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L’acqua alta di San Pietroburgo

L’acqua alta di San Pietroburgo

di Fabrizio Fattori

Tra gli effetti collaterali del riscaldamento climatico forse il più grave per la quotidianità del pianeta sembra essere l’innalzamento del livello oceanico con conseguente inondazione di ampie fasce costiere, dove storicamente, ancora oggi, si concentrano centri urbani fortemente popolati.

 

Si ipotizza che città come New York, Amsterdam, Venezia, San Pietroburgo siano destinate a ridimensionarsi fortemente o a scomparire completamente. Le città citate come, noto, hanno dovuto affrontare il problema delle inondazioni già da qualche secolo, mettendo a punto sistemi di controllo delle acque molto efficienti (Mose a parte) anche se calibrate sui fenomeni dell’epoca.

 

Il capriccio dello Zar Pietro il Grande dispose la costruzione di una prima fortificazione (1703)  sull’isola delle Lepri, una delle tante presenti nel delta del fiume Neva, luogo di massima inospitalità. Malgrado le difficoltà e le periodiche inondazioni, le costruzioni si susseguirono e San Pietroburgo divenne una delle città più belle dell’Europa del XVIII secolo, grazie anche all’apporto di architetti di scuola italiana.

 

  

 

Foto di Ирина Кудрявцева da Pixabay 

 

La “Venezia del Nord” come viene tutt’oggi chiamata, dovette comunque affrontare i disastrosi allagamenti prodotti dalla nefasta sinergia tra la piena del fiume Neva, l’alta marea e le tempeste del mar Baltico. Il basso fondale della baia, parte terminale del golfo di Finlandia, contribuiva ad amplificare la forza distruttiva di questo incontro di energie tale da produrre periodiche distruzioni.

 

La progettazione ha dato luogo a lavori iniziati nel 1979, che hanno generato un sistema di tutela basato su undici dighe, e sei chiuse, oltre a canali navigabili e sistemi di trattamento delle acque. Questo insieme consente di contrastare mareggiate le cui onde possono arrivare  fino a cinque metri di altezza.

 

La struttura principale utilizza l’isola di Kotlin, al centro della baia della Neva, che con i suoi 25 chilometri di autostrada mette in comunicazione le due sponde della baia e regola, attraverso alcune chiuse, il passaggio dei flussi delle acque sino ad interromperli, in caso di necessità, rendendo le inondazioni solo un ricordo.

 

Fabrizio Fattori

 

In copertina foto di mobinovyc da Pixabay 

 

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Fonte: parks.it e Nautica Report
Titolo del: 29/07/2021 07:40

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