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Sparto e canapa per le cime di antiche imbarcazioni

Sparto e canapa per le cime di antiche imbarcazioni

di Fabrizio Fattori

Tutto il mondo della navigazione a vela ha utilizzato, nei secoli scorsi, due materiali che ben si prestavano ad un utilizzo ottimale per tutte le necessità delle imbarcazioni.

 

Lo sparto, una graminacea dalle lunghe foglie, resistenti alla trazione e al logorio delle acque salmastre, è stata usata a lungo dai cartaginesi che ne avevano grande disponibilità lungo le coste mediterranee.

 

I romani ne valorizzarono, massicciamente, l’uso dopo le guerre puniche e la conquista delle coste meridionali della Spagna dove i magazzini della flotta cartaginese erano pieni di cordami di vario tipo.

 

Apprezzatone le qualità i romani incrementarono le coltivazioni utilizzando la forza lavoro degli schiavi destinati ad una attività di raccolta pluriannuale  particolarmente gravosa per via delle taglienti foglie lanceolate. Col mutare dei tempi lo sparto venne sostituito in particolar modo dalla canapa, più resistente del lino, in quanto fibra altrettanto funzionale alla realizzazione di cime e capace di rispondere ad una domanda crescente dovuta al mutamento della tipologia di imbarcazioni nei secoli. Maggior stazza, meno rematori e più superfici veliche.

 

Ogni imbarcazione utilizzava circa settanta tonnellate di cime e cinque tonnellate di vele che dovevano essere sostituite frequentemente. Venezia riuscirà, per un certo tempo, ad avere il monopolio del commercio della canapa, assicurandosi le cospicue forniture ucraine, e lo sviluppo di aree di produzione prossime alla città. La lavorazione di cime e vele venne ottimizzata consentendo significativi profitti e riducendo sprechi.

 

Nel corso del XVII secolo anche la Francia sviluppò una sua produzione di cordami di canapa, resa concorrenziale dall’utilizzo di condannati a basso costo, dove primeggiavano le donne spesso non pagate. Anche l’Olanda riuscì ad assicurarsi parte di un mercato sempre in grande espansione con l’affermarsi della navigazione oceanica.

 

Con la meccanizzazione dei sistemi propulsivi la produzione di queste fibre perse quasi completamente la sua destinazione marinara mantenendo, ampiamente ridimensionata, la sua destinazione tessile e cartaria.

 

Fabrizio Fattori

 

In copertina foto di klinik da Pixabay 

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Fonte: parks.it e Nautica Report
Titolo del: 29/07/2021 07:40

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