Le Isole Svalbard, il termometro di un grande problema
di Fabrizio Fattori
di Fabrizio Fattori
Oltre il circolo polare artico, a circa mille chilometri dal polo questo arcipelago di isole rocciose, rese inospitali dai ghiacci, rappresenta l’insediamento umano più a settentrione del pianeta.
In passato la sua realtà economica era dovuta alle miniere di carbone ma il cambiamento climatico e l’evolversi di una cultura sempre più attenta alle esigenze ambientali hanno profondamente cambiato questa realtà.
Il disgelo del permafrost ha causato lo smottamento di vaste aree edificate e ha recentemente allagato l’ultima miniera di carbone attiva, accelerando la transizione verso un economia basata su un turismo in cerca di esperienze estreme, anche se in poco tempo, per l’esigua comunità locale, ha costituito un non previsto problema.
La bellezza dei luoghi, la particolare natura, il fascino delle aurore boreali e la cospicua colonia di orsi polari ha attratto un numero crescente di turisti la maggior parte dei quali arriva con le mastodontiche navi da crociera capaci di sbarcare migliaia di persone orientate ad un invasivo mordi e fuggi ( circa 40mila persone l’anno).
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Isole Svalbard - Aurora boreale - Foto di Noel Bauza da Pixabay
Le due stagioni turistiche annuali comportano un giro di affari di decine di milioni di euro che solo in parte creano ricchezza per gli abitanti essendo i tours gestiti da agenzie continentali norvegesi o straniere.
Questa nuova inaspettata realtà ha creato un’esigenza di controllo responsabile di questi flussi che tenga conto delle ricerca di un equilibrio posto da un ecosistema fragile e minacciato e al contempo ha spinto gli amministratori ad individuare altre fonti di ricchezza che garantisca la permanenza delle comunità locali e permetta lo svolgersi di attività di ricerca da parte di spedizioni provenienti da tutto il mondo.
Il progetto di creare una banca genetica di semi (Svalbar Global Seed Vault) aperta al contributo di tutti i paesi costituisce una significativa differenziazione delle realtà economiche dell’arcipelago cui si affiancherà a breve una intensificazione delle attività legate all’osservazione e all’analisi dei dati provenienti dal transito dei già numerosi satelliti in navigazione perenne su questa parte di mondo.
Un satellite compie un giro completo del globo in un’ora e mezzo, ovvero circa 16 giri in un giorno, e rilascia dati che consentono di monitorare dati di estrema importanza anche per la comprensione dei fenomeni climatici in profonda mutazione.
Ma anche questo pone problemi di impatto ecologico cui i Verdi locali, forti di una buona rappresentanza, guardano con senso di responsabilità. Oggi insistono sul territorio circa 500 stazioni di rilevamento ma la Ksat (Kongsberg satellite service) ha chiesto l’istallazione di ulteriori antenne, unica garanzia per consentire a questo spicchio di mondo di mantenere il ruolo leader nello specifico settore impegnandosi, per quanto possibile, a non alterare la peculiarità ambientale dei luoghi. La ricerca di un soddisfacente equilibrio in queste terre risulta essere quanto mai significativa e testimonia la grande difficoltà per l’umanità di rivedere il proprio fare se vuole garantirsi la sopravvivenza.
Fabrizio Fattori
Leggi anche: Isole Svalbard: la Banca mondiale del seme agricolo
In copertina foto di Einar Storsul da Pixabay
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