La Roche-Posay Racing Team: il legame franco‑neozelandese
Al lancio a Lorient il velista racconta lingua, famiglia e il momento d’incertezza dopo l’allagamento dell’AC75
Al lancio a Lorient il velista racconta lingua, famiglia e il momento d’incertezza dopo l’allagamento dell’AC75
Al lancio del challenger a Lorient Jason Saunders si è rivolto ai media in francese: la madre del legame è privata — la compagna Manon Audinet, skipper della squadra femminile alla precedente America's Cup, e un figlio nato in Francia. Il team ha vissuto giorni di pausa dopo l’allagamento dell’AC75, ma la dimensione familiare ha un ruolo concreto nella gestione della ripartenza.
La Roche-Posay Racing Team è tornata sotto i riflettori per un dettaglio meno tecnico e più umano: il suo membro neozelandese Jason Saunders parla fluentemente francese. La scena al lancio del challenger a Lorient non era solo formale: la lingua ha reso immediato il dialogo con la stampa locale e con il personale dei cantieri, in un momento segnato dall’allagamento del prototipo AC75 avvenuto dopo un capsize nelle settimane precedenti.
La scelta di parlare francese in pubblico non è un vezzo: racconta legami concreti. Jason Saunders ha spiegato che la sua padronanza della lingua nasce da rapporti familiari stretti; la compagna è Manon Audinet, già nota nel circuito della Cup femminile, e il loro figlio Louis è nato in Francia. A queste informazioni si aggiunge la doppia cittadinanza di Saunders, che oggi ha anche il passaporto francese oltre a quello neozelandese.
Quel passaporto è, nella pratica, una chiave: facilita spostamenti, semplifica pratiche amministrative e rende più diretti i rapporti con sponsor e autorità locali. Non è la parte tecnica del progetto, ma ne condiziona i ritmi. Parlare la lingua del cantiere significa anche scambiare rapidamente indicazioni operative, risolvere fraintendimenti sul posto e ottenere risposte immediate quando il tempo è poco. Per una squadra che lavora a ritmi serrati, questi vantaggi si traducono in ore recuperate e processi più lineari.
Al lancio la conversazione sul francese ha convissuto con un’altra realtà, di ordine pratico: l’allagamento del prototipo AC75 a seguito del capsize verificatosi nelle settimane precedenti a Lorient. L’acqua ha invaso lo scafo e ha richiesto interventi intensi per valutare danni strutturali e componenti elettroniche sensibili.
Un incidente di questo tipo interrompe la catena di lavoro. Il tempo non si ferma, ma cambia direzione: si passa dalle prove in acqua alla diagnosi dei segni sul materiale, ai piani di riparazione. Nei fatti significa richiamare tecnici, spostare risorse in cantieri attrezzati, verificare specifiche e talvolta riprogrammare test e allenamenti. La pausa sui canali pubblici che è seguita non era silenzio vuoto: era tempo dedicato a capire, registrare dati e riordinare priorità. In molte squadre, questi momenti affiorano come pause sterminate; qui hanno avuto un motivo tecnico preciso, non una rinuncia temporanea all’attività.
La doppia cittadinanza di Saunders e la nascita del figlio in Francia non sono semplici curiosità biografiche. Pesano sulle logiche quotidiane della vita di team: dove stabilire la base, come gestire la famiglia durante i lunghi periodi in mare, quali scuole e quali servizi coinvolgere quando i componenti del progetto si alternano tra impegni internazionali e vita locale. Sono scelte organizzative che incidono sui budget, sulle priorità di comunicazione e sul tipo di presenza che la squadra può mantenere sul territorio.
Inoltre la presenza di una figura con esperienza nella Cup francese femminile come Manon Audinet introduce una dimensione relazionale spesso sottovalutata: connessioni con fornitori locali, conoscenze sui cantieri e familiarità con calendarizzazioni e permessi. Queste non sono competenze astratte; si traducono in tempi più rapidi per avere accesso a risorse, nella capacità di negoziare spazi e nella possibilità di tessere rapporti di fiducia con comunità che osservano il progetto da vicino.
Il periodo di ridotta visibilità dopo l’incidente va letto come fase operativa. Le fasi di un programma America's Cup si susseguono in cicli non lineari: progettazione, test, incidente, analisi e nuova programmazione. Quando lo scafo è danneggiato, il lavoro che segue non è solo riparazione: è ricalibrazione del progetto, revisione dei carichi, esame delle procedure di sicurezza. Il risultato pratico è che la comunicazione pubblica si affievolisce per lasciare spazio alle squadre tecniche cui serve concentrazione senza pressioni esterne.
In questo periodo la capacità di parlare la lingua locale assume una funzione pratica: permette di spiegare ai media e alle autorità tecniche tempi e fasi con termini chiari, riducendo il rischio di malintesi. Significa chiarire cronoprogrammi, illustrare le priorità di intervento e gestire le attese delle realtà che ruotano intorno al cantiere — fornitori, giornalisti, tifosi e istituzioni. Una gestione trasparente e diretta può prevenire tensioni e creare un clima meno soggetto a speculazioni; è un aspetto operativo che influisce sulla velocità con cui il progetto torna a regime.
La scena inaugurale si richiama nella chiusura: la parola francese, il nome di famiglia, il capsize che ha portato acqua nello scafo. Da quel piccolo quadro emergono due correnti intrecciate: la trama privata di chi vive e lavora nel progetto e la trama tecnica che governa il destino del prototipo. Non tutte le domande hanno risposta immediata, ma restano chiare le variabili che guideranno la prossima fase: tempi di riparazione, rientro in acqua e la qualità della comunicazione verso l’esterno.
Il lettore resta con la prospettiva di osservare come la squadra tradurrà questa pausa in ripartenza: quali scelte operative verranno privilegiate e quanto influiranno le relazioni personali e locali sulla velocità di recupero. La storia di Lorient si chiude su una scena simile a quella che l’ha aperta, lasciando in sospeso il passo successivo che tutti attendono di vedere.
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