The Ocean Race Atlantic: una transatlantica che ha ridotto a 27 minuti il margine tra i leader
Da New York a Lorient la regata ha mescolato sopravvivenza, tattica e debutti tecnici a cinque mesi dall'uscita ufficiale per The Ocean Race 2027
Da New York a Lorient la regata ha mescolato sopravvivenza, tattica e debutti tecnici a cinque mesi dall'uscita ufficiale per The Ocean Race 2027
La prima edizione di The Ocean Race Atlantic ha portato sei IMOCA da New York a Lorient con un finale deciso in soli 27 minuti tra le prime quattro barche. La prova ha messo alla prova equipaggi e apparati: blackout elettronici, danneggiamenti ai foil, rande strapparate e una sequenza di condizioni meteo che ha richiesto 48 ore al limite. United by the Ocean ha vinto; Team Francesca Clapcich ha trionfato nella Racing for the Ocean Teams Challenge. L'evento anticipa scenari e interrogativi per la partenza di The Ocean Race intorno al mondo del 17 gennaio 2027.
Contraddizione in apparenza: una regata transatlantica che termina in meno di dieci giorni e decide la vittoria con 27 minuti di margine. È la fotografia sintetica di The Ocean Race Atlantic, da New York a Lorient, che ha condensato in pochi giorni la fatica oceanica, errori tecnici e scelte tattiche decisive.
La contraddizione trova spiegazione appena usciti dal porto. La partenza, di fronte allo skyline di Manhattan, aveva il sapore di una festa urbana: la Statua della Libertà a sinistra, il ponte di Verrazzano sullo sfondo, poi la flotta che è filata via verso sud prima di impostare la rotta atlantica. Per proteggere la megafauna è stata scelta una linea di partenza virtuale più lontana dalla costa — e quel sipario metropolitano è durato il tempo di qualche foto. Subito dopo, la regata ha trovato il mare aperto e una successione di sistemi meteorologici che ha trasformato la competizione in un test di resistenza e gestione rapida delle emergenze.
Sul piano agonistico la flotta di sei IMOCA è rimasta compatta nelle fasi iniziali. La Corrente del Golfo e raffiche vicine ai 20 nodi hanno aiutato le barche a tenere un passo elevato, ma non sono mancate le sorprese: quando un nuovo fronte è arrivato da nord, il vento si è intensificato e il mare si è mosso pesantemente. A bordo è cominciata una sequenza di piccoli e grandi problemi: blackout elettronici su DMG MORI Global One, difficoltà all'avvolgifiocco di MSIG Europe, perdita di zavorra e impatto al foil per Embrace the Challenge, randa parzialmente strappata su uno dei leader. Ogni intervento diventava un insieme di priorità: riparare abbastanza per continuare, senza compromettere la struttura della barca.
Le immagini dal pontile di Lorient restituivano un racconto diverso da quello delle classifiche: equipaggi esausti, mani segnate dal sale, sguardi tagliati dal sonno. Nelle pose si leggeva la fatica e, insieme, una soddisfazione netta. Le prime barche al traguardo appartenevano a due generazioni di IMOCA: i progetti più datati hanno mostrato robustezza in condizioni estreme, mentre i modelli recenti hanno espresso migliori accelerazioni e spunto nei tratti brevi.
Il momento decisivo è stato concentrato in circa 48 ore, quando comunicazioni tecniche e scelte di rotta si sono fatte stringenti. Il vento è salito, il mare si è incrociato e le manovre sono diventate rischiose: caschi sempre indossati, moschettoni agganciati, movimenti al minimo indispensabile. Dormire era un lusso misurato in decine di minuti, le conversazioni si riducevano a comandi essenziali e diagnosi veloci. Ogni volta che una riparazione teneva, si partiva di nuovo; ogni volta che qualcosa cedeva, il tempo perso pesava sul risultato.
Quando il peggio è passato, la regata ha cambiato ritmo. Un sistema anticiclonico si è stabilito davanti alla flotta, rallentando i leader e creando un nuovo equilibrio: Team Malizia ha preferito una posizione più a nord, United by the Ocean e 11th Hour Racing hanno mantenuto il centro, DMG MORI Global One si è infilato più a sud. Le distanze si sono progressivamente ridotte — da 50 miglia lunedì a meno di dieci con poche miglia dall'arrivo — e la tensione è rimasta alta fino alla fine. In quelle ore finali ogni rotazione del vento, ogni scelta di bordo e la rapidità di una piccola riparazione hanno cambiato le carte in tavola.

Il traguardo ha sorriso a United by the Ocean con skipper Paul Meilhat. Il margine ridotto, però, mostra quanto i risultati possano oscillare in funzione di dettagli minimi: venti che ruotano di qualche grado, una scelta tattica a breve termine, una manutenzione risolutiva eseguita in velocità. Ventisette minuti di distacco tra le prime quattro barche raccontano una competizione ancora molto equilibrata e ricca di variabili.
Accanto al confronto diretto in mare, la manifestazione ha giocato anche sul fronte dell'innovazione di formato e contenuti. Per la prima volta una IMOCA è scesa in acqua con equipaggi interamente misti; è stato introdotto il "Super Sprint", uno sprint quotidiano di 20 minuti pensato per premiare la barca più veloce nella finestra breve; sono stati messi in onda i Daily OnBoard Live Show con streaming continuo dalle telecamere di bordo. Nei Super Sprint si sono fatti notare gli ultimi modelli di IMOCA, mentre Team Malizia ha raccolto più vittorie giornaliere, mettendo in evidenza capacità di spunto nelle fasi ad alta intensità.

Un altro capitolo della regata è stato quello ambientale: la Racing for the Ocean Teams Challenge ha messo in primo piano misurazione e pratiche operative, con la vittoria di Team Francesca Clapcich powered by 11th Hour Racing. I team hanno portato in porto dati, progetti di monitoraggio e procedure che diventeranno parte dell'agenda operativa nelle prossime settimane.
La prova di settembre si trasforma in una sorta di laboratorio operativo in vista della partenza ufficiale di The Ocean Race around the world fissata per il 17 gennaio 2027 da Alicante. I problemi riscontrati — danni ai foil, blackout elettrici, sofferenze alle sartie, gestione della zavorra — sono segnali concreti per i team che devono decidere priorità di refit, test e set-up. Nelle prossime settimane il lavoro sarà pratico: prove a terra, verifiche strutturali e correzioni mirate che non possono più essere rimandate.
Resta aperto un nodo tecnico e tattico insieme: le nuove generazioni di IMOCA hanno mostrato accelerazioni e guizzi nei tratti brevi, mentre i modelli consolidati hanno tenuto meglio nelle condizioni pesanti della transatlantica. La discussione su quali scelte progettuali privilegiare — velocità pura o resilienza in mare lungo — non si chiude con questo arrivo, ma sarà alimentata da dati e sensazioni raccolte durante la race week.

Sul fronte elettronico, la sfida è pratica: intervenire sui sistemi di controllo dei foil e sulle architetture elettriche per ridurre il rischio di blackout e impatti, senza penalizzare i picchi di velocità. Le scelte dovranno essere precise: componenti testati, procedure d'emergenza rafforzate e qualche compromesso operativo accettato in nome della continuità di navigazione.
La regata si era aperta con una scena teatralmente urbana e termina richiamando la stessa immagine: partenza da New York, arrivo di fatica a Lorient. Ma la festa nei pontili è, in realtà, l'inizio di una fase di lavoro intensa. Tra cinque mesi le stesse barche e gli stessi equipaggi torneranno a confrontarsi su rotte ancora più lunghe e su decisioni prese in queste settimane. La storia resta in corso: resta da vedere quale combinazione di soluzioni tecniche e scelte tattiche saprà trasformare questi apprendimenti in vantaggio attorno al mondo.
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