Sentinella Blu: laboratorio di legalità e monitoraggio a Crotone
Il motoveliero confiscato agli scafisti è arrivato all’Area Marina Protetta Capo Rizzuto per una tappa della campagna Mare di Legalità
Il motoveliero confiscato agli scafisti è arrivato all’Area Marina Protetta Capo Rizzuto per una tappa della campagna Mare di Legalità
Il motoveliero Sentinella Blu, confiscato nel 2024 e recuperato dalla Lega Navale Italiana, è approdato a Crotone per svolgere attività di monitoraggio ambientale nell’Area Marina Protetta Capo Rizzuto. A bordo biologi, tecnici e volontari utilizzeranno una sonda multiparametrica e l’app iNaturalist-NauticAttiva per rilevare parametri fisico-chimici e localizzare rifiuti marini; la tappa rientra in una rotta nazionale che si concluderà a Trieste in ottobre.
Sentinella Blu è arrivata a Crotone con un carico concreto: dati ambientali da raccogliere e il destino di una barca sottratta alla criminalità. L’approdo, avvenuto il 30 luglio 2026, apre una serie di missioni di monitoraggio nell’Area Marina Protetta Capo Rizzuto, uno dei tratti di mare più ricchi di biodiversità del Mediterraneo. È una scommessa pratica: trasformare un relitto di illegalità in uno strumento di conoscenza.
La transizione dall’uso criminoso a funzione pubblica è il filo rosso della campagna. L’imbarcazione, un motoveliero in ferro di 16 metri varata nel 1974 nel Mar Baltico e confiscata nel 2024, è stata recuperata e riassegnata alla Lega Navale Italiana per attività di ricerca, educazione ambientale e diffusione della cultura della legalità. Il recupero non è stato un gesto simbolico fine a sé stesso: è stato seguito da una conversione tecnica e operativa portata avanti da volontari.
Da subito il programma dei giorni successivi prevede prelievi e rilevamenti. A bordo saliranno biologi ed esperti dell’AMP Capo Rizzuto con i soci della Lega Navale di Crotone. Una sonda multiparametrica misurerà temperatura, salinità, ossigeno disciolto, pressione e conduttività: parametri utili per valutare lo stato degli ecosistemi marini del Mar Ionio e per individuare eventuali anomalie da indagare con successive campagne mirate.
Le operazioni alterneranno rilevazioni in mare aperto e misure lungo i tratti costieri di competenza dell’Area Marina Protetta. Ogni stazione di misura verrà registrata con coordinate precise; i campioni d’acqua saranno catalogati e confrontati con serie temporali già esistenti per evidenziare trend stagionali o segnali di cambiamento. Non si tratta solo di prendere valori isolati: si costruisce continuità informativa.
Le osservazioni saranno integrate dall’uso dell’app iNaturalist-NauticAttiva, frutto della collaborazione tra Lega Navale e ricercatori universitari. L’app serve a geolocalizzare oggetti inquinanti in mare e sulle coste e a mettere insieme una banca dati georeferenziata degli impatti antropici. In pratica: foto, coordinate e note dallo smartphone diventano pezzi di una mappa consultabile dagli addetti ai lavori.
La tappa di Crotone è la seconda di una rotta nazionale. Dopo la missione iniziale a Siracusa, il motoveliero toccherà Brindisi, Bari e Ancona, con arrivo previsto a ottobre a Trieste durante la Barcolana, quando saranno messi a confronto i risultati raccolti e l’unità verrà intitolata alla memoria di una vittima delle mafie, come le altre imbarcazioni della cosiddetta “flotta della legalità”.
La conversione dell’imbarcazione è stata curata dai volontari della Lega Navale Italiana, coordinati da Agatino Catania. Il lavoro ha riguardato la messa in sicurezza, l’installazione delle attrezzature scientifiche e la predisposizione degli spazi per attività didattiche. Volontari e tecnici hanno adattato la piattaforma a una duplice funzione: laboratori mobili e aula galleggiante per le scuole.

In Calabria la Lega Navale gestisce cinque imbarcazioni recuperate e dedicate alla memoria: Eva I (Reggio Calabria), Ocean Dream (Palmi), Cicci (Locri), Ezio (Locri) e Cenide (Villa San Giovanni). Ogni unità affianca percorsi di inclusione sociale, formazione nautica e iniziative pubbliche che legano il ricordo delle vittime a pratiche concrete di cittadinanza attiva.
All’arrivo a Crotone il Presidente della Lega Navale Italiana, Donato Marzano, ha posto l’accento sull’utilità pratica del progetto: dalla sottrazione di beni alla loro conversione in risorse per collettività e ricerca. Ha messo in rilievo la rete di collaborazione con istituzioni, enti scientifici e associazioni locali e la necessità di dati affidabili per leggere l’evoluzione dello stato delle acque.
Il Sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, ha interpretato l’approdo del motoveliero come un segnale per il territorio: un’occasione per consolidare pratiche di tutela del patrimonio marino e per coinvolgere le nuove generazioni in attività di responsabilità civica. La città si prepara a ospitare percorsi didattici e visite a bordo.
Il Presidente della Provincia e responsabile dell’AMP Capo Rizzuto, Antonio Ammirati, ha ricordato la necessità di dotare le politiche di gestione di dati scientifici: le misure raccolte a bordo di Sentinella Blu saranno impiegate per pianificare interventi mirati, valutare priorità di conservazione e affinare strategie di sorveglianza costiera.
L’Assessore regionale con delega a legalità e ambiente, Antonio Montuoro, ha sottolineato il valore simbolico della riattribuzione del bene: il passaggio da strumento di illegalità a presidio di ricerca e tutela ambientale è anche un messaggio civico che unisce memoria, partecipazione e operatività.

Sul piano operativo la campagna unisce monitoraggio, divulgazione e formazione. Oltre alle misure chimico-fisiche, sono previste attività di citizen science rivolte a scuole e comunità locali: laboratori pratici, uscite in mare e azioni di pulizia costiera che rendono tangibile il legame tra raccolta dati e responsabilità collettiva.
La rotta verso Trieste, con tappe nel Sud e sul versante adriatico, chiuderà il ciclo di missioni programmate: tuttavia i dataset raccolti entreranno nelle banche dati delle aree protette e saranno uno strumento operativo per università, associazioni e centri di ricerca per sviluppare nuove progettualità condivise.
Il motoveliero è entrato nel porto di Crotone non solo come simbolo di rinascita di un bene sottratto alla criminalità, ma come piattaforma di osservazione e azione. Il primo compito resta concreto: ottenere misure affidabili sull’acqua del Mar Ionio e restituire quei risultati alle politiche di tutela. Si chiude così il ciclo ideale che parte dalla sottrazione di uno strumento illecito e arriva alla restituzione di conoscenza alla collettività.
La scena iniziale — il varco del motoveliero nel porto di Crotone con tecnici e volontari pronti a dispiegare sonde e strumenti — torna a chiudere il racconto. Quel momento indica che un atto amministrativo può trasformarsi in attività operative misurabili; la campagna continua e la partenza verso Brindisi è già fissata, ma a Capo Rizzuto resta un primo patrimonio concreto: dati, pratiche condivise e persone pronte a usarli.
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