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Terra Australis Incognita

Terra Australis Incognita

di Fabrizio Fattori

Nel progredire fantasioso della planimetria terrestre si afferma e consolida nel corso dei secoli il concetto di una Terra australe sconosciuta, doveroso compenso al continente euroasiatico, capace di impedire il pericoloso squilibrio del globo terracqueo.

 

Questo mistero, perpetuato nel tempo anche sotto altre forme, come Atlantide, Lemuria, o Mu, si colloca nell’ambito dell’irrazionale bisogno dell’uomo di ipotizzare misteri da indagare e razionalizzare al di là di evidenze scientifiche o di ogni altra razionalità. (Oggi, fantasticare degli extraterrestri attiene agli stessi ambiti psicologici capaci di appagare questo bisogno imperioso).

 

Al superamento dell’equatore, ritenuto luogo dalle acque ribollenti e dalle terra riarse, da parte dei portoghesi senza danno alcuno, si iniziò a parlare di Terra australe “ancora” da scoprire (Terra Australis Nondum Cognita).  Malgrado il progredire delle scoperte geografiche la Terra Australe continuò a caratterizzare la cartografia dell’epoca con dettagli sempre più precisi.

 

Il primo atlante moderno redatto nel 1570 da Abraham Ortelius (Theatrum Orbis Terrarum) riportava, con estrema fantasia, nomi di fiumi, terre e luoghi., facendone un luogo reale ed esplorato di immense dimensioni.  Ortelio, fedele alla teoria degli equilibri, definì anche una “Terra Septentrionalis Incognita” in area artica.

 

La “realizzazione” della terra incognita spinse diversi paesi ad intraprendere la sua ricerca. Spagnoli, portoghesi ed inglesi approdarono in alcune isole del pacifico, o navigarono avventurosamente tra Nuova Guinea, Nuova Zelanda ed Australia, ma furono solo i viaggi di Matthew Flinders e James Cook alla fine del XVIII a ridimensionare la realtà della terra australe, determinandone la scomparsa dalle carte geografiche dell’epoca, ma non affievolendone il mito che sopravvisse nelle ipotesi di terre scomparse e residuate negli arcipelaghi pacifici o nell’isola di Pasqua.

I resoconti di viaggio, che ebbero notevole successo, determinarono l’uso del nome Australia per quelle terre, definendone il distacco psicogeografico dalla terra australe che per  tanto tempo aveva occupato la mente di geografi e navigatori. 

 

Fabrizio Fattori

 

In copertina: Il 20 maggio 1570, Gilles Coppens de Diest pubblicò ad Anversa il Theatrum Orbis Terrarum di Abraham Ortelius, considerato il "primo atlante moderno". Tre edizioni in latino, oltre a una in olandese, una in francese e una in tedesco, fecero la loro comparsa prima della fine del 1572; ben 25 edizioni furono pubblicate prima della morte di Ortelius avvenuta nel 1598 e molte altre furono pubblicate dopo la sua scomparsa tanto che l'atlante continuò ad essere richiesto fino al 1612. In figura è visibile il mappamondo riportato nell'atlante.

 

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Fonte: Nautica Report
Titolo del: 12/08/2022 07:15

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