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L'Europa al tempo del Coronavirus

L'Europa al tempo del Coronavirus

di Fabrizio Fattori

La già traballante impalcatura europea era stata messa in difficoltà dagli eventi degli ultimi anni, dove l’immigrazione incontrollata e la crescita esponenziale dei partiti popolsovranisti aveva denunciato i limiti di una istituzione immatura alla luce dei nobili principi ispiratori.

 

Oggi preda della pandemia da Covid-19 il rischio di implosione è ancora più allarmante. La comune paura non sembra essere motivo sufficiente a rinegoziare nel profondo una comunità eterogenea dove velleità egemoniche, al meno sul piano economico, non cessano di essere confermate ad ogni ipotesi di solidarietà e condivisione.

 

Tutte le ipotesi di creare un fondo comune di risorse a sostegno di una ripresa economica che sia equamente sostenuto dai paesi comunitari non sembra, al momento, aver trovato una formula condivisa da tutti. I paesi più solidi sono restii a concedere agevolazioni sull’inevitabile aumento del debito, e prospettano l’uso degli strumenti in essere (MES) già fortemente criticati al momento della loro istituzione e non ritengono opportuno crearne di nuovi,  siano essi corona bond o Euro bond con una più o meno lunga scadenza.

 

Anche se, col progredire della pandemia, alcuni paesi più ostili ad una formula solidale iniziano a concepire la ragionevolezza di un intervento mirato a raccogliere in un fondo ad hoc una cifra ragguardevole ( 1.500 miliardi) che finanzi così una sorta di piano Marshall che garantisca la ripresa economica in tempi ragionevolmente brevi impedendo così il default di alcuni paesi.

 

I temi su cui si basa il tentativo di aggregazione su questo ultimo progetto vertono sia su un green deal, caro a nazioni sensibili al tema come Germania e Austria, sia sull’accelerazione della digitalizzazione. Tali temi possono realmente costituire un profondo cambiamento nelle politiche economiche dei paesi membri ed ipotecare uno scenario futuro dove lo sviluppo  sia in maggiore sintonia con le esigenze ambientali e le aspettative di qualità esistenziali di sempre più ampi strati di popolazione.

 

Sono proprio di questi giorni le confortanti affermazioni  della Von der Leyen sulla possibile attuazione di un progetto di così ampio scenario considerato adeguato all’eccezionalità della situazione. L’Italia sconta decenni di politiche di breve respiro che la stanno condannando al margine di produttività e a precari equilibri di bilancio oltre a debito e deficit preoccupanti, ed appare quindi più bisognosa di altri paesi.

 

Ed è forse questa consapevolezza che, malgrado il tasso di gradimento della Comunità Europea si sia dimezzato in soli venti anni (oggi circa il 30%), una percentuale considerevole della popolazione (75%) confermerebbe, al momento, l’adesione del nostro paese alla Comunità.

 

Fabrizi Fattori

 

In copertina foto di Gerd Altmann da Pixabay 

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Fonte: Nautica Report
Titolo del: 31/05/2020 07:00

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