiderata. L’MSC segnala rischi per biodiversità e per centinaia di famiglie e invita a una maggiore ricerca scientifica, mentre 106 pescherecci restano fermi e la certificazione MSC è stata autosospesa per preservarne l’integrità.
Nel Nord Adriatico è esplosa una crisi che implica non solo ripercussioni ecologiche, ma anche una pesante ricaduta socioeconomica per le comunità di pesca. La moria straordinaria della popolazione di vongole lupino (Chamelea gallina) nelle aree di Chioggia e Venezia ha suscitato allarme tra ONG, enti di certificazione e operatori del settore. Secondo la non profit MSC (Marine Stewardship Council), la gestione della crisi è complessa e richiede una verifica delle cause e interventi di lungo periodo. Si stima che almeno 300 famiglie di pescatori siano state colpite dal fermo pesca imposto per contenere l’emergenza, con un periodo di inattività che supera i 15 mesi.
La MSC evidenzia che i monitoraggi nell’ambito della certificazione per la pesca sostenibile hanno escluso una causale legata a una pesca eccessiva o a una cattiva gestione della risorsa. Le evidenze disponibili indicano che il collasso ha risvolti di natura ambientale, non riconducibili a pratiche di cattura: tra i fattori citati vi sono mucillaggini, episodi di ipossia e anossia dei fondali, nonché la presenza di inquinanti che compromettono la sopravvivenza e la riproduzione delle vongole, il cui habitat preferito è costituito da fondali sabbiosi ben ossigenati.
Nell’ambito delle attività di vigilanza e supporto alla filiera, l’OP Bivalvia Veneto è stata la prima realtà di pesca in Italia e nel Mediterraneo a ottenere, nel 2018, la certificazione MSC per la pesca sostenibile. A seguito della moria, in collaborazione con il Consorzio per la Gestione e la Tutela della Pesca dei Molluschi BivalviCo.Ge.Vo, la Regione Veneto e con il supporto scientifico dell’Istituto di Ricerca Agri.Te.Co, sono stati avviati interventi per favorire il recupero della popolazione di vongole e delle condizioni ambientali, tra cui l’ossigenazione dei fondali, la rimozione dei gusci e la semina di vongole provenienti dal Medio Adriatico. Imonitoraggi scientifici indicano però che tali interventi non hanno portato a una ripresa significativa, rafforzando l’ipotesi che le condizioni ambientali non siano al momento compatibili con la sopravvivenza della specie.
«Si tratta di un campanello d’allarme che rivela la sofferenza dell’ecosistema. Il Mare Adriatico è particolarmente esposto all’inquinamento e agli effetti della crisi climatica. Il venir meno di una specie filtratrice chiave indica un deterioramento profondo della qualità ambientale e mette a rischio la biodiversità bentonica e l’intera rete trofica», ha commentato Matilde Vallerani, responsabile del settore pesca per MSC in Italia.
«Il fatto che l’attività di pesca abbia ottenuto la certificazione MSC testimonia una gestione sostenibile della risorsa; tuttavia, a causa dell’inquinamento e del cambiamento climatico, le vongole restano a rischio: è fondamentale rafforzare la ricerca, al fine di comprendere e affrontare le cause alla base del fenomeno, tutelando la specie e la sussistenza di centinaia di famiglie», ha aggiunto Alessandro Vendramini, presidente dell’Istituto di ricerca Agri.Te.Co.
L’O.P. Bivalvia Veneto, attiva nella pesca delle vongole lupino nelle aree di Chioggia e Venezia, ha ceduto una lunga cronistoria di certificazione: nel 2018 ha ottenuto la MSC; nel 2023 è stato confermato l’esito del processo di valutazione indipendente condotto da DNV che ha confermato la sostenibilità della pesca; nel 2025, a seguito della moria e del fermo, l’organizzazione ha deciso di autosospendere la certificazione MSC, in linea con il programma di protezione dell’integrità del sistema in momenti di crisi, evitando di penalizzare le attività che hanno dimostrato impegno nel tempo.
«La moria ha portato al fermo totale di 106 pescherecce, lasciando oltre 300 famiglie senza reddito da più di 15 mesi», ha dichiarato Norge Tiozzo Netti, presidente di O.P. Bivalvia Veneto. «Si tratta di un disastro ambientale che rischia di avere ripercussioni gravi su un settore chiave dell’economia veneta».
La situazione evidenzia la necessità di investimenti consistenti nella ricerca e nel monitoraggio scientifico per identificare con precisione le cause e definire interventi mirati. In questo contesto, comunità accademiche, enti di ricerca, organi regionali e operatori della pesca chiedono un rafforzamento della collaborazione interistituzionale per mettere a punto soluzioni efficaci che consentano, in tempi ragionevoli, di ristabilire condizioni ambientali favorevoli alla ripresa della popolazione di vongole e di tutelare la biodiversità bentonica e l’equilibrio dell’intera rete trofica.
In conclusione, la crisi delle vongole lupino nel Nord Adriatico rappresenta un test cruciale per la gestione sostenibile delle risorse marine in una regione particolarmente vulnerabile agli stress ambientali. MSC resta impegnata nel monitoraggio e nella salvaguardia della credibilità del sistema di certificazione, ma è chiaro che solo una risposta integrata, che coniughi pratiche di pesca responsabile, tutela ambientale e supporto alla ricerca, potrà restituire stabilità a una delle filiere più significative per l’economia veneta.
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