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Skara Brae, i primi pescatori

Skara Brae, i primi pescatori

di Fabrizio Fattori

L’umanizzazione dei continenti da parte dei primi uomini costituisce un fenomeno che ha attraversato i millenni assumendo di volta in volta valori e funzioni diverse per arrivare oggi a sollevare impegnative problematiche.

 

Ma tutti questi fenomeni, di sostanziale emigrazione, erano e sono animati dalla primordiale ricerca di cibo e calore, e ciò è testimoniato dal fatto che anche le lande più impervie ed inospitali hanno accolto l’uomo, sempre capace, con il suo ingegno, di adattare l’ambiente ai suoi bisogni.

 

Una fortunata tempesta marina ha permesso di scoprire uno tra gli insediamenti umani più antichi e meglio conservati, in un luogo affatto ospitale delle isole Orcadi al nord della Scozia. Era il 1850 e la furia di acqua e vento liberò una anonima collinetta in prossimità della spiaggia della sua naturale copertura di erba, sedimenti e terra, rivelando un insieme di case in pietra che i successivi studi hanno collocato a circa 5.000 anni fa.
 


 

Skara Brae - L'interno di una costruzione
 

Un villaggio neolitico di pescatori, come hanno confermato i numerosi resti di pesci e conchiglie, oltre alla presenza di contenitori impermeabili usati per la conservazione di pesce, molluschi e crostacei. Risultano reperti legati anche ad allevamento e pastorizia confermando una diversità di attività che aveva reso questa minuscola comunità capace di godere di un discreto tenore di vita.

 

Il villaggio, noto come Skara Brae, è rappresentato da nove costruzioni in pietra, comunicanti con passaggi coperti e raccolte intorno ad un’area pavimentata, costruite con materiali locali e dotata di soluzioni molto avanzate per l’epoca, come rudimentali impianti idraulici, porte con chiusura e funzionali armadi e letti in pietra oltre al classico focolare centrale.

 

E’ stato identificato un ambiente chiudibile solo dall’esterno ed ipotizzato come prigione a conferma di una comunità bene organizzata e con regole precise. I muri alti fino a tre metri consentivano un buon isolamento stante la difficoltà di riscaldare gli ambienti (mancanza di legna) se non con improbabili fuochi di alghe, il tetto costituito da costole di balena tamponate da erba e fango completavano la struttura, di solito poggiata o scavata sul fianco di preesistenti collinette.

 

Il villaggio venne studiato con metodo solo verso la fine degli anni 20 del novecento e questo consentì la perdita di importanti reperti finiti, perlopiù, nelle mani di improvvisati archeologi. Risultò abitato per diversi secoli ed il suo abbandono, con buona probabilità, è da mettere in relazione al progredire dell’erosione ed al cambiamento climatico.

 

Fabrizio Fattori

 

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Fonte: Nautica Report
Titolo del: 03/08/2020 07:00

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