Mare & Lavoro: l'estenuante risiko delle nomine per i porti italiani. I ritardi della politica
di Nicola Silenti
di Nicola Silenti
Il mosaico delle nomine ai vertici delle Autorità di Sistema Portuale italiane si avvia verso la sua composizione definitiva, ma resta avvolto in un fitto velo di riserbo. A confermarlo è il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Edoardo Rixi, che, intervenendo a Genova durante l’assemblea di Spediporto, ha dichiarato che tutti i nomi sono stati individuati e condivisi a livello politico e tecnico. Tuttavia, si dovrà attendere ancora qualche settimana prima di conoscere i volti ufficiali chiamati a guidare i porti strategici del Paese.
L’ultima tappa del giro di consultazioni con i cluster marittimi è attesa a Napoli, segno che il processo decisionale è ormai alle battute finali. Eppure, nonostante le rassicurazioni, il clima resta improntato alla cautela, in particolare per quanto riguarda l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, ovvero Genova e Savona, uno degli snodi marittimi più rilevanti d’Italia e del Mediterraneo. Sul nome del futuro presidente di questa Autorità, Rixi ha mantenuto il massimo riserbo, limitandosi a un laconico “bisogna aspettare”, senza confermare né smentire la possibilità che la scelta possa cadere su una figura genovese.
Un silenzio che pesa, soprattutto in considerazione della recente ispezione ministeriale sull’AdSP di Genova, i cui esiti e rilievi restano al momento coperti da una coltre di riservatezza. Rixi ha precisato che le risposte saranno fornite “a livello parlamentare”, lasciando intendere che il tema potrebbe presto arrivare all’attenzione delle commissioni competenti, in un passaggio che potrebbe svelare nuove dinamiche interne e influenzare le scelte finali.
Nel frattempo, si registra un primo movimento concreto: Luciano Guerrieri è stato nominato commissario dell’AdSP del Mar Tirreno Settentrionale, incarico che ricoprirà temporaneamente in attesa della nomina del nuovo presidente per i porti di Livorno, Piombino, Capraia e dell’Isola d’Elba. La decisione del Ministero, motivata con la necessità di “assicurare la continuità dell’azione amministrativa”, fa seguito alla scadenza del mandato di Guerrieri lo scorso 14 marzo. Una scelta che appare di buon senso ma che, al contempo, evidenzia la lentezza con cui il meccanismo delle nomine continua a procedere.
In un momento storico in cui i porti italiani sono chiamati a confrontarsi con sfide epocali – dalla transizione energetica alla concorrenza internazionale, dalle nuove rotte commerciali post-Panama alla riorganizzazione della logistica terrestre – la guida delle Autorità di Sistema Portuale assume un’importanza strategica che travalica la semplice gestione amministrativa. Si tratta, infatti, di presidiare e indirizzare nodi cruciali della competitività nazionale, di raccordare interessi pubblici e privati in una prospettiva di sistema, di armonizzare le esigenze locali con le grandi direttrici globali dello scambio marittimo.
Il futuro della portualità italiana non si gioca solo sull’efficienza delle banchine o sulla capacità di movimentare milioni di container, ma sulla visione che i nuovi vertici sapranno imprimere alle scelte di lungo periodo: sostenibilità ambientale, innovazione digitale, sviluppo delle connessioni retroportuali, integrazione delle catene logistiche. Temi che richiedono competenze solide, autorevolezza istituzionale e un approccio moderno al governo del territorio e delle relazioni economiche.
Le AdSP, oggi più che mai, non possono essere ridotte a terminali burocratici o strumenti di compensazione politica. Servono figure di alto profilo, capaci di dialogare con le istituzioni europee, di attrarre investimenti privati, di valorizzare le sinergie tra porti, retroporti, interporti e sistemi ferroviari. In questa prospettiva, la qualità delle nomine che verranno ufficializzate nelle prossime settimane sarà decisiva per stabilire se l’Italia intenda restare un attore protagonista nel contesto euro-mediterraneo o se preferisca accontentarsi di un ruolo marginale, schiacciato tra la crescente centralità dei porti del Nord Europa e l’emergere delle nuove piattaforme del Nord Africa e del Medio Oriente.
Il Mediterraneo si conferma teatro di profonde trasformazioni geopolitiche ed economiche, e i porti italiani – da Trieste a Gioia Tauro, da Genova a Cagliari – sono chiamati a cogliere opportunità storiche. Ma per farlo occorrono scelte chiare, rapide e orientate al merito. In gioco non c’è solo l’efficienza delle infrastrutture, ma la credibilità del sistema-Paese e la capacità dell’Italia di parlare con una voce forte e unitaria sui tavoli internazionali.
In definitiva, è il momento di voltare pagina, superando logiche di corto respiro e affidando la guida delle Autorità portuali a chi possa davvero interpretare il ruolo di regista dello sviluppo marittimo nazionale, con visione, equilibrio e responsabilità.
Nicola Silenti
In copertina foto da DEPOSITPHOTOS
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