SailGP Sassnitz: Australia vince, Northstar secondo
Due giorni di regate sull'F50 a Sassnitz confermano la bontà del campo di gara e la solidità della formula a fleet split
Due giorni di regate sull'F50 a Sassnitz confermano la bontà del campo di gara e la solidità della formula a fleet split
A Sassnitz, nella tappa della Season 6 di SailGP, le condizioni di vento fino a 25 nodi e una pioggia improvvisa hanno messo alla prova gestione e tattica. Ha vinto l'Australia in finale, con il team canadese Northstar secondo. La manifestazione ha registrato alta affidabilità tecnica dell'F50 e 15.000 spettatori in grandstand.
24 agosto, SailGP Sassnitz: due giorni di racing, vento sui 25 nodi e una pioggia che ha annullato la brezza in più di un momento. Così si è svolta la tappa valida per la Season 6 di SailGP.
Il campo di gara tedesco, scoperto dal circuito nella passata stagione, ha mostrato il suo carattere: boe vastissime, corridoi aperti e venti forti ma instabili. La prestazione più vistosa è stata la misura di velocità sull'acqua: il limite segnato lo scorso anno è stato superato da DS Automobiles France, che ha toccato i 58,1 nodi (107,63 km/h) su un bear away che ricorda le punte record della flotta.
Con venti di questa entità ogni manovra si paga immediatamente. Precisione nelle virate, timing e controllo della velocità nelle roundings sono stati fattori decisivi. Il percorso, fra i più estesi del circuito, ha amplificato la differenza tra chi sceglieva di spingere costantemente sull'acceleratore e chi invece privilegiava coerenza di rotta e gestione del foiling.
La formula a split fleet, ormai consolidata, ha inciso sulle regate in modo concreto: correre in due gruppi ha ridotto i congestionamenti in partenza e permesso alle singole flotte di sviluppare duelli più puliti. Ne è derivata una serie di prove in cui gli scarti di posizione dipendevano più dalle scelte tattiche che da incidenti di traffico, con duelli testa a testa prolungati e sorpassi decisi nei lunghi tratti al traverso.
La flotta si è presentata con un livello di affidabilità in crescita rispetto alle prime regate della stagione. Gli interventi tecnici rimasti nella memoria sono stati rapidi e mirati: una riparazione dell'ala a una barca poco prima di una partenza, controlli sui daggerboard dopo segnali di vibrazione e qualche reset dei pacchetti dati vento su altre unità. Nulla di paragonabile ai guasti che avevano segnato gare precedenti, quindi il ritmo delle prove è rimasto elevato.
Questa maggiore robustezza ha influito direttamente sulla qualità dello spettacolo: più prove disputate, più confronti diretti fra team, e un calendario di batterie con meno interruzioni tecniche. Per gli equipaggi è stato importante poter contare su interventi rapidi a bordo e su procedure di controllo che limitano i tempi di fermo, così da mantenere alto il livello competitivo per l'intero fine settimana.

La sequenza di prove ha messo in luce la capacità di adattamento delle squadre. La Australia (Bonds Flying Roos) di Tom Slingsby ha dominato le prime prove del Gruppo B con un controllo netto, ma ha pagato il calo di brezza in alcune manche, finendo sesta in una delle prove quando un acquazzone domenicale ha spento il vento per tratti significativi.
Il pass per la finalissima si è deciso con scelte azzardate e manovre chirurgiche: il Northstar canadese ha strappato la qualificazione con una mossa tattica che ha messo sotto pressione avversari più agguerriti, mentre Artemis e la barca tedesca di Deutsche Bank hanno lottato per i piazzamenti intermedi fino all'ultimo miglio. Los Gallos ha ottenuto il posto in finale grazie a una partenza perfetta in una delle ultime prove di gruppo, sfruttando uno spazio minimo nella linea.
La finale si è corsa con 16 nodi, pioggia fitta e visibilità ridotta. Allo sparo gli australiani hanno saputo prendere subito la testa sfruttando un ammucchiamento al vento e allargando la manovra per prendere vantaggio sulla linea di bolina; da lì hanno imposto il loro passo. Dietro, il Canada ha gestito meglio il calo della brezza, conservando la posizione grazie a scelte conservative nei cambi di bordo. La Spagna ha chiuso terza, la Nuova Zelanda quarta dopo una serie di errori di posizione.
Il podio ha inciso sulla classifica generale: l'Australia mantiene la vetta con 76 punti; la Spagna è seconda a 62 punti; Artemis resta terza con 53 punti. Seguono Inghilterra e Stati Uniti appaiati nelle posizioni immediatamente successive, mentre il gruppo si prepara a trasferirsi per le prossime sfide europee.

Il pubblico ha risposto in massa: circa 15.000 spettatori nei due giorni hanno riempito le tribune, creando una cornice rumorosa e vivace sul lungomare. Le tribune affollate, i binocoli puntati verso i bordi di boa e i commenti in diretta hanno contribuito a trasformare le gare in uno spettacolo condiviso, con momenti di grande partecipazione popolare nonostante la pioggia.
La flotta si sposterà ora verso il debutto a Valencia tra due settimane, seguito dall'evento sul Lago di Ginevra. Entrambi i campi imporranno aggiustamenti tecnici: assetti diversi, settaggi dei foil e strategie calibrate per spazi più ristretti o per acque dolci con correnti. I team avranno poco tempo per interpretare condizioni che richiedono approcci opposti rispetto alle larghezze e alle raffiche di Sassnitz.
In porto rimane un'immagine tattile: sale sulla pelle, spruzzi che insaporiscono l'aria e il rumore metallico della lama del foil che taglia l'acqua. È il ricordo immediato di chi ha seguito l'evento dal bordo campo: una sensazione fisica che traduce in esperienza concreta la distanza fra teoria e pratica, e che racconta più di ogni analisi quanto il feeling con la barca e il mare decidano i risultati in un circuito dove ogni dettaglio conta.
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