Pesca Sicilia: Mazara del Vallo guida la strategia
Agripesca porta a Mazara il progetto «Custodi del mare» per affrontare costi, sostenibilità e ricambio generazionale
Agripesca porta a Mazara il progetto «Custodi del mare» per affrontare costi, sostenibilità e ricambio generazionale
Agripesca organizza l'11 luglio a Mazara del Vallo un convegno del Pnt 2025-2027 dedicato alla competitività della pesca in Sicilia. Al centro del dibattito il gambero rosso, l'aumento dei costi del gasolio, la sostenibilità ambientale, il ricambio generazionale e il dialogo tra imprese, istituzioni e ricerca.
Davanti ai banchi delle cassette di gambero, con i motori ancora tiepidi in banchina e l'odore del mare che non si cancella, la discussione sull futuro della Pesca Sicilia prende forma: è qui che Agripesca convoca operatori, tecnici e decisori per l'11 luglio. Il porto di Mazara del Vallo diventa lo spazio fisico dove problemi concreti si confrontano con proposte operative dentro il Pnt 2025-2027.
Il progetto «Custodi del mare» è pensato per attraversare la filiera: dalla barca al mercato, con un'attenzione particolare al gambero rosso. A Mazara la scelta è dettata dalla presenza radicata di imprese specializzate e dalla quotidianità di un porto che vive di pesca: non un'astrazione, ma il luogo dove si misurano costi, tempi e pratiche di lavoro.
Il primo peso che sostengono gli armatori è economico. Il prezzo del gasolio ha compressi i margini di molte imbarcazioni: uscire in mare oggi significa preventivare un conto carburante che incide direttamente sul guadagno netto. A questo si aggiungono spese per la manutenzione, il ricambio delle attrezzature e i costi amministrativi legati alle autorizzazioni.
Accanto ai numeri, ci sono i vincoli spaziali e normativi che riducono la capacità di pesca: aree interdette, stagionalità stringente, limiti di cattura che cambiano di anno in anno. Per molte imprese questi vincoli si traducono in riduzione delle giornate in mare e nella necessità di ripensare rotte e strategie di cattura.
La sfida ambientale incide a doppio: pratiche di pesca meno impattanti richiedono investimenti — spesso attrezzature diverse, ritmi diversi di pesca e sistemi di stoccaggio alternativi — e tempi per essere adottate. Le imprese dicono di voler rispettare la biodiversità, ma chiedono strumenti concreti e risorse per farlo senza compromettere la sopravvivenza economica.
Il mestiere del pescatore non attrae i giovani come una volta. Chi sale oggi su una barca si trova di fronte a orari discontinui, condizioni meteo avverse e una retribuzione che non sempre bilancia il rischio. Il racconto degli operatori è netto: servono percorsi di ingresso più chiari, formazione tecnica che vada oltre le nozioni di base e incentivi che rendano l'avvio di attività meno oneroso.
Un altro punto pratico riguarda l'accesso alla licenza e alla proprietà dell'imbarcazione. Senza strumenti finanziari adeguati e senza piani di mentoring che trasferiscano competenze specifiche — dall'individuazione dei banchi di pesca alle tecniche di conservazione del prodotto — il passaggio generazionale resta incerto e frammentato.
Al convegno saranno presenti rappresentanti istituzionali di primo piano: dirigenti del Dipartimento della Pesca Mediterranea, la Direttrice Generale della Direzione per la Pesca e l’Acquacoltura e figure parlamentari per le conclusioni. La presenza punta a fare due cose contemporanee: ascoltare le esigenze del territorio e tradurle in misure che abbiano scadenze e indicatori misurabili.
La ricerca entra come supporto operativo: università e centri di studio possono validare piani di gestione, calibrare quote e sperimentare attrezzi meno impattanti. In termini concreti significa avviare protocolli di prova, monitoraggi periodici e azioni di tracciabilità che colleghino il banco di pesca al consumatore finale con dati verificabili.
Le proposte che emergono dalla filiera sono pragmatiche. Tra queste: misure di sostegno mirate al costo del carburante, programmi formativi per giovani che prevedano tirocini a bordo e percorsi per ottenere licenze con procedure agevolate. Ci sono inoltre proposte per lanciare progetti pilota su attrezzature a minore impatto e sistemi di tracciabilità della filiera del gambero rosso.
Non è solo una questione di elenchi: ogni misura proposta deve avere tempi, responsabili e indicatori per misurarne l'efficacia. Solo così si potrà intervenire per correggere scelte che non producono risultati.
Per le imprese di Mazara e dell'area occidentale della Sicilia la sfida è concreta e immediata: ridurre l'incertezza dei costi operativi e aprire mercati migliori per specie pregiate come il gambero rosso. Sul piano organizzativo, servono catene di fornitura più snelle, hub di lavorazione vicino ai porti e strumenti di marketing che comunichino la qualità del prodotto.
L'evento sarà anche un test sul metodo. Moderato da Toni Scilla, dirigente nazionale di Agripesca, il convegno combina relazioni tecniche, interventi di operatori e sessioni operative per ricavare una road map attuabile. La giornata punta a produrre richieste formalizzate da inviare ai tavoli decisionali nazionali e a definire scadenze precise per i primi interventi.
Appuntamento: sabato 11 luglio al Mahara Hotel & Wellness di Mazara del Vallo. L'11 luglio sarà il momento in cui le proposte raccolte verranno tradotte in punti d'azione con date di inizio e indicatori. Il primo monitoraggio sull'attuazione delle misure è previsto entro 120 giorni dall'evento.
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