Tropida: il Saita 26 “La fisica dell'aria sposa la fluidodinamica: quando otto metri bastano per volare sul mare.” La prova in mare di Valerio Torrani
Un gommone da corsa costruito in infusione, con carena Twin Steps e Mercury Verado 300: la prova in mare racconta accelerazioni fulminee e tenuta sorprendente.
HONDAGommone in navigazione con motore Honda davanti a una costa rocciosa.
Il Tropida Saita 26, lungo 7,95 m e costruito in infusione con rinforzi in carbonio, abbina una carena Twin Steps firmata Adam Younger a un Mercury Verado 300 V8. In prova raggiunge 59,4 nodi, plana in 2,8 s e mostra consumi efficienti in crociera (33 nodi a 31 l/h). Ergonomia minimalista, tubolari ORCA Hypalon e soluzioni anti-dive rendono il battello preciso, stabile e adatto a chi cerca performance elevate su otto metri.
Se il design d’avanguardia avesse un punto di non ritorno, lo cercheremmo sicuramente tra le linee del cantiere ellenico Tropida. Dopo aver saggiato la monumentale potenza del Cosmic 39 e l’equilibrio dinamico del Genesis 31, siamo scesi di taglia, ma solo nelle dimensioni metriche. Benvenuti a bordo del Tropida Saita 26, un distillato purissimo di ingegneria nautica concentrato in appena otto metri di lunghezza.
Progettato dalla matita visionaria di Takis Samartzis in collaborazione strategica con il mago delle carene da corsa Adam Younger, il Saita 26 non è un gommone per tutti. È un mezzo chirurgico, uno "spyder" del mare concepito per gli amanti della performance assoluta che non vogliono rinunciare a un’eleganza sartoriale e a una sicurezza attiva sconosciuta ai battelli di stampo tradizionale.
Coperta ed Ergonomia: Minimalismo Funzionale ad Alta Quota
L'impatto visivo all'ormeggio è scioccante. Il Saita 26 sembra proteso in avanti, come una freccia scoccata da un arco ("Saita", non a caso, in greco significa proprio freccia). I tubolari in ORCA Hypalon a diametro decrescente verso prua si raccordano a una stampata in vetroresina dalle linee tese e spigolose, prive di qualsiasi compiacimento barocco. Ogni elemento a bordo risponde a una precisa funzione aerodinamica o ergonomica.
<p">La consolle centrale è il fulcro attorno cui ruota l'intera esperienza di pilotaggio. Stretta, affilata, protetta da un cupolino fumé antiriflesso, ospita centralmente uno schermo multifunzione Garmin da 12 pollici, affiancato dai controlli digitali del motore e dall'impianto audio Fusion perfettamente integrato a filo. La disposizione dei comandi è geometrica: tutto è a portata di dita, studiato per non far staccare gli occhi dall'orizzonte quando le andature si fanno impegnative.
La postazione di guida prevede due sedili anatomici avvolgenti con scocca in carbonio look, dotati di cuscineria a cellula chiusa ad alta densità. Offrono un contenimento laterale superbo e, grazie alla seduta con sistema bolster sollevabile, permettono di pilotare sia eretti che seduti in totale comfort.
Nonostante l’anima dichiaratamente race, il layout di coperta non dimentica la versatilità:
A prua: Un prendisole accogliente e profondo si estende sopra un gavone stagno controstampato di generose dimensioni, ideale per stivare dotazioni e bagagli.
A poppa: Un divano a sbalzo accoglie comodamente tre ospiti, mentre alle sue spalle le plancette strutturali avvolgono il fuoribordo, garantendo un accesso regale e sicuro all'acqua.
Costruzione e Carena: Il Segreto dell'Adam Younger Design
La vera magia del Saita 26 si nasconde laddove l'occhio umano non può arrivare, se non sollevando il battello sulle cinghie. La costruzione è un inno alla leggerezza strutturale: resine vinilestere applicate tramite infusione sottovuoto, tessuti multiassiali e rinforzi in carbonio nei punti di maggiore stress torsionale. Il risultato è uno scafo rigido come un monolite, ma incredibilmente leggero.
Ma il pezzo forte è l’opera viva firmata da Adam Younger. Parliamo di una carena a V profonda evoluta, dotata di un sofisticato sistema a doppio step ventilato (Twin Steps) e supportata da pattini di sostentamento longitudinali a geometria variabile.
I gradini idrodinamici introducono un flusso d'aria costante sotto la carena, creando un vero e proprio "effetto cuscinetto" che riduce la superficie bagnata e abbatte l'attrito viscoso dell'acqua. A questo si aggiunge la prua con design Anti-Dive, studiata per generare una spinta ascensionale immediata quando lo scafo incontra l'onda secca, azzerando il rischio di ingavonamento.
Scheda Tecnica della configurazione utilizzata per la prova
Dimensioni e Pesi
Lunghezza F.T.: 7,95 m
Larghezza F.T. (Baglio): 2,55 m (Perfettamente carrellabile a tubolari sgonfi)
Peso a secco (senza motore): 980 Kg
Diametro Tubolari: 48 / 38 cm
Materiale Tubolari: ORCA Hypalon 1670 DTEX
Serbatoio Carburante: 280 lt
Serbatoio Acqua: 50 lt
Motorizzazione della prova
Numero di Motori: 1 Fuoribordo
Modello: Mercury Verado 300 V8 (4.6 Litri)
Potenza: 300 Hp
Elica: Mercury Enertia Eco 21"
Abitabilità e Certificazione
Portata persone: 8
Classificazione CE: Cat. B (Offshore)
La prova in mare: L’Arte di Volare a Filo d'Acqua
Mare mosso da vento termico, onda corta e fastidiosa di circa 60 centimetri: il tipico scenario che mette in crisi gli scafi leggeri da otto metri. Mettiamo in moto il Mercury Verado 300 V8. Al minimo, il motore è un sussurro tecnologico, ma basta accennare lo spostamento della manetta elettronica DTS per percepire la riserva di coppia del blocco da 4.6 litri.
Affondiamo la manetta senza esitazioni. Il Saita 26 risponde con la reattività di una moto da pista. Grazie ai doppi step che iniziano immediatamente a ventilare l'opera viva, il passaggio dallo stato di quiete alla planata avviene in un battito di ciglia: solo 2,8 secondi e la barca è piatta sull'acqua a 11 nodi, senza che la prua si sia sollevata di un solo grado.
La progressione è esaltante. A 3500 giri lo scafo esprime la sua andatura di crociera ideale: viaggiamo a 33 nodi con un consumo combinato che si attesta sui 30 litri/ora. Significa navigare con un rendimento straordinario di oltre un miglio per litro, un valore eccezionale che sottolinea l'efficienza idrodinamica del binomio carena-motore.
"Ciò che impressiona sul Saita 26 non è la velocità in sé, ma il modo in che la mantiene. Incrociando le onde di scia di un grande traghetto a oltre 40 nodi, lo scafo non sbatte mai. Atterra con una morbidezza gommosa, quasi vellutata, mentre i deflettori laterali scaricano lateralmente i flussi, mantenendo il parabrezza e la coperta totalmente privi di salsedine."
Spingiamo i trim al +4% e portiamo la manetta a fine corsa. Il V8 Mercury urla la sua melodia e il Saita 26 si solleva sul suo cuscino d'aria, riducendo l'attrito a pochi decimetri quadrati di vetroresina. Il contanodi sale con una rapidità impressionante: 50, 55... fino a toccare una velocità massima di ben 59,4 nodi a 6000 giri/min. Anche a questa andatura da brivido, la stabilità direzionale è granitica; non c'è traccia di porpoising (delfinamento) o di instabilità laterale. Provando una virata stretta a 45 nodi, il doppio chine morde l'acqua costringendo il battello a un'inclinazione progressiva e prevedibile, uscendo dalla curva senza perdere un solo giro motore. Un'esperienza di puro godimento dinamico.
Tabella Consumi (rilevati durante la prova con Mercury Verado 300 V8)
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