Il Clima è cambiato anche in passato…. - Sostenibilita' - NAUTICA REPORT
Sostenibilita' / Il Clima è cambiato anche in passato….
Il Clima è cambiato anche in passato….

Il Clima è cambiato anche in passato….

Di Tommaso Parrinello

I recenti avvenimenti meteorologici che stanno investendo la nostra penisola pongono alcune domande sulla relazione tra gli eventi meteo estremi e i cambiamenti climatici in atto sul nostro pianeta. 

“Il clima è cambiato anche in passato”. E’ questa una delle motivazioni cui ricorrono alcuni per controbattere le tesi della maggior parte della comunità scientifica, che sostiene che il cambiamento climatico attuale ha origine principalmente antropogena, cioè causata dall’azione dell’uomo. Per essere più precisi osservano che “… Vi sono state ere glaciali che sono avvenute con un ciclo di centomila anni e che negli ultimi 800,000 vi sono stati periodi anche più caldi di quelli attuali, la cui cause non possono essere stati che naturali”.
 


 

Fiera sul Tamigi ghiacciato, 1683-84, di Thomas Wyke

 

Se c’è una cosa su cui dobbiamo essere tutti d’accordo, è che il clima è davvero cambiato in modo naturale nel passato. Molto prima del periodo industriale, il pianeta ha attraversato molte fasi di riscaldamento e di raffreddamento per cause naturali. Un esempio si è avuto tra la metà del 1500 e quella del 1800. In quel periodo, vi fu un brusco abbassamento della temperatura terrestre principalmente nell’emisfero settentrionale, chiamato Piccola Era Glaciale. Questa fase fu preceduta da un lungo periodo di temperature relativamente elevate durante il medioevo chiamato periodo caldo medioevale.

 

Mancano elementi certi che possano spiegarne le cause, ma alcuni indizi fondamentali sono stati trovati nella diminuzione dell’attività solare e nell’aumento di quella vulcanica. Quest’ultima sembra essere stata la causa maggiore. Quando un vulcano erutta, le sue ceneri raggiungono le parti alte dell’atmosfera. Si creano nuvole di ceneri scure che possono bloccare parte delle radiazioni solari, causando quindi un raffreddamento del clima che può protrarsi per parecchi anni, innescando un effetto a cascata al contrario di quello attuale, finché il sistema non raggiunge un nuovo equilibrio. I vulcani emettono anche zolfo e anidride solforosa capaci di riflettere verso l’alto la radiazione solare e riducendo ulteriormente quella passante verso la superficie della Terra. Il sistema climatico del nostro pianeta è quindi un ecosistema molto suscettibile e fragile.

 

Durante la Piccola Era Glaciale, gli inverni furono così rigidi che parecchi fiumi dell’Europa, come il Tamigi, congelarono per alcune settimane e parecchi porti marittimi non erano accessibili alle navi. Gli inverni più rigidi ebbero effetti gravi sulla vita umana e furono causa di carestie e l’aumento dei morti per malattie tipiche invernali. Qui va ricordata la grande carestia del 1816-1817 che colpì l’Europa e l’America Settentrionale dovuta a un’estate che non ci fu, cioè radicalmente cancellata dal calendario (l’anno senza estate). La causa principale fu l’eruzione nel 1815 del vulcano Tambora in Indonesia che ricoprì l’atmosfera di ceneri, abbassando notevolmente la temperatura del pianeta per alcuni anni.
 

 

Concentrazione dell’anidride carbonica negli ultimi 800 mila anni. Il valore attuale (in alto a destra) è di circa 400 parti per milione. Crediti: https://keelingcurve.ucsd.edu

 

Quindi, è proprio vero: il clima nel passato è cambiato sia su scala di migliaia di anni che su scala di alcune decine di anni a causa di fenomeni non prevedibili come l’eruzione dei vulcani oppure a causa di altri più prevedibili, non discussi qui, come la variazione dell’eccentricità dell’orbita terrestre.

 

Questi fatti hanno spinto i negazionisti ad affermare che se le temperature sono cambiate in modo naturale nel passato, la natura deve essere la causa dell’attuale riscaldamento globale.

 

Perché quindi sarebbe diverso ora?

 

La differenza fondamentale con il passato è che l’attuale riscaldamento terrestre sta avvenendo con una rapidità sorprendente unitamente a un aumento spropositato della concentrazione dell’anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera. Questa concentrazione è la più alta degli ultimi 800 mila anni e tutto è avvenuto nell’arco di qualche generazione che è trascurabile nella scala dell’evoluzione del nostro clima, stabilizzatosi circa tre milioni di anni fa.

 

L’aumento è stato costante dalla fine del secolo XX, guarda caso coincidente con l’inizio dell’era industriale In generale, la relazione tra l’aumento della temperatura e le concentrazioni dell’anidride carbonica è sempre esistita: è un fatto tipico del nostro sistema climatico riscontrato da migliaia di anni nelle carote di ghiaccio dell’Antartide: se aumenta l’anidride carbonica, si alza la temperatura; se questa diminuisce, lo fa pure quell’altra, e così via. Vanno di pari passo con qualche piccola differenza.
 

Concentrazione dell’anidride carbonica (CO2) dall’inizio del ‘900 e relazione con l’aumento della temperatura

 

Di solito quindi si parla di gas serra, si fa riferimento comunemente all’anidride carbonica, perché costituisce l’80% delle emissioni complessive ed è principalmente prodotto dalla combustione dei combustibili fossili (petrolio, gas naturale e carbone) in casa, in macchina, in fabbrica o nelle centrali energetiche.

 

Un ruolo importante lo gioca anche il metano (CH4): il 60% di questo gas presente nell’atmosfera ha origine dall’uomo, non c’era prima e non è mai stato così alto. Anch’esso come l’anidride carbonica ha subito un aumento vertiginoso negli ultimi 100 anni: esso proviene principalmente dagli allevamenti intensivi del bestiame, delle coltivazioni, dalle discariche, dagli incendi di combustibile fossile, dal trattamento dei liquami e dall’industria.

 

Ci credereste che il 15% del metano prodotto sulla terra, provenga dalla coltivazione del riso e che il 25% provenga invece dalla fermentazione dei ruminanti?

 

Questo ci porta a fare un’osservazione fondamentale: vi sono parecchi che credono ancora che la Terra sia troppo grande perché l’uomo possa alterarne il funzionamento. Forse un’affermazione del genere aveva senso 200 anni fa, ma ormai siamo così numerosi e dotati di tecnologie così potenti che riusciamo a sfruttare la Terra di più di quanto essa riesca a reggere. Purtroppo stiamo dimostrando di essere molto bravi a influire su diversi aspetti dell’ambiente, specialmente sulla parte più fragile del sistema Terra che è l’atmosfera, cioè quella sottile membrana gassosa spessa soltanto 100 km che ha permesso la nascita e l’evoluzione della vita sulla Terra.

 

Concludiamo con un’ultima domanda: quanto aumenterebbe la temperatura se l’anidride carbonica raddoppiasse? Il valore più probabile è 3°C. Questo sarebbe anche l’aumento della temperatura dall’inizio dell’era industriale ovvero circa altri due gradi in più rispetto a oggi. Si teme che questa soglia possa essere sfiorata alla fine di questo secolo, se non si prendono decisioni globali e urgenti.

 

Immagine del blog: Ghiacciai sulla costa occidentale della Groenlandia. Foto: T. Parrinello

 

Di Tommaso Parrinello 

 

Tratto da www.notteconlestelle.it

Titolo del:

Tags

clima, effetto serra, avvenimenti meteorologici, Piccola Era Glaciale, era industriale
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE

Via la plastica dall'acqua: dal mare ai fiumi. L'esempio di Ferrara

di Gian Basilio Nieddu

Quando si parla di plastica il riferimento è quasi esclusiva...

La corsa per una Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Oceano parte da Genova

The Ocean Race ha dato il via a una serie di workshop con l'ambizioso obiettivo di ...

The Ocean Race Summit Seychelles invita il mondo a unirsi per proteggere l'oceano

L'evento, tenutosi ieri lunedì 21 marzo, ha visto la partecipazione di Wavel...

22 marzo: World Water Day

di Fabrizio Fattori

Siamo fatti d’acqua per un buon 75 %, e dell’acqua non ...

Mare responsabile: riciclare i gusci dei crostacei per la bioplastica

di Gian Basilio Nieddu

Non si butta nulla, non solo dal maiale, come dice il detto, ma pur...
Turismo e ormeggi
Isola di Dino (CS) - L'isola che c'è
L'isola di Dino è la maggiore delle due isole calabresi; l'altra è l'Isola di Cirella. Sorge sulla costa nord occidentale del Tirreno calabrese, di fronte l'abitato di Praia a Mare in Provincia di Cosenza, davanti Cap
Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 22/05/2022 07:30

© Copyright 2011-2022 - Nautica Report - Reg. Tribunale di Roma n.314 - 27-12-2013 - Editore Carlo Alessandrelli - Un marchio Wave Promotion srls - P.Iva: 12411241008



iubenda

HOME - REDAZIONE - MEDIA KIT - LAVORA CON NOI