Golden Globe Race: 16 skipper partiti da Les Sables
Sei-dieci mesi di mare aperto, navigazione tradizionale e prime riparazioni già lungo la Biscaglia
Sei-dieci mesi di mare aperto, navigazione tradizionale e prime riparazioni già lungo la Biscaglia
Sedici partecipanti hanno lasciato Les Sables-d’Olonne il 6 settembre 2026 per la quarta edizione della Golden Globe Race: circa 30.000 miglia, navigazione solitaria non-stop e senza assistenza, rotte classiche attorno a Capo di Buona Speranza, Capo Leeuwin e Capo Horn. Partenza tranquilla, poi la Biscaglia ha imposto venti fino a 35 nodi, mare formato e i primi rientri per riparazioni.
Golden Globe Race, 6 settembre 2026: sedici skipper hanno lasciato Les Sables-d'Olonne per una circumnavigazione solitaria stimata intorno alle 30.000 miglia, una prova che impegnerà uomini e barche per sei-dieci mesi di navigazione non-stop e senza assistenza. Quindici sono partiti insieme nel pomeriggio di domenica; il sedicesimo, lo svedese Pär Nyman, è rientrato quasi subito per una riparazione, con la possibilità regolamentare di ripartire entro una settimana dal via.
La banchina è stata piena di volti curiosi e di mani che applaudivano; c'erano piccoli gruppi di appassionati e famiglie mescolati a esperti intenti a osservare gli ultimi controlli. La stretta di mano di Sir Robin Knox-Johnston ha dato una nota di gravitas all'uscita: un gesto breve ma carico di storia, che ha segnato il confine tra la cerimonia e la prova vera e propria. La flotta è stata scortata fuori dal porto da un corteo di vele che comprendeva anche una replica di Joshua, la barca di Bernard Moitessier. Dietro gli skipper ci sono anni di preparazione tecnica e mentale; davanti a loro un percorso che include Capo di Buona Speranza, Capo Leeuwin e Capo Horn, con arrivi attesi a Les Sables-d'Olonne tra aprile e giugno 2027.
La flotta 2026 mette insieme esordienti e reduci, con due italiani al via. Le barche sono tutte di serie, tra i 32 e i 36 piedi, progettate prima del 1988 e scelte da una lista di ventidue modelli ammessi.
| Skipper | Nazione | Barca |
|---|---|---|
| Damien Guillou | Francia | Rustler 36 Solarem |
| Pat Lawless | Irlanda | Saltram Saga 36 Silvermines Hydro |
| Ertan Beskardes | Regno Unito | Rustler 36 Miss Beagle |
| Guy deBoer | Stati Uniti | Tashiba 36 Spirit |
| Henry Wootton | Regno Unito | Cape George 36 Privateer |
| Matt Woodside | Stati Uniti | Cape George 36 Tipi Haere |
| Gunnar Christensen | Stati Uniti | Hans Christian 34 Pumpkin |
| Étienne Messikommer | Svizzera | Tradewind 35 Bernard |
| Pär Nyman | Svezia | Rustler 36 Lazy Otter |
| Daniel Pinsky | Israele | Baba 35 Exodus |
| Selim Yalçın | Turchia | Endurance 35 Help Disabled Children |
| Mara Løvenskiold | Norvegia | Saltram Saga 36 Showgirl |
| Louis Kerdelhué | Francia | Biscay 36 |
| Guido Cantini | Italia | Vancouver 34 Hannah of Cowes |
| Andrea Lodolo | Italia | Rustler 36 Bibi |
| Isa Rosli | Canada | OE32 Olleanna |

Quattro sono i "ritorni": Damien Guillou, ex preparatore di IMOCA, che nel 2022 si era ritirato per un guasto all'autogoverno e che ad agosto aveva vinto il prologo; Pat Lawless, fermato anche lui nel 2022 da problemi al timone a vento; Guy deBoer, che nell'edizione precedente si era incagliato a Fuerteventura per la stanchezza accumulata; ed Ertan Beskardes, al terzo tentativo consecutivo.
Sul fronte italiano, Guido Cantini porta in mare un progetto inseguito per un decennio con il suo Vancouver 34, mentre Andrea Lodolo — arrivato alla vela oceanica dal mondo della finanza — corre su un Rustler 36 preparato con cura maniacale. Curiosa la storia di Olleanna: l'OE32 di Isa Rosli, unico canadese al via, è la stessa barca portata al traguardo da Jeremy Bagshaw nel 2022 e usata da Are Wiig nel 2018.
La Golden Globe Race si svolge su regole rigide: solitario, non assistito, navigazione con metodi tradizionali. Niente GPS né routing meteorologico: sestante, carta e bussola, e per l'autogoverno timoni a vento meccanici al posto dei piloti automatici elettronici. Per qualificarsi ogni concorrente ha dovuto accumulare almeno 8.000 miglia d'altura, 2.000 in solitario su qualsiasi barca e 4.000 in solitario sulla propria imbarcazione da regata, senza tecnologia.
Il formato impone a ogni skipper di essere autonomo anche nelle riparazioni più complesse: durante la regata è consentito cercare riparo e dare fondo per intervenire sulla barca, anche usando il motore, ma non entrare in porto né ricevere assistenza materiale da chiunque. La logistica pre-partenza ha visto controlli serrati su attrezzature e sicurezza, ispezioni sull'integrità degli scafi e verifiche mediche. Ricambi, materiali per sigillature e componentistica di scorta sono diventati pezzi centrali dei bagagli di bordo tanto quanto le provviste alimentari: Messikommer, per dire, ha imbarcato circa 250 giorni di cibo.
Tra le novità 2026 c'è anche una vela di deriva a taglio piatto, obbligatoria, in tessuto ad alta visibilità sullo strallo più esterno: serve a tenere la prua sottovento nelle condizioni più dure, quando in passato diverse barche si sono messe di traverso e hanno perso l'albero. Cambia anche il calendario delle soste filmate: dopo la partenza non ci sono appuntamenti fissi fino a Hobart.

Le prime miglia dopo la diga foranea sono state quasi ingannevoli: vento leggero, fasi di bolina lenta e un gruppo che si è allungato più per scelta tattica che per forza del mare. Primo a tagliare la boa gialla della linea è stato l'inglese Henry Wootton. Tra La Nouch e la rotta verso il largo si sono alternate raffiche leggere e buchi di vento, condizioni che hanno richiesto continui adattamenti delle vele e attenzione alla gestione dell'energia a bordo.
Il cambiamento è arrivato martedì 8 settembre, quando un fronte ha alzato l'intensità del vento: raffiche contrarie tra i 25 e i 35 nodi e onde intorno ai tre metri hanno costretto più skipper a ridurre randa e a rivedere gli assetti. Non sono numeri eccezionali per il Golfo di Biscaglia, ma pesano diversamente su barche pesanti a chiglia lunga condotte da un uomo solo, con mare corto e irregolare. In queste condizioni si manifestano rapidamente i difetti nascosti: infiltrazioni sopra le cuccette e nella zona del tavolo da carteggio, strumenti che perdono tarature, fissaggi che cedono. Mal di mare, lavori in coperta e interventi sottocoperta sono diventati la routine per molti concorrenti.
Nelle prime 24 ore la testa della flotta è andata a Damien Guillou, davanti a Ertan Beskardes e Pat Lawless. Il francese ha scelto presto di scendere a sud, cercando vento meno contrario e soprattutto un mare più gestibile verso Capo Finisterre: nell'ultimo aggiornamento disponibile aveva superato le 270 miglia dalla partenza, con Lawless ancora in contatto.
La flotta si è però già spaccata in due. Andrea Lodolo, insieme a Guy deBoer ed Étienne Messikommer, ha scelto una posizione più settentrionale puntando sull'arrivo del vento da nord-ovest: un'opzione che permetterebbe di poggiare e accelerare verso sud, ma che espone al rischio di incappare più avanti in una vasta zona di vento debole legata all'alta pressione. Guido Cantini, con Hannah of Cowes, è rimasto più vicino al gruppo in discesa verso sud.
La classifica di questi giorni va letta con cautela: i distacchi sono contenuti e dipendono soprattutto dalla rotta scelta rispetto al sistema meteorologico. Nella Golden Globe la velocità è solo una parte del problema; conservare la barca e arrivare agli oceani meridionali con tutti i sistemi funzionanti conta almeno altrettanto.

Il caso più evidente riguarda Pär Nyman, rientrato a Les Sables-d'Olonne per intervenire su Lazy Otter: alla perdita di un componente dell'attrezzatura si è aggiunta la scoperta di corrosione e bulloni danneggiati nell'attacco superiore del timone. Le riparazioni sono state completate e il regolamento gli consente di ripartire entro la finestra prevista, ma il tempo perso resta sul cronometro.
Anche l'autogoverno è già entrato nella cronaca: il francese Louis Kerdelhué ha segnalato un problema all'Hydrovane, risolto con una riparazione provvisoria che gli ha permesso di proseguire. Altri interventi hanno riguardato sigillature, consolidamenti degli alloggi interni, riposizionamento di materiali spostati dal moto ondoso. Le immagini trasmesse dagli interni mostrano mani coperte di grasso, lampade a batteria e pezzi riassemblati alla bell'e meglio: frammenti di una gara che è, prima di tutto, una prova di capacità pratica oltre che di resistenza mentale.
Vale la pena ricordare il dato storico: nelle tre edizioni moderne sono partiti 43 solitari e solo nove hanno chiuso il giro.
La novità tecnologica di questa edizione è la GGR Window, una piattaforma che accompagna la regata per tutta la sua durata. Otto skipper — Beskardes, Lodolo, Christensen, Messikommer, Kerdelhué, Nyman, Guillou e Løvenskiold — trasmettono ogni giorno due o tre ore di immagini, commenti vocali, dati di navigazione selezionati e parametri biometrici.
Il flusso è a senso unico: a bordo non ci sono schermi, solo una black box dedicata. Lo skipper invia ma non riceve nulla, non vede cosa sta trasmettendo e non guadagna alcun canale di comunicazione aggiuntivo. La competizione resta quindi non assistita, ma la disponibilità di immagini in diretta rende visibile ogni difficoltà, restituendo l'impressione di una regata che, pur ancorata al passato nelle regole, convive ormai con strumenti moderni di racconto.
Chi vuole seguire la flotta ha a disposizione anche il Live Tracker ufficiale, aggiornato ogni quattro ore, i Daily Report del sito della regata e una Virtual GGR aperta al pubblico.
La partenza ha avuto momenti commemorativi che hanno dato spessore emotivo all'evento. L'edizione 2026 è dedicata a Donald Crowhurst, la figura più tragica della Golden Globe originale, e la sua famiglia era presente alle cerimonie; ai partecipanti è stata consegnata una moneta commemorativa. Erano a Les Sables-d'Olonne anche Sir Robin Knox-Johnston, unico finisher del 1968, e Jean-Luc Van Den Heede, vincitore dell'edizione 2018.
Prima dell'Atlantico, degli alisei e dei grandi oceani del Sud c'è un ostacolo molto più vicino: uscire dalla Biscaglia. Poi si profila un tratto atlantico che alternerà fronti e banchi di alta pressione verso le Canarie, giorni utili per valutare la tenuta delle imbarcazioni e la coerenza tattica dei singoli. Le prossime settimane serviranno a stabilire distanze relative e a misurare l'effetto delle prime riparazioni sul rendimento in mare.
La fase di celebrazione è ormai alle spalle; la gara entra nel vivo. Per i prossimi giorni la misura della prova sarà visibile nei numeri delle riparazioni completate, nei tempi di rientro e nella capacità dei singoli skipper di mantenere ritmo e prudenza mentre la rotta verso i grandi capi meridionali prende forma.
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