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Il Codice Molfino

Il Codice Molfino

di Fabrizio Fattori

L’avv. Matteo G. Molfino  viene in possesso, all’inizio dell’ 800, di una raccolta di documenti relativi alla produzione poetica di un autore trecentesco identificato come Luchetto (piccolo Luca) o da altri non concordemente come l’ “Anonimo Genovese”. Tale raccolta, conosciuta oggi come il “Codice Molfino” è conservata presso l’Archivio Storico del Comune di Genova.

 

Tale scoperta assunse, per la città di Genova, un ruolo di orgoglio storico culturale in quanto si verificò all’interno di un processo di unificazione geografico-politico che vide la Liguria essere annessa, proprio in quegli anni, allo Stato di Sardegna. Tale riscoperta consentì agli intellettuali ottocenteschi e alla società ligure tutta, di dialogare con nuovi strumenti culturali con i centri di potere sabaudi.

 

I documenti hanno, comunque, sopratutto un rilevante valore storico-linguistico, in quanto testimoniano l’uso letterario della lingua genovese attraverso 147 componimenti in lingua oltre a 35 in latino, e costituiscono il modello più o meno esplicito per buona parte della letteratura dialettale successiva.

 

Il primo componimento datato 1283 conferma l’Anonimo Genovese come uno dei primi autori liguri del medioevo che usi il volgare utilizzato a Genova alla fine del XIII secolo.

 

I temi trattati evidenziano un concreto amore per la Repubblica genovese, pervaso da un senso religioso e di giustizia che lo spinge, a volte, ad esprimere critiche socio politiche nei confronti della società del suo tempo. Anche la vita marinara offre spunti epici ai suoi componimenti, sostenuti anche da esperienze ed avventure di viaggio vissute in prima persona.

 

De modo navigandi
 

Avviso ai naviganti:

Signori marinai e mercanti

se volete andar per mare

e imbarcarvi in avventure

che talor son molto dure

e passare il grande lago

che pei gran sommovimenti

che gli portan tutti i venti

bolle come una pignatta,

siate saggi, state attenti !

 

Devi far la cosa adatta

per far buona traversata

quando poi ti metti in viaggio

per averne un buon vantaggio

pensa al peggio, non al meglio

non dormire, resta sveglio.

 

In primis preoccuparsi

di aver buona e forte nave

che sia ben insartiata

e da buon nocchier guidata

che sia ben calafatata

ed ancor meglio inchiodata

che non possa crescer falla

per un buco nel fasciame

che ti porta l’acqua dentro:

la tua nave resti a galla !

Ho già visto un gran bel legno

Affondar triste e confuso

Per un piccolo pertuso.

 

Il timone specialmente

per tener la nave in rotta

che sia dritto come un fuso

(meglio ancor se son due)..

 

Riempi bene la cambusa

d’acqua, pane, e di buon vino

carne secca (non di porco, meglio il bue).

Parti armato fino ai denti

chè son tanti gli accidenti

che ti posson capitare:

vai lontano, vai per mare !

 

Ogni uomo è un marinaio

 che mai cessa il navigare

ed il mondo è come il mare

che mai fermo non può stare

ed è amaro e assai profondo

somigliante a questo mondo.

Pensa dunque a navigare

saviamente in questo mare.

Se bestemmi Dio e Santi

e dai retta ai dolci canti

che ti fanno le sirene

presto avrai dolori e pene.

 

Quando infine arrivi al porto

dopo tanto navigare

(non più vivo e neanche morto)

hai finito di viaggiare:

in eterno resti fermo

lassù in cielo o giù all’inferno.


Testo come “riscritto” da Tonino Conte

Da “Ogni Uomo è un marinaio che mai cessa il navigare” – Il Melangolo 2003 

 

Fabrizio Fattori

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Tags

Genova, Luchetto, Anonimo Genovese, Archivio Storico del Comune di Genova
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Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 21/01/2020 06:35

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