U Dragun a Venezia: presentata la spedizione Aquileia–Venezia 2026
Al Galata Museo del Mare la presentazione della traversata e della partecipazione alla Regata Storica del 6 settembre
Al Galata Museo del Mare la presentazione della traversata e della partecipazione alla Regata Storica del 6 settembre
Il 18 luglio il Galata Museo del Mare ha ospitato la presentazione della nuova spedizione remiera di U Dragun: da fine agosto la barca percorrerà la Litoranea Veneta da Aquileia a Venezia con tappe a Grado, Marano Lagunare, Caorle e Jesolo, per concludere il 6 settembre con la sesta partecipazione alla Regata Storica. L'iniziativa celebra il cinquantesimo anniversario della prima traversata Pavia–Venezia del 1976 e comprende proiezioni, libro e racconti degli uomini di bordo.
Alle 11 del mattino la prua di U Dragun era visibile nella Darsena di Genova: la barca ormeggiata di fronte al Galata Museo del Mare, il legno lucido, i remi appoggiati sul fasciame e quell'odore di salmastro che entra subito nelle narici quando si avvicina una imbarcazione storica. L'immagine, nitida e concreta, ha fatto da apripista alla presentazione pubblica della spedizione remiera Aquileia–Venezia 2026, con partenza tra fine agosto e i primi di settembre e arrivo previsto per la Regata Storica di Venezia del 6 settembre 2026.
Il museo ha messo a disposizione il molo e la sala, ma l'evento è stato soprattutto uno scambio: persone che raccontano rotte, remi che hanno tagliato acque diverse e materiali che testimoniano pratiche di bordo. Tra il rumore distante delle gru e il chiacchierio del pubblico, ogni dettaglio della barca ha catturato sguardi e domande.
Varato a Camogli il 1° maggio 1969 per volontà di Ido Battistone, U Dragun non è una replica né un pezzo di vetrina: è una nave che continua a lavorare. Nel corso degli anni è stato trasformato per mantenere la possibilità di navigare, ma sempre nel rispetto dei materiali e degli equipaggiamenti tradizionali. La lista delle spedizioni a bordo è lunga: uscite costiere, traversate interne, manifestazioni all'estero. Ogni intervento di manutenzione è documentato da mani che conoscono il legno e sanno dove intervenire senza alterare l'identità dell'imbarcazione.
Durante la presentazione il pubblico ha potuto avvicinarsi al timone, tastare i raccordi della chiglia e osservare le fiancate segnate dall'uso. Sono gesti che restituiscono una percezione immediata: il Dragun dà l'idea di essere pronto per salpare, non per occupare una bacheca. Questa operatività si vede negli accorgimenti minimi — una mano di olio locale, un rinforzo sulla sartia — e nella composizione dell'equipaggio, dove l'esperienza si mescola con la volontà di trasmettere competenze ai più giovani.
La traversata Aquileia–Venezia è pensata come percorso storico e culturale lungo la Litoranea Veneta, con soste previste a Grado, Marano Lagunare, Caorle e Jesolo. Non si tratta solo di coprire miglia: ogni tappa è organizzata per creare incontro con le comunità locali, per mostrare le tecniche della voga e per aprire la barca alle visite. Al centro delle spiegazioni pubbliche c'è la volontà di far dialogare la tradizione remiera ligure con le pratiche nautiche delle lagune, mettendo in rilievo somiglianze e differenze nelle tecniche e nei materiali.
Ad illustrare tempi di navigazione, logistica di approdo e ruoli dell'equipaggio è stato il capobarca Andrea Costa. Ha spiegato come verranno gestite le giornate in mare, la distribuzione dei compiti a bordo e le procedure per affrontare i passaggi più tecnici in acque interne e nel tratto lagunare. La pianificazione quotidiana varia in funzione delle condizioni, ma l'impostazione resta chiara: salvaguardare la sicurezza e permettere incontri pubblici organizzati a terra.
La partecipazione alla Regata Storica del 6 settembre è posta come momento di arrivo e, insieme, come scena pubblica della traversata. La presenza del Dragun nel corteo è l'esito di un itinerario che vuole raccontare rotte e relazioni portuali spesso trascurate dalla narrazione tradizionale della voga veneta.
Il 2026 segna il cinquantesimo anniversario della prima grande spedizione del 1976: allora il Dragun percorse la rotta Pavia–Venezia lungo il Po e ottenne la prima partecipazione alla Regata Storica come una delle rare imbarcazioni non venete ammesse al corteo. Nel pomeriggio è stato proiettato un corto con immagini dell'impresa del 1976 e una selezione delle spedizioni successive, una cronologia visiva che ha restituito volti, luoghi e momenti di fatica e festa.
Il volume Pavia-Venezia 1976 – La prima spedizione remiera del Dragun di Camogli, curato dal socio e rematore Ettore Reati, riunisce diario di bordo, ritagli di stampa e fotografie d'epoca. Il libro non è un saggio accademico: è piuttosto un archivio di bordo che mette insieme appunti, mappe segnate a mano e immagini che raccontano la logistica di allora e la dimensione umana della traversata. Sfogliarlo è come seguire la traccia lasciata da remi successivi nel fango dei porti e nelle acque lente del Po.

Ad aprire l'incontro è stato il presidente del Gruppo U Dragun, GianFranco Merello, che ha raccontato le motivazioni originarie della costruzione dell'imbarcazione e le ragioni che hanno tenuto vivo il progetto per decenni. L'intervento di Davide Oneto ha ricostruito il ruolo della Repubblica di Venezia nella genesi della Regata Storica e le motivazioni storiche che hanno giustificato l'inclusione del Dragun in un corteo dove la provenienza geografica ha spesso contato.
Il programma operativo illustrato dal capobarca include rotte giornaliere calibrate sulle condizioni meteorologiche e una logistica predisposta per consentire sbarco e visite in ogni tappa: l'attenzione è rivolta tanto alla sicurezza quanto alla capacità di rendere visibile la spedizione alle comunità e agli appassionati. Gli aspetti operativi — materiali di bordo, equipaggi, punti di appoggio — sono stati descritti con dettagli concreti, senza enfasi retorica: un piano di lavoro che dovrà adattarsi ai fatti del mare.
Il Galata ha ceduto spazi e platea per raccontare l'itinerario: la scelta di presentare l'imbarcazione in Darsena e di abbinarvi proiezioni e documenti collega il patrimonio tangibile della barca alla memoria collettiva. È un modo pratico per tenere insieme conservazione, narrazione e pratica marinaresca.
La giornata si è chiusa con la definizione del calendario e degli ultimi dettagli organizzativi. Restano in primo piano le questioni tecniche: come affrontare le varianti di rotta richieste dalle condizioni meteo e come gestire i passaggi più critici della Litoranea Veneta. Questioni che decideranno tempi e modalità dell'arrivo a Venezia.
Il raffronto storico è netto: nel 1976 il Dragun coprì oltre 500 chilometri fino a Venezia partendo dal Po; oggi la traversata si svolge su rotte costiere e lagunari diverse, ma la misura della sfida rimane quella di mettere in dialogo tradizione e navigazione attiva.
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