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Plastica: amore e odio

Plastica: amore e odio

Liberarsi della plastica è, oggi, una desiderabile utopia. Ne siamo talmente dipendenti che appare impossibile immaginare di sostituire con materiale biodegradabile i molteplici usi cui è destinata.

 

La soluzione è nel riciclo e nel reimpiego, come in via sperimentale viene fatto dall’Australia che usa sacchetti e bottiglie per asfaltare strade o per produrre carburanti.

 

Ma al di là di questi virtuosi tentativi la via maestra appare il riciclo. Paradossalmente i paesi maggiormente industrializzati hanno ancora un livello basso di riciclo, ad esempio gli USA riciclano solo il 9% della plastica usata.

 

Il tasso mondiale si attesta intorno al 7% delle 400 milioni di tonnellate prodotte ogni anno, e di fatto è un tasso sconfortante. Ma l’obiettivo di un riciclo al 100% non appare poi irraggiungibile alla luce di nuove tecnologie messe a punto da una società inglese ( Recycling Technologies).

 

Questa tecnologia supera le difficoltà poste dalle varie tipologie di plastica in uso e trattandole in modo omogeneo ne recupera il 100% sottoponendole ad un processo di essicazione termica che le riduce in una sostanza oleosa pronta per essere di nuovo utilizzata.

 

Inoltre il macchinario destinato a questa funzione può essere facilmente installato in prossimità dei centri urbani abbattendo i costi di trasporto della materia prima. A questo sistema può essere affiancato un protocollo di produzione industriale che uniformi il processo produttivo, in termini di colore, spessore e resistenza degli oggetti (il Giappone utilizza già da tempo solo plastica incolore e può vantare un tasso di riciclo molto alto), anche se al momento l’industria, per motivi di marketing, non sembra disposta alla massima collaborazione.

 

Per questo altre tecnologie sono allo studio ed hanno l’obbiettivo di liberare le componenti cromatiche delle plastiche attraverso le nanoparticelle magnetiche che riescono a separare i pigmenti colorati dal resto. Altri sistemi mirano a modificare la nano struttura del polietilene e renderlo simile alle plastiche richieste dall’industria, che avrà la diversificazione desiderata (colore, spessore e resistenza) pur nell’utilizzo di una sostanza dello stesso tipo.

 

A tutto ciò si dovrebbe affiancare un programma capillare di educazione ambientale che eviti la dispersione e gli accumuli di materiale plastico, che come noto determinano impatti devastanti negli eco sistemi, in particolare quelli marini.

 

Fabrizio Fattori

 

In copertina Gino Bramieri in un Carosello del Moplen, la materia plastica commercializzata dalla Montecatini, che valse il Nobel per la Chimica a Giulio Natta e rivoluzionò la produzione e il consumo... Foto da quattrocentoquattro.com

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Fonte: Nautica Report
Titolo del: 17/10/2019 07:20

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