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Charlie Bud Cowart: dal mare al cielo

Charlie Bud Cowart: dal mare al cielo

di Fabrizio Fattori

Essere marinai predispone ad avventure negli oceani del mondo, in costante confronto con mare e vento, in tutte le declinazioni meteo, anche le più impegnative. Ma non sempre è così.

 

Nel novecento ebbe grande sviluppo la navigazione aerea con dirigibili, la cui gestione venne affidata, negli USA, alla marina. Alcuni di questi ospitavano al loro interno dei piccoli aerei da ricognizione che rendeva queste macchine di grande utilità nelle missioni di controllo di vasti territori in tutta sicurezza. Le manovre di attracco risultavano particolarmente complesse anche in relazione alla scarsa formazione specifica del folto gruppo di marinai destinato a manovrare le lunghe cime di ormeggio.

 

Bud Cowart

Nel maggio del 1932 l’USS Akron, uno dei più grandi dirigibili ad elio, raggiunse la base californiana per la sosta prevista dopo un lungo viaggio di avvicinamento. La prua sarebbe stata ancorata ad un obelisco metallico, mentre il massiccio corpo dell’aeronave sarebbe stata trattenuto da decine di funi ancorate ad anelli di ferro infissi stabilmente al suolo.

 

Il primo attracco ebbe successo ed il muso del dirigibile si trovò ben fissato al suo ormeggio, ma una intensa folata di vento complicò, drammaticamente, le manovre successive.

 

L’aeromobile venne spinta quasi in verticale sull’obelisco, rovesciando le zavorre d’acqua che resero più leggera la macchina. Per i marinai fu impossibile trattenerla.

 

Poi qualcuno tranciò il cavo di ormeggio all’obelisco e la grande macchina prese scompostamente il volo trascinando alcuni marinai, che tra paura e senso del dovere, erano rimasti avvinghiati alle cime.

 

Uno abbandonò la presa dopo pochi metri, e benché fratturato si salvò. Altri due attesero a lungo, poi sfiancati dalla fatica, abbandonarono le corde e si schiantarono al suolo senza scampo.

 

Solo Charlie Bud Cowart, travato un appiglio di metallo e passatasi la corda intorno alla vita, rimase attaccato in relativa sicurezza. A terra il pubblico, molto folto in queste occasioni, seguì l’avventura col fiato sospeso fino a quando, dopo un paio di ore, il marinaio venne tratto a bordo con una spericolata manovra e l’aeronave poté prender terra senza ulteriori complicazioni.

 

Questo come altri incidenti, pesantemente costati in vite umane, posero fine alla stagione dei dirigibili anche se ritenuti, ancora oggi, fragili ma affascinanti macchine volanti.

 

Fabrizio Fattori

 

Foto di copertina: USS Akron (ZRS-4) approaches the mooring mast, while landing at Sunnyvale, California (USA), 13 May 1932.
 

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Titolo del: 21/05/2022 07:30

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