The Ocean Race Atlantic: terzetto di testa allunga a metà
Clapcich, Meilhat e Shiraishi mantengono vantaggi in un Nord Atlantico che mette a dura prova gli IMOCA
Clapcich, Meilhat e Shiraishi mantengono vantaggi in un Nord Atlantico che mette a dura prova gli IMOCA
A metà del percorso di 3.000 miglia tra New York e Lorient, il trio formato da Team Francesca Clapcich powered by 11th Hour Racing, United by the Ocean e DMG MORI Global One guida la flotta. Mare formato, raffiche oltre i 30 nodi e una successiva zona di venti leggeri stanno rimodellando la classifica: inseguitori come Team Malizia, Embrace the Challenge e MSIG Europe affrontano danni tecnici, riparazioni in navigazione e condizioni opposte che potrebbero riaprire la regata.
6 settembre 2026. A metà Atlantico, con la flotta distribuita su oltre 430 miglia est‑ovest, The Ocean Race Atlantic mostra i segni della sua doppia natura: alcuni IMOCA corrono sul limite, altri lottano con attrezzature provate dal mare.
Alle 12:00 UTC / 14:00 CEST la flotta segnava la metà del percorso: 1.500 miglia verso Lorient e 1.500 verso New York. In testa si confermano Team Francesca Clapcich powered by 11th Hour Racing (USA), United by the Ocean (FRA) e DMG MORI Global One (JPN), rispettivamente prima, seconda e terza, con distacchi misurati in decine di miglia e una gestione del rischio che sta dettando ogni scelta a bordo.
Sul ponte di Team Francesca Clapcich l'attenzione non è solo sui nodi esibiti dal GPS ma su come gli angoli delle onde colpiscono la chiglia e il ponte. Francesca Clapcich parla di giorni che hanno poco a che vedere con la pura potenza del vento: il problema è l'inerzia delle onde che ribattono la barca, costringendo allineamenti continui e piccoli aggiustamenti che consumano energie nervose più che fisiche. Quando il ritmo delle manovre si dilata e l'alimentazione diventa un'operazione complicata, la capacità di decisione si assottiglia.
Giornate così mettono alla prova i turni di guardia: brevi sonni interrotti, rituali di sicurezza che non ammettono distrazioni, e quella sottile stanchezza che rende ogni scelta tattica più rischiosa. Mangiare diventa un problema pratico: cibi pronti e facile assimilazione prendono il posto di pasti elaborati.
Paul Meilhat su United by the Ocean racconta la stessa partita vista da una posizione mediana della flotta. Il sogno è navigare su mare meno increspato per creare velocità costante; la realtà è una transizione meteo che impone compromessi continui tra spinta e controllo. La bonaccia prevista in avvicinamento è una variabile chiave: può comprimere i distacchi e trasformare la gestione quotidiana in un banco di prova per chi sa riparare e saper dosare gli sforzi della barca.
DMG MORI Global One, con Nicolas Lunven a bordo, mostra come la scelta d'assetto sia un esercizio di equilibrio. Navigare al traverso con vento reale tra gli 80 e i 90 gradi e raffiche a 30‑35 nodi impone spesso di mollare scotte per evitare ingavonamenti e sovraccarichi. Ogni metro quadro di vela in più tradotto in velocità può significare carichi cresciuti su attrezzature già sollecitate.
Più indietro, Team Malizia di Boris Herrmann paga il tempo perso per riparare i comandi del pistone del foil: quella finestra di rallentamento ha dato spazio al terzetto di testa per allungare. Herrmann mantiene la rotta, calibrando il recupero sulle oscillazioni del vento e sperando di sfruttare ogni apertura verso condizioni più favorevoli.
Embrace the Challenge (SUI), guidata da Oliver Heer, affronta un intervento sulla randa: uno strappo lungo la balumina ha imposto di ammainare la vela al buio, rimandando la riparazione alle prime luci. Liz Wardley coordina l'operazione, che si svolge con strumenti e materiali limitati: ricucitura, rinforzi con tessuto autoadesivo e sigillanti specifici. Un solo tentativo veramente efficace a disposizione significa che ogni gesto deve essere preciso, misurato, quasi chirurgico.
La situazione di MSIG Europe (NZL), con Conrad Colman al timone, è invece segnata da venti deboli e mare lungo che fanno sbattere la prua e generano strattoni continui. Qui il problema non è la velocità, ma la mancanza di potenza che porta a oscillazioni indesiderate e picchi di carico su attrezzature che non lavorano fluide.

Nel cuore della traversata i leader devono gestire due leve opposte: sfruttare i 20‑25 nodi da sud per tenere velocità tra 20 e 30 nodi, e al tempo stesso preservare scafi e foil da sollecitazioni estreme. Spingere oltre significa guadagnare, ma anche aumentare l'esposizione a cedimenti. Questo equilibrio determina le decisioni: ridurre superficie velica, cambiare angolo di barra, o accettare una velocità inferiore per limitare i picchi di carico.
Per gli inseguitori, la finestra di venti deboli è una chiamata strategica. Una bonaccia ben posizionata può comprimere i distacchi e trasformare l'attuale «allungo» in una nuova partenza della regata. Chi ha saputo mantenere materiali e uomini pronti alle riparazioni avrà un vantaggio pratico: riparare bene oggi significa avere una possibilità reale domani.
Intanto, fuori dalla singola tappa ma significativo per la serie sprint, Team Malizia ha dominato la Super Sprint di domenica, centrando la terza vittoria su cinque prove sprint e guidando la classifica della serie; DMG MORI Global One è secondo nella graduatoria giornaliera.
Il centro dell'Atlantico sta quindi mettendo in scena una dialettica tra potenza e fragilità: scafi che spingono limiti progettuali e equipaggi che devono fare i conti con piccoli fallimenti quotidiani, riparazioni in equilibrio tra efficacia e rischio, e decisioni prese con sonno scarso e vista corta sull'orizzonte. Le prossime 48 ore saranno decisive per chi saprà spostare il bilancio della regata senza compromettere l'integrità dell'imbarcazione o la capacità di riparare in mare.
Codice di progetto: IMOCA.
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