Nave Italia: tredici studenti a bordo per inclusione e contrasto alla dispersione
Dal 15 al 19 settembre il brigantino della Fondazione Tender To Nave Italia ospita il progetto 'Siamo tutti sulla stessa barca' del Liceo Leonardo da Vinci di Genova
Dal 15 al 19 settembre il brigantino della Fondazione Tender To Nave Italia ospita il progetto 'Siamo tutti sulla stessa barca' del Liceo Leonardo da Vinci di Genova
Dal 15 al 19 settembre Nave Italia ospita tredici studenti di 16 anni con bisogni educativi speciali o svantaggio socio-culturale per il progetto 'Siamo tutti sulla stessa barca'. L'iniziativa, promossa dal Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Genova e sostenuta da Fondazione Carige, combina attività marinaresche e didattica esperienziale per favorire inclusione, prevenire la dispersione scolastica e rafforzare competenze relazionali.
Nave Italia sembra l'ultimo posto dove aspettarsi un'aula, eppure diventa spazio educativo per tredici studenti tra il 15 e il 19 settembre con il progetto 'Siamo tutti sulla stessa barca'.
La contraddizione è subito evidente: non è il banco o la lavagna a misurare i progressi, ma la manovra fatta insieme, il turno custodito con attenzione, la decisione presa sotto pressione. È questa la spiegazione che giustifica la scelta del brigantino per un percorso di inclusione.
Dal 15 al 19 settembre, nelle acque del Golfo di La Spezia, il brigantino della Fondazione Tender To Nave Italia ospita gli studenti del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Genova. A condurre l'unità, insieme all'equipaggio della Marina Militare, il nuovo comandante, il Capitano di Fregata Andrea Mazzi, che ha preso il posto del Capitano di Fregata Matteo Malerba.
Salgono a bordo tredici ragazzi di 16 anni con bisogni educativi speciali, disturbi specifici dell'apprendimento o provenienti da situazioni di svantaggio socio-culturale; alcuni sono stati segnalati per rischio di abbandono scolastico. Qui le etichette hanno poco spazio: contano i compiti, i turni, le procedure e la capacità di portare a termine un'azione utile al gruppo.
La responsabilità è visibile: quando un nodo deve reggere o una vela va sistemata, non valgono scuse. Questo non significa eliminare difficoltà; significa tradurle in attività misurabili dove il contributo di ciascuno è tangibile.
La vita a bordo alterna manovre, turni e convivenza. Le attività pratiche si integrano con metodologie didattiche progettate per valorizzare competenze diverse: concentrazione, pianificazione, comunicazione efficace e problem solving.
Tra le proposte didattiche c'è una escape room a tema scientifico, pensata per esercitare attenzione e lavoro di squadra. Gli studenti affrontano enigmi che richiedono di mettere insieme conoscenze e abilità pratiche, spesso in condizioni di tempo limitato o con risorse scarse. È un banco di prova che non giudica solo la soluzione, ma anche il percorso usato per arrivarci.
La rotazione dei ruoli — timoniere, guardia, addetto ai nodi, manutentore degli spazi comuni — crea routine che richiedono precisione. Le azioni sono osservabili: una procedura eseguita correttamente produce un effetto immediato sulla sicurezza del gruppo e sulla navigazione. Questo rende il feedback diretto e spesso istantaneo.
La Fondazione Tender To Nave Italia ETS, attiva dal 2007, utilizza il brigantino per progetti educativi e riabilitativi destinati a persone con disabilità, disagio psichico o sociale, famiglie e gruppi a rischio di esclusione. I numeri raccolti negli anni dicono qualcosa di netto: 7.867 persone imbarcate e 371 progetti realizzati.
La metodologia combina la struttura necessaria per la sicurezza con la vicinanza delle attività quotidiane. Si lavora fianco a fianco, con ruoli chiari: la gerarchia garantisce ordine nelle operazioni tecniche, mentre la condivisione dei compiti facilita la scoperta di capacità che spesso restano nascoste nelle aule scolastiche.

Il progetto del Liceo Leonardo da Vinci, sostenuto da Fondazione Carige, intende combattere i pregiudizi e favorire l'inclusione, con effetti attesi sui piani relazionale, pratico e cognitivo. Sul piano relazionale, vivere e lavorare insieme rompe stereotipi e rimodella il senso di appartenenza. Sul piano pratico, la partecipazione alle manovre richiede procedure ripetute e rigore operativo. Sul piano cognitivo, sfide come l'escape room allenano attenzione e capacità di soluzione anche in condizioni di stress controllato.
Il modello non isola i ragazzi: li inserisce in un sistema con regole, obiettivi e feedback immediati. La verifica dei progressi avviene sul campo, dove la coesione del gruppo influisce direttamente sulla sicurezza e sull'efficacia operativa.
Docenti e project manager segnalano che l'esperienza rende le difficoltà visibili e trasformabili in compiti concreti. La nave diventa così un banco di prova che richiede impegno e restituisce indicatori osservabili: cambiamenti nei comportamenti, maggiore responsabilità nelle azioni quotidiane, progressi nella capacità di collaborazione.
L'equipaggio della Marina Militare assicura la cornice di sicurezza necessaria per le esposizioni emotive e per le esercitazioni in mare aperto. Il personale della fondazione lavora con docenti e operatori, applicando procedure testate nel tempo per gestire sia le attività tecniche che l'accompagnamento educativo.
La partenza da Genova e la navigazione nel Golfo di La Spezia hanno un valore operativo e simbolico: il mare funziona come laboratorio, la nave come comunità temporanea in cui si osservano cambiamenti che si portano a terra al ritorno.
Rimane il tema dell'integrazione sistematica di queste esperienze nei percorsi scolastici: quanto può pesare un'iniziativa di pochi giorni sull'intero cammino formativo di un ragazzo a rischio? Le risposte si cercheranno nelle settimane successive all'imbarco, nei ritorni a scuola e nei riscontri pratici raccolti da insegnanti e operatori. Quel che resta è un interrogativo che pesa più di un verdetto, e invita a osservare i prossimi passi con attenzione.
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