Nautica: il punto di fine anno 2016
Di Daniele Motta
Di Daniele Motta
Il 2016 è stato sicuramente l’anno delle conferme e di alcune novità, alcune di fatto arrivate ed altre in attesa di varo.
Per quanto riguardano le “conferme”, almeno leggendo i dati pubblicati da UCINA in occasione dell’assembleapubblica svoltasi a Roma con il tema “La Nautica riparte. Ripartiamo con la Nautica”, sembra per l’appunto confermato il trend di crescita del mercato per l’anno nautico 2015/2016.
Nel merito i dati forniti dall’ufficio studi di UCINA sottolineano +13% del fatturato globale con un trend che si prospetterebbe stabile fino alla chiusura dell’anno in corso. A questo si aggiunge anche una consistente percezione, da parte del 73% degli addetti ai lavori, i quali stimerebbero per il prossimo anno anche una ulteriore crescita fino al 20%.
Ai numeri, più o meno condivisibili asseconda dei punti di vista di chi il settore lo vive da diversi ambiti, rimane però la certezza delle date per il prossimo salone: anche per il 2017 il salone nautico Internazionale di Genova andrà in scena dal 21 al 26 settembre, confermando di fatto la scelta di anticiparne l’apertura a settembre come per il 2016.
Sul fronte normativo, non meno importante se si pensa all’impatto che ha sempre avuto nel settore, emergono senz’altro le due più fondamentali novità che erano previste per il 2016.
La prima, per altro resa effettiva dalla pubblicazione in gazzetta ufficiale avvenuta lo scorso 12 settembre, vede e vedrà dalla prossima stagione l’assenza dei corpi di polizia (Carabinieri e Polizia di Stato) con proprio naviglio ad effettuare i compiti di “sicurezza del mare”. Infatti sarà la sola Guardia di Finanza ad assorbire tali attività, prima condivise anche con i Carabinieri e la Polizia di Stato. Tuttavia rimarranno invariati compiti e attribuzioni della Guardia Costiera, la quale di fatto continuerà ad avere il medesimo ruolo istituzionale.
La novità oltre che ad avere ovvii e sensati motivi di praticità e di economia potrebbe anche più semplicemente razionalizzare la stessa mole di controlli che molti operatori, diportisti in particolare, hanno da sempre guardato con comprensibile ed in parte giustificata negatività.
Altra novità normativa attesa ma non partorita in tempo per il 2016 (sispera che lo sia almeno prima dell’inizio della prossima stagione ndr), era ed è l’attesissima riforma del codice della nautica.
Gli elementi in discussione riguarderebbero infatti la semplificazione amministrativa, includendo in questo senso quella riconducibile al diporto commerciale e alle unità iscritte nel registro internazionale, la regolamentazione delle attività di locazione per i natanti, patenti, dotazioni, destinazione d’uso per le strutture demaniali operanti nel rimessaggio delle piccole unità e nell’inserimento della cultura del mare nei programmi scolatici.
Tutti argomenti tutt’altro che di secondo rilievo (e non ulteriormente procrastinabili) fin tanto che oltre a vendere nuove imbarcazioni il mercato italiano deve necessariamente crescere e prosperare anche nell’effettivo esercizio di tutte le attività imprenditoriali, ed economiche in generale, riconducibili alla stessa pratica della navigazione.
Infine, ma non in ordine di importanza, è stato anche l’anno della brexit inglese la quale ha anche lasciato, almeno per il momento, molte incertezze anche sulla nautica, ma a livello mondiale.
Ad esempio c’è chi nel settore ipotizza “la ridiscussione della centralità londinese per i broker e le assicurazioni, gli studi legali e gli arbitrati, con la possibile parcellizzazione di queste attività” (cfr. TTM di settembre-ottobre 2016); fattore quest’ultimo che metterebbe in seria discussione molte pratiche che da decenni costituiscono un vero e proprio punto di riferimento nel panorama marittimo internazionale.
In aggiunta a questo c’è anche tutta l’incertezza riguardo alla sorte del registro inglese (per quanto riguarda la stessa registrazione delle unità) il quale è ormai da 6 mesi in una situazione di oggettivo stallo che interessa migliaia di armatori, sia piccoli che grandi, che issano la Red Ensign.
Dunque un 2016 italiano sostanzialmente non negativo ma che vede ancora molta strada da fare per assurgere ad un nuovo livello di consapevolezza e qualità da parte di tutti gli operatori (anche istituzionali) del cluster marittimo fino arrivare e superare (si spera) i precedenti livelli di mercato e di occupazionalità del settore, ormai assai lontani rispetto a quelli vissuti quasi un decennio fa.
Daniele Motta
Perito e Consulente Navale
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