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Vito Dumas… Malgrado la sfortuna

Vito Dumas… Malgrado la sfortuna

di Fabrizio Fattori

Ciò che spinge l’uomo a navigare è, oltre agli innumerevoli motivi legati alla voglia di conoscere o di commerciare arricchendosi (eventualmente), è, almeno per alcuni, la voglia di cimentarsi con la propria ambizione ed il proprio patriottismo. Produrre con le proprie gesta un eco nell’affollato mondo degli eroi marinari. 

 

Vito Dumas sembra aver lasciato con la sua vita di sfortunato marinaio solo il timore di condizionare la navigazione altrui, al punto, che scaramanticamente, il suo nome è bandito dalle conversazioni di bordo o tutt’al più viene pronunciato al contrario.

 

Eppure quanto realizzato merita senza dubbio di essere ricordato tra le grandi imprese di navigazione, al pari di quanto hanno fatto i grandi esploratori. Questo tenendo conto sia dell’imperante sfortuna che lo ha accompagnato nel corso della sua vita sia per gli scarsi mezzi a disposizione.

 

Vito Dumas nasce a Buenos Aires nel 1900 e si dedica ad attività sportive, consapevole che queste, in qualche modo, potrebbero migliorare la sua precaria condizione economica. Prima boxeur poi nuotatore. Nel 1931 si trova in Francia dove fallisce un tentativo di attraversare la Manica a nuoto.
 

  
 

La barca di Vito Dumas - Vito Dumas Around the world da culturamarinara.com

 

Vi rimane nell’impossibilità di pagarsi il viaggio di ritorno. Ci riuscirà l’anno successivo grazie ad una sua prima follia. Acquista e restaura una barca a vela da regata di 11 metri realizzata nel 1912 da Bonnin e per quanto privo di esperienze di navigazione oceanica ritorna in Argentina dopo un viaggio di 76 giorni in cinque tappe per un totale di 6.500 mn.

 

Questa fortunosa esperienza lo porterà a programmare un giro del mondo in solitario. Il progetto subirà un inevitabile ridimensionamento a causa della guerra: la rotta intrapresa si svolgerà al di sotto dei 40 gradi di latitudine sud evitando così sgradevoli incontri con navigli tedeschi e giapponesi concentrati negli oceani settentrionali.

 

La navigazione si priverà anche dell’ausilio della radio sempre nel timore di essere intercettato da navi da guerra, malgrado la neutralità del suo paese. L’impresa viene portata a termine in quattro tappe in 272 giorni per un totale di 37.800km poco al di sotto della circonferenza massima del globo (circa 40.000km).

 

Dal capo di Buona Speranza all’Australia, Tasmania e, doppiando il Capo Horn, di nuovo in Argentina dove viene accolto da eroe. La navigazione sarà caratterizzata da eventi epici sia in termini meteorologici, i “ruggenti quaranta” dominano, sia in termini di forma fisica. Una seria ferita alla mano, poi risoltasi, lo spingerà, per un momento, ad ipotizzare una auto amputazione.

 

Si riscalda mettendo giornali sotto il suo precario abbigliamento e continuerà a navigare a vista essendo  venuto meno il cronometro di bordo. Navigherà ancora tentando una nuova impresa, da Buenos Aires New York, non riuscita malgrado le1 6.500 miglia nautiche percorse.

 

Racconterà le sue imprese in diversi libri che se pur non lo renderanno ricco gli daranno fama di marinaio eroico ma sfortunato.

 

Fabrizio Fattori

 

In copertina: di sconosciuto - Fotografía tomada de la revista "LA NACIÓN, Un siglo en sus columnas".editada por el diario La Nación con motivo de cumplirse 100 años de su fundación.Buenos Aires 4 de enero de 1970., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3912485
 

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Fonte: Nautica Report
Titolo del: 08/08/2020 07:10

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