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Gli italiani dimenticati di Crimea

Gli italiani dimenticati di Crimea

I migranti italiani giunsero a Kerč nell'Ottocento

Gli Italiani di Crimea sono una minoranza etnica residente nella penisola omonima. Il nucleo più consistente si trova nella città orientale di Kerč.

 

Storia

 

La presenza di popolazioni italiane in Ucraina e Crimea ha una lunga storia che rimonta ai tempi della Repubblica di Genova e di Venezia.

 

Un flusso migratorio italiano giunse a Kerč all'inizio dell'Ottocento. Nel 1820 in città abitavano circa 30 famiglie italiane provenienti da varie regioni. Il porto di Kerč era regolarmente frequentato da navi italiane ed era stato aperto anche un consolato italiano. Uno dei viceconsoli, Antonio Felice Garibaldi, era lo zio di Giuseppe Garibaldi.

 

Fra il 1820 e la fine del secolo giunsero in Crimea, nel territorio di Kerč, emigranti italiani provenienti soprattutto dalle località pugliesi di Trani, Bisceglie e Molfetta, allettati dalla promessa di buoni guadagni e dalla fertilità delle terre e dalla pescosità dei mari. Erano soprattutto agricoltori, uomini di mare (pescatori, commercianti, capitani di lungo corso) ed addetti alla cantieristica navale. La città di Kerč si trova infatti sull'omonimo stretto che collega il Mar Nero col Mar d'Azov. Ben presto si aggiunse un'emigrazione più qualificata, con architetti, notai, medici, ingegneri e artisti.

 

Nel 1840 gli italiani - tutti cattolici in una zona prevalentemente ortodossa con una minoranza musulmana (i tatari) - progettarono e costruirono a loro spese una chiesa cattolica, detta ancora oggi "la chiesa degli Italiani". All'inizio del Novecento la chiesa aveva un parroco italiano, poi cacciato durante il comunismo, quando la chiesa fu chiusa e trasformata prima in una palestra e poi in un deposito di masserizie.
 

  
 

Italiani di Crimea

 

Gli Italiani si diffusero anche a Feodosia (l'antica colonia genovese di Caffa), Simferopoli, Odessa, Mariupol e in alcuni altri porti russi e ucraini del Mar Nero, soprattutto a Novorossijsk e Batumi.

 

Secondo il Comitato statale ucraino per le nazionalità, nel 1897 gli Italiani sarebbero stati l'1,8% della popolazione della provincia di Kerč, percentuale passata al 2% nel 1921; alcune fonti parlano specificatamente di tremila o cinquemila persone.

 

Alla vigilia della prima guerra mondiale a Kerč c'era una scuola elementare italiana, una biblioteca, una sala riunioni, un club e una società cooperativa, tutti luoghi d'incontro per la nostra comunità che era molto unita e che in pochi decenni era diventata una delle più agiate della città. Il giornale locale Kerčenskij Rabocij in quel periodo pubblicava regolarmente articoli in lingua italiana.

 

Con l'avvento del comunismo, alcune famiglie fuggirono in Italia via Costantinopoli, gli altri furono perseguitati con l'accusa di simpatizzare per il fascismo.
 

  
 

Italiani di Crimea

 

A metà degli anni venti, gli emigrati italiani antifascisti rifugiati in Unione Sovietica furono inviati a Kerč per "rieducare" la minoranza italiana: furono loro a decidere la chiusura della chiesa, a sostituire i maestri di scuola con personale politicamente più organico alle direttive del partito, a infiltrarsi nella comunità italiana per coglierne i malumori e riferire tutto alla polizia segreta. Nel quadro della collettivizzazione forzata delle campagne, gli Italiani furono obbligati a creare il kolchoz "Sacco e Vanzetti" guidato da Marco Simone, un italiano di Kerč che aveva subito aderito al nuovo corso; coloro che non vollero farne parte furono obbligati ad andarsene, lasciando ogni avere, o furono arrestati. A seguito di ciò, nel censimento del 1933 la percentuale degli italiani risultava scesa all'1,3% della popolazione della provincia di Kerč.

 

Infine, tra il 1935 e il 1938, le purghe staliniane fecero sparire nel nulla molti Italiani, arrestati con l'accusa formale di spionaggio in favore dell'Italia e di attività controrivoluzionarie.

 

Nel 1942, a causa dell'avanzamento della Wehrmacht in Ucraina e in Crimea, le minoranze nazionali presenti sul territorio finirono deportate con l'accusa di collaborazionismo, seguendo l'infelice destino della minoranza tedesca, già deportata nell'agosto 1941 durante l'Operazione Barbarossa. La deportazione della minoranza italiana iniziò il 29 gennaio 1942 e chi era sfuggito al primo rastrellamento fu catturato e deportato l'8 e il 10 febbraio 1942: l'intera comunità, compresi i rifugiati antifascisti che si erano stabiliti a Kerč, venne radunata e costretta a mettersi in viaggio verso i Gulag. A ciascuno di loro fu permesso di portare con sé non più di 8 chilogrammi di bagaglio.
 

  
 

Italiani di Crimea

 

Il convoglio attraversò i territori di Russia, Georgia, Azerbaigian, Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan: via mare da Kerč a Novorossijsk, poi via terra fino a Baku, fu quindi attraversato il Mar Caspio fino a Krasnovodsk ed infine, nuovamente sui binari, i deportati giunsero sino ad Atbasar, per essere poi dispersi nella steppa tra Akmolinsk e Karaganda, dove furono accolti da temperature polari, fra i 30 e i 40 gradi sotto zero, che li decimarono. Lo stretto di Kerč e il Mar Caspio furono attraversati con navi sulle quali gli italiani erano confinati nella stiva; una di esse affondò. A causa della lentezza con cui procedevano i convogli, il viaggio durò fino a marzo; quasi metà dei deportati, tra cui tutti i bambini, morì durante il viaggio.

 

Narra Giulia Giacchetti Boico: « Tutta la strada da Kerch al Kazakistan è irrigata di lacrime e di sangue dei deportati o costellata dai nostri morti, non hanno né tombe né croci »

 

Ulteriori vittime si ebbero nelle terre abitate dai Cosacchi per i maltrattamenti subiti. Si calcola che forse sopravvisse solo il 20% dell'intera popolazione. I pochi sopravvissuti rientrarono a Kerč sotto la presidenza di Chruščёv; alcune famiglie si dispersero sul territorio dell'ex Unione Sovietica, negli attuali stati di Kazakistan e Uzbekistan e nella Repubblica dei Comi in Russia.

 

Italiani di Crimea oggi

 

La popolazione degli italiani di Crimea ammonta oggi a circa cinquecento persone, anche se un censimento vero e proprio non è mai stato fatto.
 

  
 

Italiani di Crimea

 

La maggior parte di loro risiede a Kerč, dove nel 2008 è stata costituita l'associazione "C.E.R.K.I.O." (Comunità degli Emigrati in Regione di Krimea - Italiani di Origine, presieduta da Giulia Giacchetti Boico), i cui obiettivi sono:

 

- La salvaguardia e la promozione della conoscenza della lingua e della cultura italiana, attraverso corsi tenuti a titolo gratuito dagli stessi associati; presso la sede dell'associazione è stata anche allestita una biblioteca di volumi in italiano giunti in dono dall'Italia, si proiettano film in italiano e si tengono corsi di cucina italiana;

 

- Il riconoscimento da parte delle autorità ucraine dello status di minoranza perseguitata e deportata, sia per ristabilire la verità storica sia per poter usufruire di alcuni vantaggi di tipo economico riservati alle vittime del comunismo;

 

- Il consolidamento dei rapporti istituzionali con l'Italia, avviati solo di recente;

 

- La ricostruzione dell'albero genealogico degli italiani di Crimea, reso estremamente difficoltoso dal fatto che quando fu attuata la deportazione a tutti gli italiani vennero sequestrati i documenti di identità e molti dei superstiti, pur parlando italiano, sono impossibilitati a dimostrare le proprie origini.
 

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italiani dimenticati, Ucraina, Trani, Bisceglie, Molfetta, mar Nero, Mar d'Azov
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Fonte: Wikipedia e Nautica Report
Titolo del: 02/12/2020 07:00

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