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La morte nel ghiaccio

La morte nel ghiaccio

di Tealdo Tealdi

Il Museo Nazionale Marittimo di Greenwich è una fonte continua di conoscenza e cultura. Anche questa volta, si è occupata di spedizioni nel freddo estremo, questa volta artico, dopo quella dedicata a Ernest Shackleton nel 2016. 

 

Nel luglio del 2017 il National Maritime Museum (NMM) ha ospitato una grande mostra, realizzata dal Canadian Museum of History (CMH), Parks Canada, il governo del Nunavut e l’Inuit Heritage Trust, sul misterioso destino di Sir John Franklin e del suo equipaggio nella loro spedizione finale, ancora oggi irrisolto.
 


 

Night time panoramic Greenwich National Maritime Museum

 

Gli oltre 200 oggetti esposti dalle collezioni del NMM e della CMH, accanto ai reperti di HMS Erebus, il cui relitto è stato scoperto solo nel 2014, in mostra per la prima volta in Europa, ci hanno permesso di capire meglio quello che è successo a quegli uomini nel loro fatale viaggio sull’Artico tanti anni fa e il perché del fascino che l’Artico esercitava nel periodo vittoriano.

 

Partiamo pertanto da quel venerdì 19 maggio 1845, con l’imbarco sul Tamigi di Sir John Franklin e la sua squadra, a bordo delle HMS Erebus e Terror, alla ricerca del mitico Passaggio di Nord - Ovest, che avrebbe permesso di accorciare il viaggio tra l’Europa e l’Asia, consentendo un percorso commerciale più facile. Una speranza a cui la Gran Bretagna credeva con certezza, mettendo in mare  la più grande spedizione che la nazione avesse mai inviato nella regione artica, con al comando l’esperto 59 enne Franklin.
 


 

Relitto-HMS-Erebus

 

Tuttavia, l’ultima volta che gli europei hanno potuto vedere il comandante e il suo equipaggio di 128 uomini, fu nel luglio 1845 a Baffin Bay.

 

Dopo due anni e nessuna notizia, tra il 1847 e il 1880, furono organizzate oltre 30 spedizioni di ricerca nell’Artico, nella speranza di scoprirne il destino, soprattutto sotto la spinta di Lady Jane Franklin, moglie del comandante.

 

Nel 1850 non vi erano indizi sul destino dell’equipaggio e il governo britannico, dopo molte critiche, offrì una ricompensa di £ 20.000 a coloro che avrebbero potuto fornire notizie sulla spedizione o assistere la sua squadra.
 

  
 

In questa immagine vediamo i resti mummificati di John Hartnell, un membro di 25 anni della spedizione di Franklin che è morto il 4 gennaio 1846 ed è stato sepolto all’isola di Beechey nell’Artico canadese. L’esame del suo corpo ha rivelato alcune cose sorprendenti. Immagine online, per gentile concessione University of Alberta.

 

Nel corso dei successivi trent’anni, molte notizie e reliquie, come lattine, occhiali da neve e posate, sono state trovate, raccontando la morte dell’intero equipaggio attraverso una combinazione di fattori tra cui lo scorbuto e la fame, e speculazioni di cannibalismo e potenziale follia causata da avvelenamento da piombo.

 

Fu solo nel 1859 che l’unico pezzo di carta, spesso noto come “Victory Point Note”, è stato trovato e ha rivelato qualcosa di ciò che è accaduto, inclusa la data della morte di Sir John Franklin, l’11 giugno 1847.
 

  
 

Studi sul relitto

 

Tuttavia, l’Erebus, il Terror e i corpi del comandante e della maggior parte del suo equipaggio erano ancora da trovare, tranne tre che erano stati sepolti sull’isola di Beechey e due scheletri restituiti in Gran Bretagna durante il XIX secolo.

 

Nel 2014, la situazione cambia con la scoperta, nell’ambito di una partnership multi livello che comprendeva gruppi governativi, privati e senza scopo di lucro, del relitto di HMS Erebus da parte di Parks Canada. A questa fece seguito, nel 2016, la scoperta di HMS Terror, segnando così due dei più importanti reperti archeologici della storia recente.

 

Quando la squadra di archeologia subacquea di Parks Canada iniziò a mettere in luce le navi e il loro contenuto, imprigionati nel ghiaccio, vennero alla luce oggetti relativi alla spedizione, inclusi oggetti personali, abbigliamento e componenti della nave, inclusa la campana di HMS Erebus.
 

  
 

Documento ritrovato della Franklin – expeditionnote

 

La mostra ha approfondito la nostra comprensione della spedizione ed ha scoperto quale sia stata la vita degli equipaggi a bordo delle navi, cercando di rispondere a domande su ciò che esattamente sia potuto accadere a quegli uomini nel loro fatale viaggio per tracciare il passaggio, tutti quegli anni fa.

 

In risalto il ruolo significativo degli Inuit nello scoprire il destino della spedizione, mostrando i racconti orali relativi all’esplorazione europea dell’arcipelago artico.

 

Numerosi manufatti, tra cui alcuni materiali incorporati di origine europea, scambiati da esploratori o recuperati da navi abbandonate, sono stati esposti, evidenziando le interazioni tra le spedizioni di ricerca e gli Inuit.

 

www.rmg.co.uk/franklin

 

Di Tealdo Tealdi 

 

Tratto da www.altomareblu.com

 

Nella foto di copertina la HMS-Erebus
 

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Fonte: parks.it e Nautica Report
Titolo del: 29/07/2021 07:40

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