Porti, Rixi accelera sulle nomine: “Prima della pausa estiva i primi nove presidenti. A settembre la riforma”_di Nicola Silenti
di Nicola Silenti
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Il viceministro Rixi accelera sulle nomine dei presidenti delle Autorità di Sistema Portuale, puntando a completarle prima della pausa estiva. La riforma del sistema portuale è attesa per settembre, con l'obiettivo di garantire efficienza e stabilità nel settore, affrontando le sfide geopolitiche attuali.
Il governo alza il ritmo sulla nomina dei presidenti delle Autorità di Sistema Portuale, e il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Edoardo Rixi, non nasconde l’urgenza di chiudere la partita prima della pausa estiva del Parlamento. Un’urgenza motivata non soltanto dalla necessità di garantire continuità amministrativa nei porti italiani, ma anche da un contesto geopolitico delicato, che impone – secondo il rappresentante del Mit – “un assetto chiaro e interlocutori stabili” per mantenere la fiducia degli operatori e dare impulso ai nuovi investimenti.
Entro la fine della prossima settimana, prima dunque del periodo di sospensione dei lavori parlamentari, l’obiettivo è portare a casa la nomina di nove presidenti portuali, affidandosi all’iter in corso presso le commissioni parlamentari. Un percorso che Rixi spera possa concludersi con il voto del Senato, ultimo passaggio prima dei decreti ministeriali che renderanno effettive le nomine.
Ma il messaggio del viceministro è chiaro: il tempo è finito. E se il Parlamento dovesse ancora indugiare, l’ipotesi di procedere con nomine unilaterali non è affatto tramontata. Rixi afferma con determinazione che sentirà direttamente il presidente della commissione al Senato, ribadendo che l’urgenza di dotare i porti di una guida politica e operativa non può più attendere. “Abbiamo già fatto uno sforzo condividendo i profili con le Regioni e nominando dei commissari, ma sono stato persino accusato di scarso rispetto istituzionale. Eppure, oggi più che mai, è fondamentale garantire la presenza di presidenti in carica”.
In questa fase, nonostante l’assenza di guide stabili, Rixi assicura che i porti sono pienamente operativi e che le opere previste stanno andando avanti. Tuttavia, precisa, serve un salto di qualità, che solo un presidente può garantire, soprattutto per quanto riguarda la programmazione e l’attuazione dei nuovi piani di investimento. Il nodo da sciogliere è quello dell’incertezza politica, che ha ostacolato finora il completamento del pacchetto nomine e rallentato un processo che, nelle intenzioni del Mit, avrebbe dovuto essere più rapido e lineare.
Il viceministro tocca poi un tema spinoso: la qualità dei candidati selezionati. Da un lato, rivendica il lavoro di valutazione svolto dal ministero e dalle commissioni parlamentari, sottolineando che tutti i profili individuati sono in possesso dei requisiti di legge. Dall’altro, però, ammette con onestà che in diversi casi la scelta è caduta su figure che non rappresentano necessariamente il meglio disponibile.
Un altro passaggio cruciale riguarda il rapporto tra i presidenti e i segretari generali delle Autorità di Sistema Portuale. Rixi auspica che ai futuri presidenti venga garantita piena autonomia nella scelta dei propri collaboratori di vertice, senza interferenze o pressioni politiche. Un desiderio che, se realizzato, segnerebbe una discontinuità importante con il passato, contribuendo a rafforzare l’autonomia e l’autorevolezza delle autorità portuali.
Tuttavia, la vera posta in gioco va ben oltre le singole nomine. A preoccupare è il persistente rischio che la logica spartitoria tra partiti prevalga sulla valutazione delle competenze tecniche. Una dinamica che si ripropone puntualmente in ogni tornata di nomine pubbliche e che rischia di svuotare di significato la missione stessa delle autorità portuali. In un settore nevralgico per l’economia nazionale, chiamato a fronteggiare sfide globali sempre più complesse, la scelta dei vertici dovrebbe fondarsi esclusivamente su merito, esperienza e visione strategica. Affidare ruoli così delicati a figure selezionate per equilibri politici e non per effettiva competenza mina l’efficienza delle autorità e rallenta la modernizzazione del sistema portuale. Se si vuole davvero trasformare l’Italia in un grande hub logistico del Mediterraneo, occorre voltare pagina e superare definitivamente una prassi che ha troppo spesso prodotto inefficienza e instabilità.
Le nomine non sono che un primo passo. L’obiettivo a medio termine è ben più ambizioso: rimettere mano alla riforma del sistema portuale, annunciata ormai da due anni ma ancora ferma ai nastri di partenza. “Il nostro lavoro tecnico è terminato”, spiega il viceministro, “ora tocca alla politica portare avanti la norma e decidere sul suo destino. Su un tema così strategico per l’economia nazionale, è giusto prendersi il tempo necessario, ma non possiamo più permetterci ulteriori ritardi”.
Lo sguardo si allunga, quindi, su un orizzonte più ampio, che guarda a una riforma strutturale del sistema portuale italiano. Una riforma che, nelle intenzioni del Mit, dovrà puntare su una maggiore efficienza del coordinamento tra le diverse autorità portuali, superando frammentazioni, sovrapposizioni e lentezze che da tempo ne indeboliscono l’efficacia. “Se vogliamo davvero fare dell’Italia un grande hub logistico del Mediterraneo – conclude Rixi – dobbiamo dotarci di strumenti migliori, più agili e più moderni”.
Le prossime settimane saranno decisive. Se la volontà politica manterrà le promesse e le nomine saranno chiuse entro l’estate, a settembre potrà finalmente partire il dibattito sulla riforma, con l’ambizione di dare ai porti italiani quel ruolo centrale che meritano nel sistema economico e logistico del Paese.
Nicola Silenti
In copertina foto da DEPOSITPHOTOS
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