Porti Sicilia occidentale: volumi in crescita 2025
Il report Port Infographics registra aumenti nei traffici merci e ro‑ro: Termini Imerese guida la ripresa con +56,4% e 73.286 t di container
Il report Port Infographics registra aumenti nei traffici merci e ro‑ro: Termini Imerese guida la ripresa con +56,4% e 73.286 t di container
Il report 2025 “Port Infographics” segnala per i porti della Sicilia occidentale una crescita diffusa dei volumi: Termini Imerese +56,4% con 73.286 t di container; Trapani +32,7%; ro‑ro +27,7%. I traffici restano orientati al corto raggio mediterraneo, con impatto marginale dalle tensioni in area Hormuz.
Porti Sicilia occidentale: il report 2025 "Port Infographics" mette in luce una ripresa che interessa l'intera rete portuale occidentale dell'isola, con numeri che raccontano più movimentazioni e catene logistiche più dense.
Il dato più evidente arriva da Termini Imerese, dove il traffico merci sale del +56,4%. Il nuovo terminal aperto da meno di un anno ha già movimentato 73.286 tonnellate di container, una massa di volumi che ha cambiato il profilo operativo dell'area e ha reso lo scalo uno dei driver della crescita nell'Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale.
Non è un balzo isolato. Trapani mette a segno un +32,7% sul traffico merci; i porti affacciati sul Canale di Sicilia registrano variazioni positive: Porto Empedocle +19%, Licata +36,5%. Sul totale del sistema emerge anche un'espansione del traffico ro‑ro del +27,7%, che ridisegna la struttura dei collegamenti tra isola e continente.
Il quadro è quello di una crescita diffusa lungo la costa occidentale: non una sovraesposizione su un unico scalo, ma una distribuzione di volumi che apre margini per specializzazioni operative e per una più efficace cooperazione tra porti.
Il nuovo terminal di Termini Imerese ha introdotto capacità aggiuntiva e maggiore regolarità nei flussi containerizzati. La movimentazione di 73.286 tonnellate in meno di dodici mesi dimostra che la struttura è già operativa su scala commerciale: non è solo capacità installata, ma anche gestione dei flussi, programmazione delle chiamate e relazioni con operatori logistici.
Questo tipo di crescita richiede però attenzione alla fase successiva: stabilizzare rotte, consolidare servizi feeder e integrare l'offerta portuale con il retroterra. Senza questi passaggi, l'incremento iniziale rischia di restare episodico e legato più a opportunità temporanee che a traiettorie durature.
Il traffico ro‑ro continua a farsi spazio. Il report segnala volumi nazionali elevati e il sistema siciliano ne replica la dinamica: +27,7% nei collegamenti del territorio occidentale. La formula ro‑ro premia continuità, frequenza e tempi rapidi di imbarco e sbarco, caratteristiche che risultano decisive per il commercio a corto raggio nel Mediterraneo.
Per gli operatori locali la gestione dei flussi ro‑ro significa ottimizzare le fasi di transito in banchina, ridurre i tempi di sosta dei mezzi e rendere più fluido l'interscambio con la logistica terrestre. Chi saprà farlo aumenterà la probabilità di attrarre servizi regolari e più frequenti.
Le tensioni internazionali, incluse quelle nell'area di Hormuz, hanno pesato poco sui numeri dei porti occidentali siciliani. La ragione è semplice: la maggior parte dei traffici è rivolta al corto raggio mediterraneo e i collegamenti diretti con mercati extra‑Mediterraneo sono limitati, fatta qualche eccezione come il collegamento con Tunisi.
La natura regionale dei flussi ha agito da cuscinetto. Scambi frequenti ma ravvicinati riducono l'esposizione alle oscillazioni delle rotte di lungo corso e permettono una maggiore prevedibilità operativa.
L'aumento dei volumi impone interventi pratici su più fronti. Migliorare le connessioni stradali e ferroviarie è il primo passo per evitare strozzature tra porto e retroterra. Migliorare significa ridurre i tempi di trasferimento, aumentare la capacità dei corridoi e coordinare i flussi in modo tale da abbassare i costi complessivi della filiera.
Parallelamente servono procedure doganali più snelle e una digitalizzazione dei processi di terminal in grado di velocizzare il traffico: interoperabilità dei sistemi informativi, gestione elettronica dei documenti di trasporto e sistemi di prenotazione per l'accesso alle banchine diventano leve operative concrete.
Sul piano organizzativo, operatori, autorità portuali e istituzioni locali dovranno concertare interventi mirati: pianificazione degli spazi, formazione del personale, e linee di investimento che scelgano dove valorizzare le eccellenze locali invece di disperdere risorse su interventi sovrapposti.
Annalisa Tardino, presidente dell'Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, ha evidenziato la soddisfazione per i risultati e ha puntato l'attenzione sulla posizione geografica e sulla rete portuale come leve per aumentare il peso logistico della regione.
Il report 2025 fornisce indicazioni operative: ampliamento infrastrutturale, integrazione con la logistica terrestre e attenzione a pratiche operative e tecnologiche sono elementi su cui misurare i prossimi passi. La sfida pratica rimane quella di connettere meglio gli scali con i mercati continentali e di valorizzare le specificità di ciascun porto, per costruire catene logistiche più resilienti e competitive nel Mediterraneo.
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