Nave Italia: Rotte Possibili Taranto–Brindisi
Dal 11 al 15 giugno il brigantino ospita 15 partecipanti con disabilità in un programma educativo condiviso; visite aperte il 10 giugno per la Festa della Marina Militare
Dal 11 al 15 giugno il brigantino ospita 15 partecipanti con disabilità in un programma educativo condiviso; visite aperte il 10 giugno per la Festa della Marina Militare
Dal 11 al 15 giugno la campagna 2026 di Nave Italia approda sulla rotta Taranto–Brindisi con il progetto «Rotte Possibili: Navigare verso l’autonomia». Quindici beneficiari, accompagnati da cinque educatrici, vivranno a bordo del brigantino un percorso educativo e inclusivo che unisce attività pratiche di navigazione, vita di equipaggio e supporto terapeutico. Nave Italia apre anche al pubblico il 10 giugno a Taranto.
Nave Italia sarà ormeggiata nel Canale Navigabile di Taranto davanti al Castello Aragonese e apre le sue porte al pubblico il 10 giugno in occasione della Festa della Marina Militare, prima di salpare per la tappa di Rotte Possibili dall’11 al 15 giugno sulla rotta Taranto–Brindisi.
La sesta campagna della Fondazione Tender To Nave Italia porta a bordo un imbarco pensato per chi ha bisogno di sperimentare l’autonomia in condizioni reali: 15 beneficiari con disabilità intellettive e motorie, assistiti da 5 educatrici, vivranno insieme all’equipaggio e al personale di supporto un percorso quotidiano che mescola lavoro, cura degli spazi e attività di socializzazione.
«Rotte Possibili: Navigare verso l’autonomia» mette tensione pratica dove spesso restano concetti. A bordo le attività non sono esercizi chiusi in aula: sono manovre, turni in cambusa, pulizia degli ambienti e momenti di navigazione assistita che richiedono sequenze, responsabilità e collaborazione.
Il progetto si rivolge a persone tra i 19 e i 50 anni con disabilità intellettive e motorie. L’idea è semplice: trasferire sulla terraferma abilità acquisite in mare — organizzazione, gestione del tempo, lavoro di squadra, controllo emotivo — attraverso compiti quotidiani che producono risultati tangibili e visibili a chi partecipa.
La permanenza a bordo è concepita come laboratorio operativo. Ci sono obiettivi quotidiani e compiti distribuiti, con personale specializzato che osserva, valuta e rinforza i progressi individuali. Non è retorica: chi viene imbarcato deve contribuire alla vita della nave, imparare procedure e diventare parte di un sistema che richiede rispetto delle regole e cura reciproca.
Il «metodo Nave Italia» combina presenza educativa, monitoraggio scientifico e disciplina marittima. A bordo operano gli operatori della Fondazione insieme all’equipaggio della Marina Militare: chi comanda mantiene la rotta e la sicurezza, gli educatori traducono le attività nautiche in percorsi di crescita e il personale scientifico registra e interpreta i risultati.
Il modello funziona perché i ruoli si incastrano. Non è una convivenza formale: gli operatori militari partecipano alle attività comuni, condividono turni e contribuiscono alla gestione quotidiana. Per i partecipanti questo significa avere riferimenti tecnici stabili e modelli comportamentali chiari, utili alla costruzione di nuove abitudini.
La sicurezza è centrale. La vita di bordo impone routine, addestramento alle emergenze e valutazioni sanitarie preventive. Ogni partecipante viene seguito individualmente; i ruoli a bordo sono adattati alle capacità residue e ai bisogni specifici, con attenzione alla progressione e alla sostenibilità delle attività.
Il personale scientifico e gli educatori lavorano insieme per trasformare osservazioni in interventi pratici: piccole modifiche alle attività, rinforzi positivi, strumenti di supporto. Il ritmo delle giornate alterna momenti di lavoro, pause e attività ricreative, in modo che l’esperienza resti gestibile e utile per il percorso personale di ciascuno.
La tappa di Taranto è una tappa dentro una campagna estesa: fino al 31 ottobre il progetto toccherà 19 porti italiani e coinvolgerà circa 300 ragazzi e 100 accompagnatori, per un totale stimato di oltre 400 partecipanti a bordo nel corso dell’anno. Sono cifre che descrivono scala e continuità, ma dietro ai numeri ci sono percorsi individuali che si consolidano con il tempo.

Per la sola tappa di Vasto, il Comune coordina una rete territoriale con associazioni locali: A.N.M.I. Vasto, Anffas Vasto, A.R.D.A. odv, Autismo Abruzzo, Asperger Abruzzo, il Circolo Nautico e la Capitaneria di Porto. Il progetto comunale è seguito dalla dott.ssa Lucia Tosto con il supporto della dott.ssa Federica Orlando, che lavorano alla parte organizzativa e al raccordo con i servizi sanitari e sociali del territorio.
Le iniziative a bordo si susseguono: dal 16 al 20 giugno è in programma «Via col vento», dedicato a bambini e adolescenti con patologie reumatologiche o nefropatiche; dal 23 al 27 giugno sale a bordo «È Tempo di Salpare 5», rivolto ad adolescenti in fase conclusiva del percorso di cura oncologica. Ogni progetto mantiene gruppi ristretti, monitoraggio continuo e procedure condivise con partner sanitari e sociali.
La Fondazione, nata nel 2007, ha imbarcato finora 7.867 persone tra passeggeri speciali, operatori e volontari e realizzato 371 progetti. Il format è collaudato: piccoli gruppi, attenzione ai dettagli logistici e sanitari, e la capacità di integrare pratiche educative con la disciplina richiesta dalla navigazione.
La giornata del 10 giugno a Taranto offre al pubblico visite al brigantino dalle 14.30 alle 19.00, un’occasione per vedere gli ambienti di vita e lavoro, conoscere i laboratori a bordo e osservare come gli spazi vengono allestiti per accogliere persone con bisogni speciali. È un momento diretto di conoscenza, pensato per avvicinare la comunità alle pratiche del progetto.
L’amministrazione comunale di Vasto segnala la selezione del progetto tra i 22 ammissibili a livello nazionale per la campagna 2026, un riconoscimento del lavoro congiunto tra istituzioni e Terzo Settore e della rete di partner che sostiene le attività locali.
Il mare resta la palestra: esercizi concreti che producono risultati giorno dopo giorno. Ma la misura dell’impatto resta una sfida aperta. La Fondazione continua a lavorare su strumenti di valutazione più stringenti e a confrontarsi con i partner per rendere trasferibile la metodologia, perché il valore del progetto è tanto individuale quanto collettivo e la sua diffusione richiede strumenti pratici e replicabili.
Il racconto non è concluso: la campagna continua, nuove tappe sono programmate e la rete è impegnata a osservare, adattare e migliorare. Ci sono ancora passi da compiere sul fronte della misurazione degli esiti e del trasferimento delle pratiche sul territorio. La sfida resta aperta e il viaggio prosegue.
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