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La Siberia ed il Passaggio a Nord Est

La Siberia ed il Passaggio a Nord Est

di Fabrizio Fattori

Il XVIII secolo segnò l’ingresso della potenza russa nei commerci del nord Pacifico, grazie alla colonizzazione della Siberia e sempre nel tentativo di individuare un passaggio a nord est che dal mare del Nord, attraverso lo stretto di Bering (navigato per la prima volta nel 1728), avrebbe reso possibile l’accesso al Pacifico e ai ricchi mercati di Cina e Giappone.

 

Il cosacco Semen Deznev millantò una navigazione dalle coste siberiane sin dal 1648, con una improbabile imbarcazione, denominata sitik (barca cucita) a fondo piatto di 21 metri, tenuta insieme da cinghie e pioli, (il ferro scarseggiava in Siberia), e spinta da vele di pelle di renna.

 

Un altro navigatore artico, Vladimir Atlasov, mappò la penisola della Kamcatka descrivendone gli abitanti e valutandone il grande potenziale commerciale in termini di pellicce. Questi primi resoconti avvallarono ulteriormente l’idea che una navigazione artica sarebbe stata molto più abbordabile della navigazione in acque equatoriali.

 

Pietro il Grande avviò, sotto la direzione di Vitus Bering ed il sapiente apporto di esperti olandesi, la costruzione di navi nel porto di Ochotsk sulle coste siberiane di fronte alla Kamcatka che intrapresero esplorazioni di un tratto di oceano tra i meno conosciuti dell’epoca. Il capitano Spanberg si spinse verso le isole Curili e nel 1738 stabilì casuali scambi con il Giappone, in quel periodo chiuso ai contatti con gli occidentali, salvo gli olandesi cui era riservato un angusto approdo a Deshima.

 

Le successive attività commerciali vennero svolte prevalentemente per iniziativa privata e si estesero ad aree settentrionali più ampie sino ad arrivare alle coste dell’Alaska ricche di pellicce bene primario anche per il commercio interno. Caterina II liberalizzò ulteriormente i commerci in quell’aree divenute in poco tempo non trascurabili fonte di tributi.

 

  

 
  

Portrait of the Russian explorer Adam Johann von Krusenstern (1770—1846) - Unknown authorUnknown author, Public domain, via Wikimedia Commons

 

 

I contatti con le popolazioni locali rappresentavano una forte incognita e le apparenti amichevoli accoglienze degeneravano facilmente i scontri feroci. La “Sveti Pavel” percorse in diversi anni le aree intorno alle isole Curili e alle isole Aleutine, riportando grandi quantità di pelli per un valore di circa 150.000 rubli ma con l’equipaggio ridotto di circa la metà dovuto ad “incomprensioni” con le popolazioni locali.

 

Il progetto imperiale di fare della Russia una potenza navale con estensioni territoriali ampie e diversificate, che la ponesse al pari di Spagna e Portogallo, si articolò con l’istituzione di una “Compagnia Russo Americana” (1799) con il compito di sviluppare il commercio privato sotto l’egida del governo.

 

I russi incontrarono grandi difficoltà a ricavarsi uno spazio commerciale tra l’agguerrita concorrenza di inglesi ed americani che godevano di capacità marinare di alto profilo, naviglio migliore e relazioni consolidate. La figura di Johann Anton von Krusenstern sostenne la concreta possibilità per i russi di accedere al Pacifico meridionale e quindi al commercio diretto con la Cina. Per loro conto salpò, da Kronstadt sul Baltico, con due navi costruite in Gran Bretagna, la “Nadezva” e la “Neva” così ribattezzate, alla volta del Mar Cinese Meridionale, attraversando l’Atlantico e doppiando Capo Horn.

 

Era la prima volta che una spedizione russa solcava le acque del Pacifico meridionale. Un viaggio durato tre anni (1803-1806) che pur non avendo avuto una grande rilevanza commerciale, sancì la presenza russa in quell’oceano e contribuì alla  grande conoscenza geografica ed etnica dei luoghi e pose von Krusenstern tra i circumnavigatori del globo.

 

I diari di viaggio, redatti sia da von Krusenstern sia da Lisiansky l’altro comandante, oltre a mappe dettagliate di quanto visto, narravano degli incontri felici alle isole Marchesi con donne attraenti e disponibili, degli scontri con i feroci Tlingit bellicose popolazioni delle coste dell’Alaska vestiti di corazze di cuoio ed ossa capaci di resistere a colpi di moschetto, o con gli Ainu di Hokkaido l’isola più settentrionale del Giappone, o dello sfortunato incontro con gli Shogun giapponesi ostili ai cerimoniali spicci degli europei.

 

Delle merci cinesi per la prima volta caricate su un nave russa, come porcellane, the e “nanchino” un tessuto giallo molto apprezzato, si fece buon mercato, ma forse il risultato migliore ottenuto da questa prima spedizione fu sul piano delle conoscenze che la pose al pari di quanto realizzato da James Cook o La Perouse.

 

Fabrizio Fattori

 

In copertina il cosacco Semen Deznev a bordo di una imbarcazione sitik nel 1648

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Fonte: olbiatempioturismo.it e Nautica Report
Titolo del: 12/04/2021 07:10

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