The Ocean Race Atlantic: Team Malizia resiste tra guasti
Dopo 48 ore di navigazione irregolare la flotta IMOCA è compressa: cinque barche in lotta mentre si avvicina una profonda depressione atlantica
Dopo 48 ore di navigazione irregolare la flotta IMOCA è compressa: cinque barche in lotta mentre si avvicina una profonda depressione atlantica
Dopo 24 ore complesse Team Malizia mantiene la leadership nonostante raffiche, imprevisti tecnici e uno scontro tattico con United by the Ocean e 11th Hour Racing. I primi cinque IMOCA navigano ravvicinati verso il bordo avanzato di una depressione che determinerà la prossima fase della regata transatlantica New York–Lorient.
The Ocean Race Atlantic entra nella seconda giornata con la leadership di Team Malizia sotto pressione: vento che cambia direzione a tratti, celle temporalesche e un guasto al ballast di prua hanno compresso la flotta in poche decine di miglia. C'è una tensione palpabile sul ponte: pochi nodi di vantaggio ed errori di posizionamento valgono miglia e, ora, la classifica.
La flotta ha incrociato salti di vento legati a celle temporalesche. Per non lasciare che l'acqua in testa spezzasse il passo, Team Malizia ha dovuto salire più a nord, una scelta che ha ridotto il vantaggio ma ha evitato raffiche più severe. A sud, chi ha mantenuto rotta più conservativa — su un corridoio di vento più stabile — ha guadagnato metri: United by the Ocean di Paul Meilhat e 11th Hour Racing di Francesca Clapcich hanno approfittato del minor rischio sulla rotta meridionale per rimontare con passo costante.
Il racconto a bordo evidenzia una serie di venti troppo da prua e prestazioni compromesse. La rotta teorica a 150–160 gradi è diventata impraticabile in più occasioni; la scelta è stata allora limitarsi a massimizzare la velocità istantanea, mantenere la barca integra e aspettare una finestra di vento più favorevole. Brevi scatti di velocità alternati a momenti di cautela: il ritmo non è mai stato uniforme.
Il problema più concreto per i tedeschi è stato lo stacco del portello d'ispezione del ballast di prua dopo violente impennate sulle onde. I sensori hanno segnalato anomalie nel livello e lo skipper Boris Herrmann ha ordinato un controllo immediato. Pochi minuti dopo la prua conteneva circa 200 litri d'acqua: una quantità significativa per un foiler in queste condizioni.
La soluzione adottata è stata pratica e rapida: smontare il portello del ballast di poppa e rimontarlo a prua, prosciugare il compartimento e ricaricarlo. L'operazione ha ripristinato la funzionalità, ma ha lasciato la poppa vulnerabile. È stata una scelta obbligata, fatta per mantenere la tenuta idraulica e la stabilità della barca. La parola d'ordine a bordo è stata pragmatismo: riparare adesso per non compromettere la traversata.
Quel passaggio di componenti — una vera e propria cannibalizzazione — ha inciso sui tempi e ha imposto andature più caute nelle ore successive. Il risultato pratico si è visto subito: i rivali hanno ridotto il gap, prima lentamente, poi quasi azzerandolo. Dove prima c'era un margine di sicurezza, ora c'è una corsa a chi rimarrà più lucido al giusto lato del fronte.
Al centro della contesa ora c'è il posizionamento rispetto alla depressione che si sta formando. L'obiettivo tattico è chiaro: piazzarsi sul bordo avanzato del fronte per essere spinti verso est quando il vento entrerà deciso. Rimanere appena indietro significa invece entrare nella zona più dura del sistema, con vento e onde che crescono e che mettono sotto stress strutture e attrezzature fragile dei foiler.

Nel pomeriggio i primi cinque IMOCA viaggiavano tra i 12 e i 19 nodi, con venti meridionali da 12 a 18 nodi — una finestra utile per accumulare terreno malgrado un'onda lunga di prua giudicata fastidiosa da tutti gli equipaggi. Paul Meilhat ha sintetizzato il compromesso: condizioni scomode ma veloci, da sfruttare prima dell'arrivo pieno del fronte. Fare la scelta giusta adesso significa giocarsi miglia preziose; sbagliare, significa affrontare un salto di vento che molte attrezzature non gradiscono.
Alle 14:00 CEST/12:00 UTC la classifica temporanea segnalava Team Malizia con 11 miglia su United by the Ocean, mentre 11th Hour Racing occupava la terza posizione a ulteriori 9 miglia. Dietro, DMG MORI Sailing Team con Kojiro Shiraishi e Embrace the Challenge di Oliver Heer erano rispettivamente a 42 e 47 miglia dalla testa. È una flotta compressa: poche decine di miglia separano chi comanda dal resto, ma ogni manovra ora pesa il doppio.
Un caso a parte è stato MSIG Europe di Conrad Colman, che ha perso contatto dopo un blocco dell'avvolgifiocco. La necessità di scendere nel letto del vento per riparare ha tolto circa 30 miglia alla barca neozelandese, dimostrazione di quanto una singola riparazione possa costare caro in questa fase della regata.
Oltre al posizionamento, pesano le scelte sui ballast, il modo in cui si impostano i veleggiamenti e la capacità di eseguire riparazioni rapide senza perdere troppo passo. Nelle prossime ore la profondità della depressione e la traiettoria del fronte determineranno chi sarà premiato e chi invece pagherà pegno in termini di usura e danni.
Nel pomeriggio si è disputata anche la Super Sprint di 20 minuti: Team Malizia ha vinto davanti al DMG MORI Sailing Team, con MSIG Europe sorprendentemente terza. Più che una classifica, è stato un colpo d'ossigeno morale: gli sprint corti servono a testare assetti e reattività dell'equipaggio prima che le condizioni peggiorino.

A questo si somma l'elemento umano: i turni di guardia, la gestione della fatica, la capacità di compiere interventi sotto pressione. A bordo si alternano decisioni rapide e piccoli gesti ripetuti centinaia di volte, ognuno con un peso specifico. Il bilancio delle prime 48 ore ritrae una flotta compressa, pronta a trasformare poche miglia in vantaggio duraturo o, al contrario, a dilapidare posizioni per un guasto o una scelta sbagliata.
La scena si richiuderà sulla stessa tensione della partenza: la depressione atlantica in arrivo resta la variabile capace di sovvertire tutto. La domanda aperta è semplice e tagliente: quale team reggerà la combinazione di vento, mare e usura tecnica e convertirà la tensione in risultato?
Un rapido raffronto: in regate recenti guasti simili hanno ribaltato classifiche in poche ore, ricordando che in oceano il margine di errore è piccolo e che la gestione dell'emergenza spesso pesa più della velocità pura.
Fonte: [https://www.theoceanrace.com]
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