Sicilia coste: 70% vive in fascia costiera
Convegno a Ortigia sul rischio di sommersione e sulla governance integrata delle aree costiere
Convegno a Ortigia sul rischio di sommersione e sulla governance integrata delle aree costiere
In Sicilia il 70% della popolazione risiede lungo la fascia costiera: a Ortigia esperti e istituzioni hanno messo a confronto strumenti di pianificazione e governance — dal Piano del Mare 2023-2025 al Protocollo ICZM — per affrontare il rischio di perdita di territorio nei prossimi 70-80 anni, rafforzare monitoraggi, banche dati e il coinvolgimento delle comunità.
Sicilia coste non è solo un'etichetta geograficamente comoda: descrive una realtà quotidiana per la maggior parte degli abitanti dell'isola. Quattro persone su cinque vivono lungo il litorale, dove gli elementi naturali, le infrastrutture portuali e i centri storici si intrecciano strettamente con l'economia locale. A Ortigia, il confronto promosso dall'Area Marina Protetta del Plemmirio insieme al Centro Nazionale di Studi Urbanistici e agli Ordini degli Ingegneri di Catania e Siracusa ha provato a trasformare consapevolezza tecnica in linee di azione concrete.
Il dibattito non era teorico: le conferenze sono state accompagnate da cartografie, slide tecniche e osservazioni sul campo. Le scalette in pietra bagnate dallo spruzzo del mare e i punti d'attracco segnano in modo visibile il limite tra città e mare, un confine che sta cambiando. Il tavolo di lavoro aveva lo scopo preciso di mettere in relazione discipline diverse attorno a una regia operativa, con l'obiettivo di passare dalla diagnosi alla pianificazione attiva.
Il Piano del Mare 2023-2025 è pensato come l'ossatura per una cabina di regia in grado di armonizzare politiche nazionali e indirizzi europei. L'intento è definire macro-obiettivi politici che guidino interventi coerenti nel lungo periodo, integrando tutela ambientale, infrastrutture e sviluppo economico. La cabina di regia dovrà fare da punto di sintesi: coordinare attori diversi, stabilire priorità e tradurre gli obiettivi in strumenti operativi, cronoprogrammi e criteri per l'allocazione delle risorse.
Il deposito, avvenuto il 2 gennaio 2026, dello strumento di ratifica del Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere (ICZM) ha fornito un quadro formale di riferimento. Il protocollo è entrato in vigore il 1° febbraio 2026, segnando il passaggio dell'Italia verso una gestione cooperativa delle coste del Mediterraneo e collocandola tra le Parti contraenti della Convenzione di Barcellona. La piena applicazione del protocollo richiede ora traduzioni operative a livello regionale e locale: strumenti di pianificazione aggiornati, procedure di coordinamento e linee guida per l'attuazione.
La trasformazione dei litorali non è lontana nel tempo: la comunità scientifica indica che nei prossimi 70-80 anni una parte significativa della fascia costiera sarà sommersa. In Sicilia la quota di popolazione concentrata sulla costa rende la questione più acuta: il 70% della popolazione vive lungo la fascia costiera. A livello nazionale, i comuni litoranei — pur coprendo il 14% del territorio — ospitano il 28,4% della popolazione italiana, un segno chiaro di quanto il rapporto tra città e mare sia critico per la pianificazione.
Questa fotografia impone scelte di pianificazione che vadano oltre l'intervento tampone. Significa ripensare insediamenti, aggiornare cartografie di rischio, progettare adattamenti infrastrutturali con prospettive pluridecennali e prevedere strategie di contenimento o ricollocazione. La sfida è combinare dati ambientali, urbanistici ed economici in percorsi decisionali che anticipino gli effetti invece di inseguirli.
Dalle sessioni tecniche sono arrivate indicazioni chiare su cosa mettere subito in cantiere. Tra le priorità individuate figurano:
Accanto alla lista tecnica, sono emerse questioni operative: la necessità di protocolli per lo scambio dei dati, criteri univoci per la valutazione del rischio, e indicazioni su come mettere in campo interventi pilota replicabili. È stato sottolineato il valore di testare soluzioni su scala ridotta prima di generalizzarle lungo tutto il litorale.
Il convegno ha ricordato che senza consenso sociale anche il progetto più solido resta sulla carta. Il principale ostacolo non è solo tecnico o finanziario: è culturale. La resistenza delle comunità a cambiamenti che toccano usi consolidati, proprietà e routine urbane può bloccare ogni iniziativa. Per questo la comunicazione è stata presentata come area d'intervento non secondaria: trasparenza nei processi decisionali, percorsi partecipati e strumenti che permettano alle comunità di comprendere rischi e benefici sono elementi indispensabili per costruire accettazione.
Ascolto attivo, consultazioni aperte e percorsi che mettano cittadini, professionisti e istituzioni sullo stesso piano sono stati indicati come pratiche necessarie per tradurre il confronto in decisioni condivise. La politica locale è chiamata a fare passi concreti: seminari pubblici, report accessibili e momenti di co-progettazione sono strumenti che possono facilitare il passaggio dalla tensione alla collaborazione.
La discussione ha tenuto insieme due livelli: la necessità di una regia unica e il rispetto delle specificità locali. Gli ordini professionali hanno richiamato la funzione operativa della pianificazione urbana ed edilizia, mentre le aree marine protette hanno ribadito il valore delle misure basate sulla natura come prima linea di difesa. Serve un equilibrio: procedure e obiettivi comuni senza appiattire le soluzioni sulle caratteristiche territoriali.
La richiesta ai decisori è stata precisa: trasformare le analisi e le proposte raccolte in documenti operativi. Per chi governa significa mettere nero su bianco indirizzi, impegni finanziari e criteri di valutazione. I prossimi passi indicati a conclusione del convegno riguardano l'elaborazione di programmi, l'allocazione di risorse e l'avvio di interventi pilota che possano diventare modelli replicabili su altre parti della costa siciliana e del Mediterraneo.
Ortigia ha fornito un momento di sintesi tra scienza, professioni e istituzioni: resta ora da verificare in tempi certi se le raccomandazioni diventeranno progetti finanziati e cantierabili. Sul tavolo ci sono scelte complesse, decisioni finanziarie e politiche da assumere: la capacità di trasformare gli indirizzi in pratiche misurabili definirà l'efficacia degli sforzi messi in campo.
Dettagli: il convegno ha raccolto contributi tecnici e proposte operative da istituzioni, ordini professionali e centri di ricerca, ribadendo la necessità di una gestione integrata e tempestiva della fascia costiera.
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