Lo yacht design è probabilmente un argomento leggero, forse per gente che ha abbastanza tempo libero, o spera di poterne avere in futuro. Ma non può non colpire il fatto che, in anni ricordati oggi praticamente solo per le tragedie che ne sono scaturite.
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Il libro
Autore: Andrea Cappai |
Quel buco nero tra la fine degli anni trenta e la metà degli anni quaranta in cui il mondo è impazzito, vi siano state persone che hanno realizzato opere ed espresso concetti senza tempo, occupandosi di un argomento apparentemente così effimero, al di là di spazi e realtà dove la violenza e il condizionamento umano stavano prevaricando ogni cosa.
Le foto di queste barche che volavano sul mare, negli stessi giorni in cui avveniva l'invasione della Polonia, potrebbero stridere, far pensare a capricci di benestanti fortunati. Ma guardando bene, senza "cercare oltre", si vede la barca, il design, la forma e il movimento, l'opus. Un sogno del tempo e dello spazio, gli inafferrabili elementi, indispensabili per comprendere ogni genere di arte.
Robert Clark negli anni trenta era un giovane progettista che si dedicava al diporto nautico, che aveva delle idee, alcune visioni rivoluzionarie per la sua epoca. Nei fatti, le sue intuizioni saranno corrette; il successo duraturo delle sue barche, la vittoria sui campi di regata e tra gli scogli del Fastnet, l'influenza che le sue barche avranno nella progettazione delle barche successive, lo dimostreranno senza ombra di dubbio.

Robert Clark
Se andiamo a mare con barche sempre più facili e maneggevoli è anche grazie a uomini come Clark.
Nel libro di Andrea Cappai, agile e con un bel corredo di foto e piani delle imbarcazioni di Clark, si possono comprendere le barche di questo progettista, che hanno il pregio di essere con un piede nel passato, il passato delle barche propriamente dette "d'epoca", e con l'altro nei giorni della nostra contemporaneità del diporto nautico.
Interessanti i capitoli dedicati alle barche di Clark; cito forse le più importanti (o le più famose?, ma non è la stessa cosa...): il Favona, il Gipsy Moth III e il British Steel.

Favona nel 1935
Il Favona barca di 9 metri e 94 è stata la più piccola barca in assoluto ad aver vinto la Fastnet (1953). A questa imbarcazione verrà dedicato, negli anni a venire, un premio ad hoc, la Favona Cup, assegnata alle imbarcazioni più piccole partecipanti al Fastnet di oggi. Favona e il suo fratello maggiore di 11 metri il Pim, vennero costruite in numerosi esemplari e dominarono le regate del loro tempo.
Le due altre barche il Gipsy moth III di Chichester e il British Steel di Chay Blyth, non penso abbiano bisogno di presentazioni: rispettivamente vincitrice della prima edizione della Ostar e protagonista del primo giro in solitario intorno al mondo “dalla parte sbagliata” (da est verso ovest) ovvero contro i venti e le correnti, al quale è dedicato un libro scritto dallo stesso Chay Blyth, “Il viaggio impossibile” importante testimonianza di una grande impresa sportiva che, a tratti, risulta anche interessante.
Una curiosità relativa al pulpito di prua, che alla sua nascita venne guardato come obbrobrioso e che poi colonizzerà tutte le prue del mondo. Ornò per la prima volta la prua dell'Ortac, un quarantanove piedi del 1937. Il progettista della barca, manco a dirlo, era Robert Clark.

Ortac e il suo equipaggio all'Heligoland Race del 1937
Il libro è bello godibile; si parla di un'epoca che ha influenzato profondamente il mondo della nautica da diporto e che poi diverrà la nautica (quasi) per tutti. La lettura è interessante e istruttiva. Le immagini sono corpo unico con il libro e danno un grande contributo alla comprensione del contesto del quale si narra.
Forse, in alcuni brani, l'autore guarda con un occhio un po' troppo nostalgico a quell'epoca passata, un epoca di barche che, per un certo pubblico di diportisti, devono essere naturalmente più marine e più belle di quelle odierne.
Tuttavia, citando lo stesso autore:
- Ogni cosa assume un aspetto diverso, in base al modo in cui la si guarda. Anche lo yachting avrà i suoi molteplici e contraddittori punti di vista. Cerchiamo di accomodarci per lo spettacolo, al posto che pensiamo possa essere il migliore.
Pubblicato da Gianleo
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