Eolico offshore e nautica: porti come hub energetici
Al Salone Nautico di Venezia il confronto su energia, digitale e nuove filiere per trasformare porti e cantieri in motori della transizione
Al Salone Nautico di Venezia il confronto su energia, digitale e nuove filiere per trasformare porti e cantieri in motori della transizione
Al Salone Nautico di Venezia, il convegno "Transizione ecologica, energetica e digitale" ha messo in luce il ruolo centrale dell'eolico offshore, dell'intelligenza artificiale e delle infrastrutture portuali per rafforzare competitività e autonomia energetica dell'industria nautica italiana. Serve programmazione decennale, regole stabili e investimenti su stoccaggio, digital twin e formazione.
Nel 2036 si parlerà di quel giorno al Salone Nautico di Venezia: il 30 maggio 2026 quando l'eolico offshore è entrato in modo visibile nell'agenda dei cantieri e dei porti italiani. All'Arsenale, nella Sala Squadratori, istituzioni, associazioni e imprese hanno messo sul tavolo numeri, priorità e vincoli operativi per accompagnare la transizione.
Il convegno "Transizione ecologica, energetica e digitale", promosso da Assonautica Venezia e Camera di Commercio Venezia Rovigo, ha alternato visioni strategiche e richieste concrete: regole stabili, investimenti mirati, infrastrutture portuali convertite a hub energetici e filiere industriali per l'offshore.
La risposta è duplice: produzione di energia e opportunità industriale. L'eolico offshore trasforma i porti in piattaforme logistiche per installazione, manutenzione e stoccaggio delle componenti di parco eolico; genera domanda per cantieri, servizi marittimi e sistemi di stoccaggio. Fulvio Mamone Capria, presidente di AERO, ha richiamato il modello francese di Port-La Nouvelle come esempio operativo di ecosistema integrato per l'offshore e ha chiesto che i porti italiani vengano ripensati come motori della transizione energetica.
Dal punto di vista della nautica diporto, la sfida è diversa: occorre garantire compatibilità ambientale e accessibilità ai cantieri, senza penalizzare la produzione e il design per cui l'Italia è leader mondiale.
Il quadro emerso al convegno è chiaro: servono infrastrutture portuali adeguate, sistemi per lo stoccaggio dell'energia e incentivi regolatori. Marino Masiero, Presidente di Assonautica Venezia, ha evidenziato il gap competitivo che deriva dalla mancanza di una visione strategica nazionale e dalla scarsa sinergia tra politica e impresa.
Le proposte operative includono:
L'aggiornamento normativo è tornato spesso nel dibattito. Luciano Serra ha richiamato la necessità di rivedere il DPR "Burlando" 509/1997 per adeguare il sistema concessorio della portualità turistica agli investimenti richiesti.
La programmazione a lungo termine è stata definita condizione imprescindibile. Simona Petrucci, relatrice della proposta di legge sulla valorizzazione della risorsa mare, ha sottolineato che una progettualità efficace deve avere una vita di almeno 10-15 anni, ben oltre l'orizzonte della politica elettorale.

Lo stesso invito alla stabilità normativa è arrivato dal Senatore Francesco Boccia, che ha definito il mare «una grande infrastruttura strategica del Paese» e l'eolico offshore una priorità da sostenere con regole certe e investimenti coordinati a livello nazionale.
La trasformazione digitale non è un orpello: è uno strumento operativo. Giovanni Acampora ha posto l'accento su digital twin, intelligenza artificiale e tecnologie subacquee come leve per aumentare efficienza, manutenzione predittiva e integrazione delle filiere. Fernando Diana ha richiamato la necessità di formazione per accompagnare l'adozione di nuovi processi informativi e decisionali.
La digitalizzazione supporta anche la gestione delle infrastrutture portuali e la pianificazione della logistica per le installazioni offshore: modelli predittivi, analisi dei dati e sistemi di controllo remoto riducono rischi operativi e costi di manutenzione.
Il trasporto pubblico veneziano ha presentato scenari concreti. Mauro Luigi Valente di AVM/ACTV ha illustrato studi su catamarani full-electric per la mobilità nella laguna nord, imbarcazioni full-electric su foil in grado di ridurre il moto ondoso e progetti con partner universitari per imbarcazioni a idrogeno.
La roadmap per Venezia comprende una fase ibrida di transizione verso soluzioni completamente elettriche o a idrogeno; la progettazione degli spazi imbarco e il diverso distributivo degli interni per trasportare biciclette e passeggeri sono già oggetto di contatto con cantieri internazionali specializzati.

Dal convegno è emersa una certezza operativa: la tecnologia per la transizione esiste, ma mancano infrastrutture diffuse, combustibili alternativi e un quadro di incentivi che renda sostenibile l'investimento per le imprese.
Il confronto ha lasciato lo spazio alle conclusioni tecniche: serve una filiera che includa cantieri, porti, fornitori di energia, istituti di ricerca e sistema formativo. È una sfida complessa, che passa per la stabilità normativa e per la capacità degli attori locali di trasformare le parole in cantieri operativi.
Convertire un porto in hub per l'offshore non significa solo piazzare gru e banchine adeguate: vuol dire ripensare l'uso degli spazi, creare aree logistiche per il ricevimento e il montaggio delle pale eoliche, prevedere capannoni attrezzati per la manutenzione e punti di connessione alla rete elettrica in grado di assorbire picchi di potenza. Significa anche mettere in piedi servizi marittimi specializzati, officine per le componenti composite, aree protette per lo stoccaggio temporaneo e percorsi di transito che minimizzino l'impatto sulle attività diportistiche. È un lavoro che coinvolge urbanistica portuale, appalti pubblici, normative ambientali e piani industriali a più anni, con una ricaduta occupazionale che tocca nuance diverse della filiera: dalla logistica alla meccanica, dall'elettronica alla formazione tecnica.
La creazione di digital twin dei porti e dei parchi eolici consente di simulare operazioni complesse prima di agire sul mare: si modellano logistica, movimentazione delle componenti, condizioni meteo e tempi di intervento, così da ridurre ritardi e costi. I relatori hanno insistito sulla necessità di investire in competenze: corsi tecnici per tecnici di bordo e officine, percorsi universitari che integrino ingegneria navale e energie rinnovabili, e piani di riqualificazione per lavoratori già impiegati nel settore. L'intelligenza artificiale entra nella manutenzione predittiva, nell'analisi dei dati di esercizio e nella programmazione delle rotte di servizio, diminuendo fermi macchina e ottimizzando i tempi di intervento.
Al termine degli interventi, il progetto disegnato sui tavoli si traduce in gesti concreti: tecnici che srotolano planimetrie su un molo, gru che segnano l'orizzonte con i loro profili metallici, camion che portano sezioni di torre verso capannoni già adattati. Si sente l'odore del mare mescolato a quello dell'olio e del metallo, il suono regolare di un generatore di prova, il passo attento di chi verifica bulloni e capi d'ormeggio. Queste immagini restituiscono la dimensione tattile del cambiamento: non più solo parole su un palco, ma materiali, rumori e superfici che gli operatori toccheranno ogni giorno.
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