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L'Arca di No e il Diluvio Universale

L'Arca di No e il Diluvio Universale

di Giulio Galassi

La Bibbia narra che Noè costruì un’Arca allo scopo di salvare la sua famiglia e alcune specie di animali dal diluvio universale.

 

L’Arca era ricoperta da un tetto apribile ed era di notevoli dimensioni, presentava inoltre una porta sul fianco ed una apertura per l’aria e la luce.



 

Il Giudizio Universale e l'Arca di Noè - Michelangelo

 

Circa 4800 anni fa, infatti, su suggerimento di Javhè (Dio, Abba in ebraico) durante un diluvio di catastrofiche proporzioni (detto infatti diluvio universale), Noè pose in salvo la sua famiglia e svariate coppie di animali in un’arca da lui costruita. Fece questo per ripopolare la terra quando le acque si fossero ritirate. Al ritiro delle acque l'imbarcazione si adagiò sulla cima del monte Ararat, nell'est della Turchia.

 

Secondo l'esame del carbonio 14 il reperto (ritrovato due anni fa proprio sul monte Ararat in una caverna ricoperta da pareti in legno a un'altitudine alla quale si ritiene non siano mai esistiti insediamenti umani), avrebbe circa 4.800 anni, epoca a cui daterebbe il diluvio universale raccontato dalla Bibbia.
 

  
 

Noè e il Diluvio Universale
 

Noè e la sua famiglia sopravvissero proprio grazie all'Arca. La struttura di quest’imbarcazione era suddivisa in vari compartimenti, probabilmente destinati al trasporto di animali, ed alcuni di questi compartimenti  contengono ancora numerose fascine di legna.

 

Secondo la Bibbia, l’Arca misurava circa 137 metri e fu costruita con fasciami di legno resinoso cosparsi di bitume. Infatti i primi impieghi del bitume da parte dell'uomo risalirebbero addirittura al medio paleolitico, ovvero a circa 42.000 anni fa.


  
 

L'Arca di Noè

 

Anticamente il bitume era reperibile in natura nelle pozze ove affiorava il petrolio dai giacimenti superficiali, per lo più in medio oriente; solo col tempo, quello "a portata di mano" è finito, e si è cominciato a ricercarlo più in profondità. 

 

L'uomo imparò ben presto, quindi, ad utilizzare a proprio vantaggio le particolari caratteristiche di questa insolita materia nera, che, oltre ad essere usata nella “nautica” dell’epoca, fu perfino utilizzata come medicina e spalmata sulla pelle per curarne alcune malattie, o addirittura come arma, combinato con lo zolfo nel famigerato "Fuoco Greco" tanto usato poi dai Bizantini.


  
 

Il Fuoco Greco usato dai Bizantini

 

Nell’imbarcazione, così costruita e così descritta nelle Sacre Scritture, i  rifiuti e le acque di scarico erano confinati nel più basso dei tre ponti dell'arca, gli umani e gli animali puri occupavano il secondo, mentre gli animali impuri e gli uccelli erano stipati nel livello più elevato.

 

Una tradizione diversa situa i rifiuti al ponte superiore, da cui erano gettati in mare grazie ad una botola appositamente sistemata.

 

Giulio Galassi
 

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Bibbia, monte Ararat, Turchia,
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Titolo del: 22/01/2020 07:05

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