Fiera Nautica di Sardegna: Besnati connette startup
Il fondatore del brand Besnati al talk Blue Match Sardegna spiega come innovazione, personalizzazione e filiere locali possano trasformare il mercato dei luxury tender
Il fondatore del brand Besnati al talk Blue Match Sardegna spiega come innovazione, personalizzazione e filiere locali possano trasformare il mercato dei luxury tender
Davide Besnati ha partecipato al talk Blue Match Sardegna durante la quinta edizione della Fiera Nautica di Sardegna, proponendo un modello di collaborazione tra startup e imprese locali basato su innovazione, personalizzazione e sinergie produttive. Ha illustrato l'esperienza del debutto del primo modello Hurlo 325 e indicato percorsi concreti per collegare design, motorizzazioni e cantieristica lungo la filiera.
Un Hurlo 325 che supera i 50 nodi come argomento di lavoro: così è iniziata la riflessione di Davide Besnati alla Fiera Nautica di Sardegna, dove l'attenzione si è subito spostata dal singolo prodotto alla rete che lo produce. Non è solo parlar di velocità. Si è discusso delle scelte — motorizzazioni Belassi, scafi assemblati tra Lazise e Olbia — e delle competenze richieste per tenere insieme performance, estetica e affidabilità.
Al centro del Blue Match Sardegna c'è un'idea semplice e pratica: mettere attorno a un tavolo progettisti, officine composite, fornitori di motori e reti commerciali per negoziare processi reali. Dal 7 al 10 maggio il confronto è stato diretto: non formule astratte ma esempi di collaborazione che già stanno chiedendo tempi, risorse e ruoli precisi. La discussione si è concentrata su come trasformare un prototipo in una serie ripetibile senza perdere carattere del prodotto.
Besnati ha insistito sulla necessità di processi ripetibili: prototipi che si possano scalare, qualità misurabile e contratti che ripartiscano rischi e ricavi. La questione non è tecnica soltanto; è organizzativa. Serve definire tolleranze condivise, criteri di accettazione per componenti critici e un piano di test che consenta di ripetere il risultato in contesti produttivi diversi. Senza questo, ogni imbarcazione resta un oggetto unico, difficile da industrializzare.
Il Hurlo 325, presentato al Salone di Düsseldorf e firmato da Valerio Rivellini, è stato utilizzato come riferimento pratico. Linee leggere, allestimenti modulari e un powertrain che tocca la soglia dei 50 nodi impongono scelte materiali precise e protocolli di prova puntuali. Dietro il dato di performance ci sono decisioni su rinforzi strutturali, layout impiantistici e procedure di collaudo che influiscono su tempi e costi di produzione.

La doppia sede produttiva, tra Lazise e Olbia, è esempio di approccio ibrido: sfruttare competenze locali diverse ma coordinarle con una governance tecnica stringente. Questo significa definire responsabilità chiare per ogni fase: scocche in un luogo, allestimenti in un altro, test finali in mare con protocolli condivisi. La logistica e il controllo qualità diventano parte integrante del progetto, non un'aggiunta finale.
Personalizzare senza moltiplicare l'errore produttivo è la sfida principale. Besnati ha proposto di pensare la personalizzazione come un sistema modulare: blocchi standardizzati che si combinano con regole chiare. Cataloghi d'opzioni con interfacce meccaniche definite, processi di prototipazione rapida per validare combinazioni e specifiche che limitino la deriva progettuale. Solo così è possibile offrire varianti senza impennare costi e tempi di consegna.
Sul piano contrattuale, la soluzione passa per accordi di sviluppo che definiscano proprietà intellettuale, diritti di produzione e criteri di trasferimento tecnologico. È una partita che si gioca sul piano legale e commerciale oltre che su quello tecnico.
Connettere startup e imprese locali richiede strumenti concreti: laboratori condivisi, programmi di mentorship tecnica e piattaforme digitali per il monitoraggio dei processi. Nei fatti significa mettere a disposizione spazi attrezzati per prove e prototipi, prevedere percorsi formativi per trasmettere competenze specifiche e organizzare progetti pilota con metriche di rendimento ben definite. Il risultato atteso è duplice: ridurre il time-to-market e mantenere valore economico sul territorio.

I nodi da sciogliere sono concreti: omogeneizzare standard tra piccole realtà, certificare componenti per alte prestazioni e sincronizzare supply chain frammentate. A questo si aggiungono obblighi normativi su test strutturali e omologazioni, con protocolli di prova in mare che richiedono tempo e risorse. Senza strumenti di supporto — incubatori tecnici, finanziamenti dedicati, iniziative di matching tra domanda e offerta di competenze — i tempi di industrializzazione si allungano e i costi salgono.
Il contributo di Besnati al talk non ha lasciato spazio a slogan: ha messo sul tavolo pratiche e scadenze. La strada è tracciata sul piano operativo: progetti pilota replicabili, accordi di filiera e strumenti finanziari mirati. Ma la trasformazione richiede ancora passo operativo da parte di cantieri, fornitori e investitori. Chi sarà pronto a trasformare i prototipi in linee produttive e a mantenere valore e competenze sul territorio?
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