Droni porto di Palermo: accordo per integrazione e U-space
Protocollo triennale tra Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale e STRADAai per sperimentazione, sicurezza e nuovi servizi aerei portuali
Protocollo triennale tra Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale e STRADAai per sperimentazione, sicurezza e nuovi servizi aerei portuali
Il 25 maggio 2026 è stato firmato a Palermo un protocollo d’intesa tra l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale e STRADAai per introdurre i droni nelle attività portuali. L’intesa prevede la richiesta di istituzione dello U-space, la mappatura delle Zone Geografiche UAS, workshop, formazione degli operatori e almeno un progetto pilota focalizzato su monitoraggio infrastrutture, security, supporto alle emergenze e continuità territoriale sanitaria via drone.
25 maggio 2026: è stato firmato il protocollo d’intesa che avvia l’integrazione dei droni nel porto di Palermo.
Il documento è stato sottoscritto dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, presieduta da Annalisa Tardino, e dalla startup tecnologica STRADAai, guidata dall’amministratore delegato Giulio Segurini. L’accordo disegna un percorso triennale di collaborazione istituzionale e tecnica per sperimentare operazioni UAS e implementare servizi U-space nell’area portuale: obiettivo pratico, fare del porto di Palermo un campo operativo dettagliato su cui testare procedure, tecnologie e flussi informativi replicabili altrove nel Mediterraneo.
Il primo passo operativo è la presentazione formale della richiesta di istituzione dello U-space alle autorità competenti. Qui U-space va inteso come un ecosistema di servizi digitali: controllo accessi, autorizzazioni in tempo reale, sorveglianza dei voli, gestione dei corridoi aerei e condivisione dei dati operativi. Non è una scatola singola da installare, ma una rete di procedure e piattaforme che devono dialogare con le strutture esistenti del porto.
Con lo U-space attivo si potrà regolare in modo continuativo l’operatività dei droni nell’area, definendo Zone Geografiche UAS e regole di precedenza rispetto al traffico navale. La mappatura delle zone è prevista tra le attività iniziali: si tratta di disegnare aree di volo sicure, corridoi riservati per emergenze e punti di interscambio dove droni e mezzi tradizionali possano scambiare carichi o dati. Quella mappatura sarà la base tecnica per autorizzazioni sperimentali e operative.
Il protocollo individua campi d’impiego concreti e misurabili: ispezioni di banchine e navi, monitoraggio delle infrastrutture portuali, supporto alla security, sorveglianza ambientale e risposta rapida alle emergenze. Sul tavolo ci sono anche applicazioni logistiche interne allo scalo e servizi tecnico‑nautici che sfruttano raccolta dati e piccoli trasporti a corto raggio. Ogni applicazione viene descritta con obiettivi tecnici: quali sensori impiegare, frequenza delle ricognizioni, modalità di integrazione con i database esistenti.
La formazione ha un ruolo centrale. Il programma prevede workshop tecnici, corsi di capacity building e sessioni pratiche rivolte a operatori portuali e barcaioli. Non saranno corsi generici: l’intento è portare le competenze sul campo, affinare procedure operative comuni, definire checklist di sicurezza e inserire i droni nei flussi di lavoro senza interrompere le attività quotidiane. Il percorso formativo includerà scenari di esercitazione, simulazioni di deconfliction e prove di integrazione con le sale operative portuali.
Tra le linee di lavoro figura lo sviluppo di almeno un progetto pilota e l’analisi di fattibilità per servizi innovativi. In particolare, Droneport Sicily è stato inserito nella Fase 2 del programma europeo STEP. Il progetto si concentra sulla continuità territoriale tra porti e isole: l’idea è testare catene logistiche aeree per trasporto sanitario e consegne di primo intervento, con il porto come nodo di raccolta e distribuzione.
La partecipazione a STEP coinvolge partner tecnologici e sanitari per testare l’intera catena operativa: instradamento via U-space, integrazione dei dati di sorveglianza, procedure di atterraggio sicuro e punti di scambio tra droni e mezzi terrestri o navali. L’obiettivo operativo è costruire una sequenza ripetibile di attività, misurare tempi e affidabilità e tradurre i risultati in procedure standardizzate applicabili ad altri scali insulari e costieri.
L’introduzione sistemica dei droni mira a rafforzare sicurezza e resilienza portuale. Le ispezioni aeree offrono controlli più rapidi e frequenti su banchine, sovrastrutture, ormeggi e gru; permettono di individuare anomalie strutturali in anticipo e di pianificare interventi mirati. Questo riduce i tempi di fermo macchina e limita interventi invasivi lasciando spazio a manutenzioni mirate.
Sul fronte della security, i droni integreranno i sistemi CCTV e le sale operative con feed video e dati in tempo reale. In caso di incidenti, incendi o sversamenti, la valutazione iniziale via UAS velocizzerà le decisioni e la mobilitazione delle risorse. Le operazioni prevedono ridondanze: canali dati alternativi, procedure di fallback in caso di perdita di link e regole chiare per la deconfliction con il traffico navale e con i mezzi in manovra.
Il protocollo richiede la definizione di regole operative precise per evitare interferenze con navi e mezzi portuali e per garantire interoperabilità con i sistemi già in uso. Queste regole includeranno parametri di altitudine operative, corridoi riservati per emergenze, punti di atterraggio certificati e modalità di scambio dati tra attori diversi.
L’accordo è triennale, strutturato come un quadro di collaborazione senza obblighi finanziari vincolanti, con l’obiettivo di creare le condizioni per progetti sperimentali. Tra le attività previste c’è l’accesso a finanziamenti europei per infrastrutture U-space portuali e la predisposizione di bandi o partenariati pubblico‑privati. La logica è pratica: testare, misurare e tradurre i risultati in processi ripetibili.
La replicabilità riguarderà mappatura delle Zone Geografiche UAS, standard operativi, soluzioni di formazione e profili di interoperabilità dei dati. In sostanza, si cerca di mettere in fila le procedure che consentono a un altro porto di adottare lo stesso schema con tempi e costi prevedibili.
Tra i prossimi passi concreti figurano la mappatura delle Zone Geografiche UAS, l’avvio dei workshop tecnici, la progettazione del pilota sanitario e la presentazione formale della richiesta di U-space. Rimane invece aperto il dettaglio tecnico finale su rotte, altitudini operative, corridoi di emergenza e interfacce con la logistica portuale: saranno le fasi progettuali a definire parametri precisi. Quel dettaglio potrà cambiare la portata operativa dell’iniziativa: non solo strumenti aerei, ma la costruzione di un’infrastruttura digitale che modifica il controllo e la protezione del perimetro portuale.
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