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COSA CI HA INSEGNATO IL CASO “CONCORDIA”

COSA CI HA INSEGNATO IL CASO “CONCORDIA”

Analisi e riflessioni sulla realtà navale italiana

L’ultimo viaggio per la Costa Concordia si è concluso, e pian piano il relitto si avvia sempre di più verso la sua completa demolizione. Un triste capitolo che sembrerebbe volgere al termine, almeno per quanto riguarda la parte riferita agli aspetti connessi al suo destino; e mentre ancora si disputa la partita legale e l’ex Comandante Schettino, dice la sua attraverso il libro “Le verità sommerse” (Graus editore), è comunque lecito domandarsi cosa ci abbia lasciato di costruttivo, o comunque come elemento di riflessione, questa vicenda.

 

L’analisi è senz’altro ampia ed articolata ma, allo stesso tempo, addirittura doverosa.

 

In primo luogo è venuto nuovamente alla ribalta il fattore sicurezza, aspetto su cui si legifera e si parla in abbondanza ma che qui, in Italia, è ancora tematica ed argomento di secondaria importanza; basti pensare alla melma tirata su da Report durante il loro servizio del 10 ottobre 2014, che ha gettato nuove ombre e perplessità, non risparmiando certo cantieri, autorità ed organismi tecnici.

 

Senz’altro ulteriore fattore, su cui sarebbe opportuno lavorare, è sempre quello riferito alla formazione, la quale, ad oggi più che migliorare è solamente peggiorata. Partendo dagli ex istituti nautici presso i quali e fino a prova contraria, dovrebbero essere i primi enti proposti alla buona preparazione dei futuri ufficiali, per poi passare a particolari politiche di talune compagnie, il risultato è certamente da considerarsi pressoché disastroso.

 

Inutile sottolineare, che in un mondo come quello navale, altamente competitivo e senza frontiere, l’unico fattore che può fare la differenza, al fine di competere ad armi pari con le altre realtà marittime, è quello qualitativo, il quale, paga bene e sempre.

 

Infatti e per fortuna, c’è da dirlo, che il comparto, salvo le opportune eccezioni nazionali, viene “salvato” dalle eccellenze estere le quali, essendo il settore dello shipping e dello yachting internazionale, di riflesso può ancora esaltare le ottime individualità (italiane) e professionalità di esperti, tecnici, comandanti e ufficiali, nonché di aziende che lavorano sparse in tutto il mondo.

 

Certamente un’ulteriore ingrediente che manca è quello relativo alla serietà ed al buon senso, che nel suo complesso, oltre che a farci fare spesso brutte figure (come nel caso in questione), penalizza e sta penalizzando ancora il settore, il quale oltre che ad essere dilaniato dalla crisi è stato anche affossato da politiche economiche folli e non competitive, portando un patrimonio professionale e sociale alla rovina.

 

Sicuramente se il paese sapesse migliorarsi in meglio, prendendo magari spunto da sistemi marittimi consolidati, pratici, seri ed economicamente sostenibili, come quello Inglese, tanto per fare un esempio, allora e forse potremmo aspirare, un giorno, a definirci senza paura di essere contradetti: «Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori».

 

Daniele Motta

Perito e Consulente Navale

www.studiomcs.org

info@studiomcs.org

Tel. +39 389 006 3921

 

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professioni del mare, istituti nautici, autorità marittime, personale marittimo
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Fonte: Giovanni Rallo e Nautica Report
Titolo del: 15/08/2020 07:00

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