Blue economy Lazio: la sfida per il distretto nautico
Da Gaeta il Rapporto 2026 traccia mappature, numeri e una proposta concreta per mettere in rete imprese, porti e cantieri
Da Gaeta il Rapporto 2026 traccia mappature, numeri e una proposta concreta per mettere in rete imprese, porti e cantieri
A Gaeta, nel corso del Blue Forum 2026, è stato presentato il Rapporto 2026 sul comparto nautico e portuale del Lazio. Lo studio fotografa 5.472 imprese, evidenzia punti di forza e fragilità della filiera e lancia la proposta di un Distretto Nautico del Lazio per valorizzare refit, cantieristica e servizi portuali.
Un gancio arrugginito sulla banchina, una bitta a cui si legano ancora imbarcazioni importanti, il rumore attutito dei motori mentre il vento sale: a Gaeta, il 14 maggio 2026, il porto ha fatto da teatro pratico a una proposta che vuole trasformare risorse sparse in un sistema coerente. Blue economy Lazio non è stato uno slogan in quella giornata, ma il filo che ha collegato dati, interventi tecnici e scelte istituzionali.
La sessione, inserita nel programma del Boat Days on Board Blue Expo e tappa del Blue Forum 2026, ha portato attorno allo stesso tavolo amministrazioni locali, operatori portuali, associazioni di categoria e imprenditori. È stato presentato il Rapporto “Valorizzazione e sviluppo del comparto nautico e portuale nel Lazio – Primo studio strategico e mappatura – anno 2026”, frutto del lavoro dell’Area Studi e Ricerca di Navigo insieme all’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare, OsserMare. I numeri del documento hanno orientato il dibattito e offerto base per proposte operative.

Il Rapporto mappa un sistema regionale composto da 5.472 imprese, che coprono una filiera ampia: cantieristica, refitting, manutenzione, servizi portuali, logistica, noleggio, commercio e turismo nautico. In termini percentuali emerge una forte polarizzazione verso commercio e servizi nautici, che assorbono circa tre quarti dell’occupazione e dell’offerta, mentre la cantieristica e il refit pesano su un 15% circa del totale.
Questa geografia mostra due volti. Da un lato il Lazio dispone di una rete di servizi diffusa e di competenze tecniche concentrate in punti chiave; dall’altro la componente manifatturiera e la filiera di fornitura specialistica restano frammentate e non sempre pronte a sostenere crescita su scala regionale. In pratica: ci sono imprese capaci e porti con funzioni differenziate, ma manca ancora una trama organizzativa che metta in comunicazione domanda, capacità produttiva e investimenti industriali.

Il presidente della Camera di Commercio Frosinone Latina, Giovanni Acampora, è intervenuto con una proposta chiara: capitalizzare massa critica imprenditoriale, posizione geografica sul Tirreno e competenze diffuse attraverso una rete organizzata. L’idea che ha catalizzato il confronto è quella di un Distretto Nautico del Lazio, pensato per mettere in connessione imprese, porti turistici, cantieri, fornitori e poli di formazione.
Nel concreto la proposta indica strumenti riconoscibili: una governance condivisa che coordini promozione e infrastrutture; iniziative per valorizzare segmenti a maggiore valore aggiunto — in primis il refit e il diporto evoluto — e interventi che accompagnino la trasformazione digitale e la transizione energetica. L’Osservatorio assume un ruolo operativo: raccogliere dati, aggiornare mappature e fornire indicatori per indirizzare investimenti pubblici e privati.
Lo studio individua quattro nodi sui quali concentrare interventi immediati e coordinati:
Queste priorità non sono astratte. Rafforzare la filiera significa favorire concentrazioni produttive capaci di offrire pacchetti integrati ai clienti internazionali; puntare sulla formazione vuol dire mettere a sistema domanda di lavoro qualificato e piani di crescita aziendale; diversificare le infrastrutture portuali consente di liberare capacità per servizi ad alta specializzazione senza soffocare l’attività turistico-ricreativa.

Nel confronto con autorità locali, rappresentanti delle Capitanerie di Porto, associazioni di categoria e consorzi sono emerse questioni pratiche: strumenti finanziari dedicati, regole di governance che motivino aggregazioni territoriali, tempi certi per l’implementazione di interventi infrastrutturali. Azioni pubbliche e iniziativa privata devono dialogare su obiettivi misurabili, per esempio indicatori di occupazione specializzata, quota di servizi export-oriented e capacità di refit gestita nei porti qualificati.
Il Rapporto 2026 consegna una mappatura iniziale e strumenti analitici utili per tradurre idee in progetti. Restano da definire ruoli e tempi: chi coordina il distretto, quali incentivi attirano investimenti e come si misura il ritorno economico e sociale. La sfida lanciata a Gaeta ha aperto una stagione di lavoro pratico: nei prossimi mesi si dovranno tradurre le indicazioni in piani operativi e scadenze verificabili, con dati aggiornati a supporto delle decisioni.
Fonte: https://ossermare.org/pubblicazioni/rapporto-2026-valorizzazione-e-sviluppo-del-comparto-nautico-e-portuale-nel-lazio-primo-studio-strategico-e-mappatura/
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