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La guerra delle perle

La guerra delle perle

di Fabrizio Fattori

Il fascino delle perle è stato subito per millenni da tutto il mondo femminile ed a lungo anche da abili speculatori. A cavallo dei secoli XIX e XX le lunghe collane portate con ostentazione dalle donne europee ed americane costituiva un vero e proprio status symbol.

 

Verso la fine dell’ottocento il grande commerciante di perle Lucien Pohl basava la sua fortuna sull’importazione di perle selvagge prevalentemente dalla sede giapponese di Yokohama dove le “ama: donne del mare” provvedevano alla raccolta.

 

Ma nello stesso periodo Kokichi Mikimoto conduceva ricerche sulla possibilità di indurre la produzione di perle attraverso la tecnica della introduzione di frammenti madreperlacei nel mantello delle ostriche, tecnica già conosciuta dai cinesi che facevano rivestire di madreperla alcuni amuleti introdotti tra le valve di una conchiglia d’acqua dolce.

 

Contemporaneamente il biologo francese Louis Boutan procedeva allo stesso tipo di sperimentazione su un tipo diverso di mollusco tipico della Bretagna. Alla Fiera Universale di Parigi del 1900 Mikimoto presentò senza grande successo le sue irregolari perle coltivate ma il suo soggiorno parigino gli consentì di entrare in contatto con il biologo francese con il quale approfondì la tecnica di produzione di perle perfettamente rotonde

 

Phol si interessò commercialmente alla novità  ed iniziò ad introdurle nel mercato parigino all’inizio degli anni venti.

 

Questa novità sconvolse il mercato abbattendone le quotazioni in modo sensibile.

 

Era di fatto impossibile distinguere le perle coltivate da quelle selvagge, nemmeno con gli ausili tecnici più sofisticati. I grossi speculatori fecero muro tentando di screditare quanto introdotto da Phol. Si scatenò così la guerra delle perle dove due distinti schieramenti si fronteggiavano ognuno dotato della propria stampa e dai propri sostenitori.

 

La diatriba ebbe termine grazie all’illuminante parere di Louis Boutan che stante la stima indiscutibile di cui godeva riuscì ad affermare l’assoluta parità tra le due tipologie di perle, che venne successivamente ribadita in un monumentale saggio “La Perle” (1925) pochi anni dopo.  

 

Lo staus symbol venne ridimensionato, alcune fortune svanirono, le perle nella loro indiscutibile bellezza si diffusero maggiormente tra più ampi strati  della società femminile.     

 

Fabrizio Fattori     

 

In copertina foto di kropekk_pl da Pixabay                                                                                                    

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Fonte: achab.it e Nautica Report
Titolo del: 20/05/2022 07:00

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