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L'industria yachting va incontro alle esigenze mediche. Dai modelli di yacht ai respiratori d'emergenza

L'industria yachting va incontro alle esigenze mediche. Dai modelli di yacht ai respiratori d'emergenza

di Matteo Bugliari

Come reagisce la nostra industria in questo momento difficile?

 

Un piccolo racconto vuole condividere una speranza e tramutarsi in un incoraggiamento a mettersi in gioco.
 

È inizio Marzo, fuori dalla finestra i fiocchi di neve mi ricordano che mi trovo nel nord Europa. Il tempo sembra passare lento, ma da qualche giorno nella nostra patria è partito un timer che, ahimè, non si è ancora fermato.
Si conteggiano le ore, i giorni, le persone che stanno combattendo contro questo maledetto virus, chi lo ha sconfitto e chi purtroppo non ce l'ha fatta.


I social network alternano gli annunci dei rinvii delle fiere di settore agli incoraggiamenti a tenere duro.
 

  


Il mare è mosso, non si naviga.


Presto particolare attenzione alle Instagram stories di un produttore di modelli in scala di imbarcazioni, quei piccoli oggetti preziosi e che permettono ai designer di mostrare ai clienti come sarà il prodotto finale.


Jacopo gestisce un'azienda che produce modelli in scala con sede a Milano, e si è trovato come molti costretto a rallentare la sua attività e poco a poco fermarla.


Viene quindi gettata l'ancora, ma non la spugna.


In quei giorni i messaggi che manda non sono più rivolti ai suoi clienti, ma si sta chiedendo come può mettere a disposizione le sue conoscenze e i suoi strumenti per aiutare a fare fronte a questa emergenza.

Lo ammetto, il mio primo pensiero è stato “Magari fosse così semplice”.
Ancora vincolato a una visione piuttosto antiquata mi arrendevo all'errata convinzione che le decisioni importanti, e le soluzioni, devono arrivare dall'altro.
Lo ammetto, è stato un errore.

Questa volta come non mai, la sfida è nelle mani di tutti noi cittadini.
Dobbiamo fare la nostra parte, restando in casa e aiutando come possiamo.

Quel modellista e maker di Milano, che si occupa di qualcosa che la mia mente non riusciva in alcun modo a collegare con l'emergenza sanitaria in corso, me lo ha insegnato nella maniera migliore: con i fatti.
 

 

 

Questo piccolo componente stampato in 3D permette di creare dei respiratori d'emergenza modificando maschere da snorkeling già presenti in commercio.

L'idea nasce qualche settimana fa, quando a Brescia, Massimo Temporelli, i ragazzi del Fablab e di isinnova vengono contattati da un medico di un vicino ospedale e insieme studiano questa soluzione per sopperire la mancanza di maschere C-PAP.
 

Il gruppo bresciano lancia un appello rivolto a tutti i possessori di stampanti 3D, e moltissimi maker volontari, come Jacopo, si sono immediatamente messi all'opera.

Ecco che una maschera da snorkeling da una decina di euro si converte per miracolo in un respiratore d'emergenza: un oggetto salvavita.


Mi correggo, non si tratta di un miracolo, ma è frutto dell'ingegno di chi non si è lasciato prendere dallo sconforto in questo momento difficile, ma restando lucido ed ha deciso di fare la sua parte.
 

Jacopo sta producendo ora 15/18 pezzi al giorno, un aiuto prezioso al territorio lombardo che più di ogni altro è stato messo in ginocchio da questa emergenza.


Mi racconta come i beni di consumo nei nostri ospedali sembrano non bastare mai, e nella sua testa già balena l'idea di produrre supporti per flebo e dispositivi che permettano di aprire le maniglie con i gomiti, limitando quindi i contatti con le mani e riducendo le possibilità di contagi.

I paragoni con l'influenza spagnola del secolo scorso si sono sprecati, ma questa volta la nostra società iper-connessa ci permette di rendere obsoleta la metafora che rappresenta questi piccoli gesti, che di per sé non sono sufficienti a sconfiggere questa pandemia, come piccole gocce nell'oceano.

Questi fatti incoraggianti vanno raccontati, bisogna prenderli ad esempio per creare un effetto valanga in cui ognuno di noi decide di lasciarsi ispirare, motivare e fare la propria parte in modo attivo.

Questo cambio di attitudine è ciò che tutti stiamo invocando in questi giorni.


Rendiamoci conto che è la Nostra sfida.


Non fermiamoci alla prima risposta scontata, facile e arrendevole, andiamo oltre al “non posso farci niente”.


Siamo un paese di esploratori, inventori, e artisti: il mondo ha sempre invidiato le nostre qualità. Riflettiamo su come possiamo aiutare e metterci realmente in gioco.


Se proprio non riusciamo a farlo, allora vige l'imperativo più in voga in questo mese: stiamo a casa.

 

Matteo Bugliari

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Fonte: Wikipedia, ilovevenezia.com e Nautica Report
Titolo del: 03/07/2020 06:50

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