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Il lavoro marittimo nel diporto

Il lavoro marittimo nel diporto

Lo stato dell’arte, i problemi e le soluzioni date anche dalla globalità del settore navale

In attesa di una stagione diportistica in attesa di decollo si riproporrà, come tutti gli anni, il problema del collocamento e della messa in regola dei lavoratori marittimi.

 

Questione mai veramente risolta che, si spera, possa anche essere meglio disciplinata nell’attesissima stesura del nuovo codice della nautica che vede, sia gli armatori che i lavoratori, ad operare frequentemente ai limiti del buon senso e del normato ponendo, sia i primi che i secondi, non certo al riparo da molteplici e fastidiosissimi rischi.

 

Anzitutto vi è certamente da identificare in modo specifico il problema che vede, nella sostanza, la mancata regolarizzazione del personale che a vario titolo svolge un’attività lavorativa a bordo, soprattutto hostess, steward, cuochi ecc.

 

Ciò posto, ampliando il discorso sulla sfera delle responsabilità e dei rischi, c’è comunque da dire che questi ultimi due elementi possono comunque riguardare, direttamente, sia il lavoratore che lo stesso armatore. Quest’ultimo infatti oltre a rischiare essenzialmente le non infrequenti vertenze e rivendicazioni, può anche essere esposto per quel che riguarda anche la parte assicurativa in riferimento a sinistri ed a infortuni.

 

In questo senso poniamo il caso, riferendoci ad esempio ad una imbarcazione da diporto utilizzata ai fini commerciali, coinvolta da sinistro e condotta da persona sprovvista dei necessari titoli professionali. In questo scenario infatti l’assicurazione potrebbe in effetti valutare la possibilità di non erogare alcun rimborso e, peggio, esercitare un’eventuale azione di rivalsa; mentre il marittimo (o pseudo tale), dal canto suo, rischia, quantomeno, salate sanzioni amministrative.

 

Ampliando il discorso rischi il lavoratore invece e, si ribadisce, soprattutto nel caso in cui non abbia i necessari titoli per svolgere la professione marittima, si trova chiaramente a lavorare nella piena illegittimità senza coperture assicurative e assistenziali, altrimenti previste per il personale regolarmente iscritto nella gente di mare.

 

Ma se questo è lo stato dell’arte, soprattutto per quel che concerne anche la nostra realtà normativo – nazionale, esistono comunque strumenti per evitare (e per risolvere) queste criticità, poste determinate condizioni.

 

Infatti tramite strumenti sicuramente definibili come “flessibili” (ma non di certo deregolamentati!) con cui, di fatto, altre amministrazioni marittime consentono di gestire i rapporti di lavoro con il personale impiegato su unità da diporto, soprattutto commerciali, l’armatore (e di conseguenza anche il lavoratore) ha infatti cosi la possibilità di ufficializzare e regolamentare il rapporto di impiego con l’effetto di limitare, quantomeno, una posizione che altrimenti non potrebbe che risultare non solo illegittima ma allo stesso tempo anche rischiosa.

 

Il primo elemento valutabile è da individuare per mezzo della stesura di un opportuno Agreement, posto in essere tra l’armatore ed il lavoratore, che vada a regolamentare e disciplinare tutti i parametri di impiego comprensivo di tutte quelle voci come la paga, gli orari di lavoro, la durata dell’ingaggio e le eventuali coperture assicurative, ma avendo imprescindibilmente cura di applicare i principali elementi consuetudinari e tipici del lavoro marittimo.

 

Altro punto interessante sta nelle consuetudini, anch’esse tipiche del settore navale, dove la valuta specificatamente utilizzata è il dollaro statunitense. Questo porta a due essenziali vantaggi e punti fermi: il primo sta in una sensibile riduzione dei costi per l’armatore offrendo, contemporaneamente e virtualmente, paghe allineate con i salari medi di mercato che usualmente vengono offerti per quella determinata qualifica professionale, non offrendo così condizioni meno appetibili e congrue per il lavoratore.

 

Indiscutibilmente l’applicazione di questi ed altri elementi, che possono essere legittimamente richiesti da entrambe le parti (armatore – lavoratore), possono certamente costituire non solo buone pratiche ma sintomo di maggior tutela e sicurezza per tutti i soggetti coinvolti.

 

Infine, seppur il tutto non sia esattamente applicabile al 100% anche per unità italiane, rimane comunque altamente consigliabile valutare come un elemento essenziale la stesura di buoni strumenti contrattuali quando si assume un marittimo a bordo di un’unità, soprattutto per le qualifiche chiave come comandanti, direttori o ufficiali ma avendo altresì e comunque cura di selezionare sempre marittimi di professione.

 

Daniele Motta
Perito e Consulente Navale
Tel. +39 389 006 3921
info@studiomcs.org
www.perizienavali.it

 

Foto di copertina da www.gqitalia.it

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Fonte: Nautica Report
Titolo del: 09/08/2020 07:25

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