The Ocean Race Atlantic: foil danneggiato su 11th Hour Racing
Guasto al meccanismo del foil sinistro complica le ultime miglia verso Lorient: recupero in corso ma la lotta per il podio resta nervosa
Guasto al meccanismo del foil sinistro complica le ultime miglia verso Lorient: recupero in corso ma la lotta per il podio resta nervosa
Un guasto al sistema di regolazione del foil sinistro ha costretto 11th Hour Racing a rallentare nelle fasi finali della The Ocean Race Atlantic. Dopo un ritardo fino a oltre 10 miglia da United by the Ocean, l’equipaggio ha avviato riparazioni d’emergenza e sta recuperando terreno grazie a una rotta più al largo e a vento più sostenuto; la vittoria rimane apertissima verso il traguardo di Lorient.
The Ocean Race Atlantic apre con un dettaglio tecnico che pesa: il sistema di regolazione dell’inclinazione del foil sinistro su 11th Hour Racing si è rotto lasciando l’appendice in posizione fissa, con il risultato che il foil non può più variare l’angolo operativo durante la scorrimento ad alta velocità.
La rotta verso la zona di esclusione a largo di Ushant ha trasformato il guasto in una variabile strategica. Riparazioni in navigazione hanno assorbito tempo e risorse dell’equipaggio, provocando un rallentamento che ha portato la barca a perdere oltre 10 miglia su United by the Ocean e a scivolare rispetto a DMG Mori Global One. Un distacco che, sulle ultime miglia di una transatlantica, pesa più dei numeri su carta.
Il meccanismo danneggiato controlla l’angolo del foil: senza la possibilità di modificarne l’incidenza, il foil rimane bloccato. In pratica, la barca perde la capacità di modulare il lift in risposta a variazioni di vento e assetto, con effetti immediati sulla velocità massima, sulla tendenza al cavitare e sulla stabilità laterale. Durante le raffiche o nei buchi di vento, l’assenza di un trim variabile rende più difficile mantenere il foil in porto senza oscillazioni di carico.
L’equipaggio — composto da Francesca, Alberto Bona, Elodie-Jane Mettraux, Will Harris e il reporter di bordo Julien Champolion — ha condotto interventi in navigazione che hanno limitato l’impatto operativo: la regolazione variabile non è stata ripristinata, ma sono state adottate soluzioni temporanee per contenere il peggioramento delle prestazioni. Il costo è stato tempo perso e decisioni tattiche più conservative in una finestra di regata già tesa.
La scelta di proseguire leggermente più al largo si è rivelata utile: trovare una fascia di vento più consistente ha permesso a 11th Hour Racing e a United by the Ocean di recuperare velocità nonostante il foil non regolabile. Questa opzione tattica ha sfruttato la relazione tra vento vero e vento di superficie, compensando in parte il deficit meccanico con vantaggi aerodinamici e una migliore incidenca delle vele sul carico d’onda.
Al momento delle rilevazioni, United by the Ocean si trovava a meno di due miglia da DMG Mori Global One; 11th Hour Racing seguiva a poche miglia, con velocità superiore rispetto ai concorrenti immediatamente davanti. Dietro, Team Malizia — con Boris Herrmann al timone — restava a meno di 20 miglia dal leader, segnando come la classifica termini in pochi minuti o poche miglia.
La gestione del personale a bordo è diventata cruciale: turni di guardia calibrati per mantenere lucidità e prontezza nelle manovre, con attenzione alle brevi finestre in cui un’accelerazione o una scelta di rotta possono tradursi in un recupero decisivo. La strategia operativa si è spostata su un equilibrio tra spinta e conservazione: spremere la barca quando le condizioni lo permettono, risparmiare appendici e vigore umano quando la situazione lo impone.

Dal punto di vista tecnico, convivere con un foil bloccato impone compensazioni continue: assetto scafo rivisto per ridurre l’angolo di incidenza, trim delle vele riparametrato per limitare i carichi sull’appendice danneggiata, e un timing delle manovre studiato per evitare sollecitazioni eccessive che favoriscano la cavitazione. Le riparazioni hanno permesso la prosecuzione della navigazione ma non hanno azzerato il gap prestazionale: il recupero passa per scelte meteorologiche e tattiche mirate a sfruttare micro-fenomeni locali.
La giornata conclusiva mette sotto la lente le cartografie elettroniche: sovrapposizione dei campi di vento, correnti e traiettorie determineranno le opportunità disponibili. Gli scenari possibili oscillano tra una chiusura ad alta velocità, con foils costantemente in portanza, e una fase tattica in cui il vento calerà e la lettura delle correnti diventerà predominante. In questi momenti, rapidità nelle manovre e gestione manuale delle appendici possono decidere la contesa.
Non manca la dimensione umana: l’equipaggio parla di dati raccolti utili per le prossime regate, di determinazione a spingere fino all’ultimo metro e di preferenza per finali serrati rispetto a lunghe fasi isolate. Dopo un guasto tecnico rilevante la tensione si è alzata; la successione di scelte tattiche, fatica e micromanagement meccanico deciderà chi salirà sul podio.
Il dato pratico rimane questo: dopo oltre 3.000 miglia, si decide tutto nelle ultime miglia. Differenze di alcuni minuti o poche miglia possono tradursi in posizioni diverse sul podio. Quanto peserà questo guasto nei risultati finali e quale eredità tecnica lascerà nelle scelte operative dei team per le regate future
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