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La ''Buona Fortuna'' in mare

La ''Buona Fortuna'' in mare

di Fabrizio Fattori

La buona e sicura navigazione non è fatta solo di abilità e prudenza ma anche della buona stella, o comunque la si voglia chiamare, che superveda l’andar per mare e tenga sempre in buon equilibrio tutti gli elementi meteorologici, tecnici ed esperienziali.

 

Per queste non trascurabili ragioni oltre alla buona pratica di cui sopra buona parte dei marinai adotta da tempi immemorabili pratiche apotropaiche, rituali e scaramantiche cui delegare la “certezza” di una navigazione.

 

Sin dal momento del varo particolare cura viene posta dagli armatori nello scegliere una bella e robusta madrina che sappia imprimere alla bottiglia di champagne l’esatta forza che ne assicuri la rottura sulla fiancata della nave, proprio sotto il nome che dovrà rimanere, nel tempo sempre lo stesso.

 

Anche se la pratica del cambio di nome risulta nefasta é abbastanza diffusa in relazione ai cambi di bandiera o di proprietà o ad altri obblighi di mercato e non valgono ad arrestarla gli innumerevoli racconti di naufragi di navi “ribattezzate” con leggerezza e che non abbiano almeno osservato quei rituali a salvaguardia dell’operazione: mettere una moneta sotto l’albero maestro, sostituire almeno un bullone dello scafo, effettuare andature molto coreografiche o altre fantasiose cose simili.

 

Ben vengano, inoltre, le benedizioni religiose basta che il prete si mantenga a debita distanza e non salga mai a bordo. Oltre ai preti lungo è l’elenco delle cose che non dovrebbero mai essere portate a bordo.

 

Ogni cultura marinara ha i propri tabù alcuni incomprensibili e che risalgono ad origini perdute nel tempo. Gli ombrelli valgono un po’ per tutti i marinai. I conigli valgono per i francesi. Le banane per gli inglesi. Il colore nero o il verde per gli italiani.

 

Anche fare o non fare una certa cosa può comportare sventura o meno. Salire a bordo con il piede sinistro, ad esempio, assicura buona navigazione. Fischiare è ammesso ma solo nel momento giusto. Infatti serve a sollecitare il vento e quindi mai fischiare con il vento in azione si arriverebbe alla tempesta.

 

Portare anelli a bordo rimanda, intuitivamente, al grande pericolo per chi lavora con le mani. Anche tagliarsi capelli ed unghie deve essere evitato accuratamente così come non iniziare un viaggio di venerdì tredici.

 

C’è chi, omaggiando l’intelligenza, trascura tutto questo arrivando, come nel caso del gran marinaio J.Y.Terlain, a chiamare la propria imbarcazione “Vendredi 13”. Come diceva qualcuno: non è vero ma ci credo.

 

Quindi limitiamoci a riderne magari con trovate assai divertenti come i paracolpi laterali a forma di cornetto porta fortuna… e non necessariamente rosso corallo.

 

Fabrizio Fattori

 

In copertina Foto di DreamyArt da Pixabay 

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Fonte: www.viaggiareinpuglia.it e Nautica Report
Titolo del: 07/04/2020 07:45

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