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La barca ideale, per viaggiare

La barca ideale, per viaggiare

Di Luigi Ottogalli

Quale dovrebbe essere la barca ideale per grandi navigazioni, è una delle domande più frequenti tra gli appassionati di vela e gli aspiranti giramondo, domanda che quasi sempre genera nei “Forum di vela”, sui “Social Network” o nelle chiacchiere in pozzetto, discussioni senza fine, spesso accese e in cui normalmente ciascuno resta della sua opinione.

 

Vi sarà sempre chi difenderà a spada tratta le barche dalle forme classiche prediligendo anche alcuni modelli di noti cantieri rispetto ad altri, a questi si contrapporranno i partigiani delle barche leggere e veloci, di forme moderne.  
 


 

I primi porteranno a sostegno ragioni di robustezza, stabilità di rotta, confort in condizioni difficili, facilità di conduzione da parte di un equipaggio ridotto (spesso non giovane e anche poco esperto...), ecc... I secondi parleranno della sicurezza attiva data dalla velocità, della grande efficienza dei nuovi materiali, della leggerezza che si traduce in sforzi minori che deve sostenere l’attrezzatura, ecc.
 

Vi saranno poi i sostenitori degli scafi in acciaio, gli amanti dell’alluminio, quelli che continuano a preferire la vetro-resina, ed anche alcuni che sosterranno la superiorità del legno.
 

Un panorama molto variegato, ed è giusto che sia così, perché la “barca ideale” in assoluto non può esistere e questo non solo perché ogni barca dovrebbe essere adatta al programma di navigazione, affermazione lapalissiana credo infatti, che tutti concorderanno che per fare il passaggio a Nord Ovest una robusta barca di metallo, con grandi spazi chiusi, sia preferibile a un veloce racer..., ma io penso principalmente per un altro validissimo motivo che alla fine risponde perfettamente alla domanda di quale sia la barca ideale.
 


 

Il Jonathan

 

Alla fine la barca ideale è sempre quella in cui il navigante si sente completamente a proprio agio e gli comunica la massima sensazione di sicurezza, e non ultimo quella che emotivamente e esteticamente gli piace di più; in sostanza la barca è qualche cosa di estremamente personale e quindi quella che può essere la barca perfetta per uno, non può facilmente esserlo per un altro, pur ipotizzando le medesime condizioni d’utilizzo.
 

Io personalmente faccio parte della prima categoria e prediligo le imbarcazioni dalle forme classiche, progettate da un architetto di nota capacità, ritengo infatti che da un cattivo progetto non possa nascere una buona barca, questa però può essere una deformazione professionale.
 

Nell’appendice del mio libro: “La Rotta a Zig-Zag”, riportai quelle che a mio avviso avrebbero dovuto essere le caratteristiche principali adatte ad una barca per viaggiare per il mondo per due persone.
 

Riporto qui il testo virgolettato e in corsivo, naturalmente questo non significa che quella descritta sia la barca ideale, è semplicemente il tipo di barca che preferisco, pertanto quella che s’avvicina alla perfezione per le mie esigenze e il mio modo di sentire.

 

Piano degli interni del Jonathan

 

“Grande a sufficienza per consentire di contenere tutte le cose, essenziali, necessarie alla vita di due persone. (tenendo presente che l’elenco che si stila verrà di certo ampiamente e costantemente superato!).
 

Grande  quanto basta per compiere lunghe navigazioni con sufficiente autonomia, comodità e in sicurezza.
 

Deve però, anche essere, abbastanza piccola da contenere i costi di gestione ed essere facile da condurre in sole due persone.
 

Veloce, senza che questo porti ad eccessiva sofisticazione o leggerezza.
 

Robusta e di facile manutenzione
 

In pratica:
 

Lunghezza tra 11,50 e 13 metri
 

Dislocamento medio, compreso tra le 7 e 11 tonnellate
 

Buona superficie velia
 

Armata a Cutter o Ketch
 

Scafo in vetro-resina o in acciaio
 

Deriva corta e ben ancorata, meglio se strutturale allo scafo con zavorra interna.
 

Timone solido e lontano dalla deriva, meglio con skeg
 

Elica a tre pale
 

Motore di potenza non elevata, ma giusta per il dislocamento,  con serbatoio di carburante sufficiente per almeno 300 miglia.
 

Randa con stecche corte e con presa tradizionale dei terzaroli
 

Manovre o tutte rinviate in pozzetto  o tutte a piede d’albero che deve avere un balcone di protezione.
 

Fiocco avvolgibile, ma con strallo volante o trinchetta fissa.
 

Albero semplice con non più di due ordini di crocette, e senza volanti strutturali.
 

Due cabine doppie, quadrato ampio, cucina e tavolo da carteggio razionali, 1 o 2 wc (1 con doccia), un locale attrezzi, molti stipi, armadi, gavoni.
 

Pozzetto piccolo, riparato e con panche che consentano di stare distesi.
 

Capottina pieghevole o dog-hause fissa.
 

Specchio di poppa che permetta la facile installazione di un timone a vento.
 

Almeno 500 litri d’acqua dolce.”

 

Luigi Ottogalli

 

 
Luigi Ottogalli è autore del suo ultimo libro: Dal Pampero agli Alisei. Il viaggio invisibile del Jonathan.
 

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barche a vela, viaggi, navigare, vela, barca
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Fonte: wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 18/07/2019 06:15

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