Frida Cup 2026: Cayard, Scheidt e Benamati a Riva
A Riva del Garda un incontro tra talenti locali e tre figure di riferimento della vela internazionale alla vigilia della regata Star
A Riva del Garda un incontro tra talenti locali e tre figure di riferimento della vela internazionale alla vigilia della regata Star
Il 25 giugno 2026 a Riva del Garda i ragazzi della Squadra Agonistica della Fraglia Vela Riva hanno partecipato a un incontro con Paul Cayard, Robert Scheidt e Roberto Benamati. L'evento, collegato alla Frida Cup 2026, ha messo al centro esperienza tecnica, allenamento autonomo e il valore formativo del Lago di Garda per la formazione dei giovani velisti.
Frida Cup 2026, Riva del Garda, 25 giugno 2026: i giovani della Squadra Agonistica della Fraglia Vela Riva hanno incontrato tre nomi di riferimento della vela internazionale, in un dialogo aperto prima dell'avvio delle regate della classe Star sulle acque del Benaco.
La sala era piena: velisti in attività, genitori, tecnici e addetti ai lavori hanno seguito gli interventi di Paul Cayard, ex skipper del Moro di Venezia e presidente della Star Class; Robert Scheidt, cinque volte medaglia olimpica e nove volte campione mondiale ILCA; e Roberto Benamati, campione mondiale Star 1991. L'iniziativa è stata promossa da Frithjof “Frida” Kleen e dalla presidente di Fraglia Vela Riva, Chiara Carloni, con la partecipazione delle istituzioni locali e del presidente della XIV Zona FIV.
Il confronto ha avuto un taglio pratico, senza giri di parole: più esercizio mirato, più responsabilità personale. Robert Scheidt ha insistito su qualcosa di semplice e concreto: l'allenatore detta la rotta, ma il progresso reale arriva quando il velista ripete, misura e corregge da solo. Ha suggerito routine quotidiane — uscite in solitario, sessioni focalizzate su virate e strambate, esercizi di assetto — e ha posto l'accento sulla qualità della ripetizione piuttosto che sulla quantità indistinta di ore in acqua.
Il senso pratico delle sue indicazioni è tornato durante tutta la mattinata: programmare uscite con obiettivi chiari, annotare gli errori, recuperare dati soggettivi sul proprio rendimento. Non si è parlato di formule magiche, ma di processi: come convertire una debolezza riconosciuta in una sequenza di esercizi misurabili, con tappe e piccoli punti di controllo. Questo approccio mette il giovane atleta nella condizione di essere protagonista del proprio miglioramento.
Paul Cayard ha accompagnato il pubblico attraverso alcune trasformazioni tecniche della classe Star, usando materiale d'archivio e osservazioni pratiche. L'evoluzione dei materiali e dei tagli di vela non è solo questione di novità: cambia il modo di sentirsi la barca, le regolazioni e la finestra di prestazione in cui si opera. Cayard ha ricordato che imparare le nuove soluzioni richiede prove ripetute e adattamenti nella routine di allenamento.
La riflessione di Cayard non è rimasta teorica: ha chiarito che conoscere la teoria non basta, perché l'apprendimento si cristallizza solo con test ripetuti e con un confronto sistematico tra sensazioni personali e dati oggettivi. Per i giovani presenti è stata una chiamata alla pratica misurata: provare, registrare, confrontare. La Star, per la sua natura, impone precisione nelle regolazioni e un continuo aggiustamento delle routine tecniche.
Roberto Benamati ha trasformato la sua esperienza in consigli molto pratici rivolti ai ragazzi: il Lago di Garda offre brezze regolari e rotte che si ripetono con leggere varianti, un vero laboratorio per affinare la lettura del vento e il controllo della barca. Ha indicato come sfruttare questa regolarità per costruire memoria tattica e sensibilità nelle regolazioni.

Nei racconti di Benamati è emersa un prospetto operativo: usare le giornate simili per isolare una variabile alla volta — cambiare un solo elemento di assetto, ripetere la stessa rotta, confrontare risultati — e trasformare l'aneddoto in abitudine tecnica. Il messaggio è stato diretto: trattare il lago come una palestra, con esercizi progressivi e obiettivi a breve termine, così da tradurre la ripetizione in competenza tangibile.
Il dialogo ha rimesso in primo piano la rete che sostiene il giovane velista. Il club è il luogo dove si confrontano le scelte tecniche; il coach costruisce il piano e lo calibra; la famiglia gestisce la logistica e la continuità. L'indicazione emersa è chiara: il percorso di crescita non è solo presenza alle regate, ma lavoro domestico tra una seduta e l'altra.

Durante la sessione le domande del pubblico hanno messo in luce aspetti concreti: come gestire una singola giornata di allenamento, come fissare un programma settimanale che preveda uscite autonome, quali test pratici inserire per valutare i progressi. Le risposte hanno privilegiato procedure semplici e ripetibili, accessibili anche a chi ha risorse limitate ma grande volontà di lavoro.
La presidente Chiara Carloni ha espresso soddisfazione per l'iniziativa, sottolineando l'utilità di un confronto diretto con chi ha esperienza internazionale. Il ringraziamento è stato rivolto in particolare a Frithjof “Frida” Kleen per aver creato l'occasione di dialogo con figure con un bagaglio tecnico e umano riconosciuto.
La Frida Cup proseguirà tra oggi e sabato con le prove della classe Star. Il dialogo ha lasciato ai giovani partecipanti non solo indicazioni generiche, ma una lista di azioni concrete da mettere in programma: esercizi mirati, routine di verifica e responsabilità individuale nelle uscite. Ora tocca alla pratica: le prossime ore di regata sono la prima verifica di quanto emerso in sala.
Appuntamento in acqua: le prove della Frida Cup cominciano oggi, con la flotta Star pronta a misurare sul campo gli equilibri tra materiali, tattica e preparazione atletica. La regata offrirà dati reali su cui confrontare gli spunti tecnici emersi durante l'incontro; la prossima tappa temporale da segnare è sabato, quando la classifica inizierà a prendere forma.
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