Motonautica: Campionato del Mondo Offshore a Rodi Garganico
Dieci catamarani in Classe 3D, monomarca Mercury 250 hp e tre giorni di gare sul circuito di 6 miglia davanti al porto
Dieci catamarani in Classe 3D, monomarca Mercury 250 hp e tre giorni di gare sul circuito di 6 miglia davanti al porto
Da giovedì 18 giugno Rodi Garganico ospita il Campionato del Mondo Offshore – Categoria 3D con dieci catamarani da sei nazioni. Regolamento monomarca: due fuoribordo Mercury 4 tempi da 250 cavalli per imbarcazione. Gare dal 18 al 20 giugno, finale domenica alle 11:30 in diretta streaming sui canali ufficiali della Federazione Italiana Motonautica.
Motonautica e spettacolo si incontrano a poche decine di metri dalla riva: da giovedì 18 giugno Rodi Garganico ospita il Campionato del Mondo Offshore – Categoria 3D, con dieci catamarani schierati e piloti provenienti da sei nazioni. Più che un numero, la entry list disegna la posta in gioco: si gareggia su motorizzazioni omologate in configurazione monomarca, e questo sposta la sfida dal motore al pilota, al set-up, alla strategia in gara.
Le prove libere aprono il programma venerdì mattina; il pomeriggio accende la prima vera bagarre con Gara 1 sul tracciato di 6 miglia che corre davanti al Porto Turistico di Rodi Garganico. Il percorso è semplice da immaginare ma difficile da interpretare: partenze ravvicinate parallele alle spiagge, allunghi verso le Isole Tremiti e ritorno nel cancelletto posto davanti alla torre di controllo del porto. L’azione si svolge a due livelli, alternando manovre serrate vicino alla costa e fasi piene verso il largo.
Il promontorio di Rodi Garganico funziona come un anfiteatro naturale. Spettatori in banchina e lungo la costa vedono da vicino le operazioni di pre-partenza, i piloti che montano gli strumenti e le barche che passano a tutta velocità. La combinazione tra visibilità per il pubblico e complessità tecnica del campo di gara non è banale: qui si misurano accelerazione, controllo sulle onde create dalla risacca e capacità di tenere un passo alto quando gli scafi rientrano in un tratto stretto.
La stagione 2026 della Classe 3D arriva con una novità tecnica netta: tutte le imbarcazioni adotteranno due motori fuoribordo Mercury quattro tempi da 250 cavalli ciascuno, in configurazione monomarca. È una scelta che riduce le variabili meccaniche e amplifica il confronto umano: le differenze si vedranno negli assetti, nelle scelte di peso a bordo, nella gestione della coppia in accelerazione e nella capacità di leggere il mare durante la frazione verso le Tremiti.
Il riferimento da battere è la D20 Blu Banca di Serafino Barlesi, con lo svedese Joakim Kumlin a difendere il titolo conquistato nel 2025. Non è solo questione di risultati: è l’esperienza di un team che ha imparato a convivere con la pressione di una stagione iridata. Gli avversari dovranno calcolare questo fattore nelle fasi di partenza e nelle manovre di contatto in prossimità delle boe.
Accende curiosità la presenza di Giampaolo Montavoci, veterano della Classe 1, che schiera la D6 con il belga Francis Notschaele. Montavoci porta in campo risorse e una struttura capace di allineare quattro scafi: Foresti & Suardi, Tessilmare, Besenzoni e Houses Technology. Multiplied entries come with varied approaches: alcuni cercheranno la massima velocità pura, altri punteranno su stabilità e gestione del passo sulle onde corte.
Tra i ritorni spicca Roberto Lopiano, che rientra dopo una pausa e si ripresenta al timone della D17 con Leopoldo Assi e Fernando De Mitri. Equipaggi di quel tipo hanno il pregio di complicare i calcoli in qualifica: portano esperienza nelle manovre ravvicinate e possono sovvertire la logica delle posizioni in acqua.
Gli schieramenti nordici non mancano: gli svedesi Frederik Groth Fyrö e Filip Eriksson sulla D5, i finlandesi con la D101 di Markus Johnsson e Jussy Myllymäki, i norvegesi Erik Sundbland e André Strand a bordo della D55. Squadre così rodate sanno leggere i tratti di mare freddi e lisci: a Rodi dovranno invece adattare assetti e scelte di step a onde corte e raffiche costiere.
La pattuglia italiana è nutrita e affilata. Oltre alla D20 e alle imbarcazioni Montavoci, la D8 con Fabio Magnani e Lorenzo Prosperi si presenta con ambizioni di vertice; la D10 del Team Bacchi – Gas Beton Sabbie di Parma, con Giovanni Carpitella e Andrea Bacchi, porta esperienza e un passato di duelli serrati che spesso hanno deciso podi e titoli.
Chiude il quadro la formazione francese con la D96 di François Pinelli, Saul Bubacco e Davide Ficotto, che completa uno schieramento internazionale equilibrato. L’uniformità dei propulsori lascia presagire manche con margini ridotti: gli scarti tra le posizioni utili saranno spesso minimi, determinati da dettagli che in passato hanno fatto la differenza.
Il calendario conta tre giornate di regate e si chiude domenica alle 11.30. La giornata finale andrà in diretta streaming sui canali ufficiali della Federazione Italiana Motonautica e sulla pagina Facebook del Porto Turistico di Rodi Garganico, con inquadrature ravvicinate delle partenze, delle fasi di lotta sulle boe e degli allunghi verso le Tremiti. Per chi segue da casa sarà possibile cogliere i dettagli di assetto e le scelte meccaniche che, ormai, contano quanto la mano del pilota.
Per i tecnici il valore della manifestazione è pratico e immediato: con motori identici, la differenza si costruisce su settaggi di assetto, distribuzione dei pesi, scelte di chiglia e step, oltre alla capacità di leggere la curva di accelerazione e la risposta in transizione. I team più attrezzati sfrutteranno telemetria e prove ripetute per cercare quel compromesso che bilancia velocità massima e controllo nelle onde create dal moto ondoso costiero.
Rodi Garganico non è solo cornice; è banco di prova per la stagione 2026 della Classe 3D. Pubblico vicino alle operazioni in banchina, un campo di gara tecnico e condizioni meteo che spesso impongono scelte repentine: tutti elementi che metteranno alla prova la capacità di adattamento di equipaggi e staff.
Le gare promettono tre giorni di velocità, tattica e contatto ravvicinato tra scafi che, condividendo la stessa motorizzazione, consegnano al pilota e al team la responsabilità ultima delle prestazioni. A chi conosce il giro basterà una sigla per riassumere l’evento: FIM.
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